di Donata Bonometti
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NOI COSÌ

IL PRIMO LIGURE CHE DORME SOTTO UN ALBERO

testo di Anselma Lovens Per il giorno dedicato ai defunti anche in Liguria esistono antiche tradizioni, celebrate in diverse forme a seconda delle località, da piccole consuetudini a veri e propri riti. Un testo interessante dove scoprire le consuetudini per la ricorrenza del 2 novembre, e non solo, è “Il cerchio del tempo” nel quale l’antropologo Paolo Giardelli ha raccolto i suoi studi sulle tradizioni piu antiche e spesso sconosciute della Liguria. Vi racconta come anticamente si usasse, e per alcuni ancora oggi, lasciare le finestre aperte per favorire la visita dei defunti e accendere lumi, in particolare nella zona di Monterosso, per permettere ai propri cari di ritrovare la strada d

"I PRIMI A MORIRE DI AMIANTO FURONO I GATTI"

Questo post assembla riflessioni di miei colleghi de Il Secolo XIX che hanno lavorato, per anni con appassionata professionalità, sul tema delle morti sul lavoro, in porto soprattutto, a causa dell'amianto. Ora le loro inchieste sono confluite in un libro. MARCO GRASSO "C'è chi ricorda ancora che i primi a morire furono i gatti. Colonie di randagi che entravano negli stabilimenti d'inverno, in cerca di caldo, cibo e affetto. Gli operai li nutrivano, loro si facevano le unghie su quei trapuntini, usati in quasi tutte le lavorazioni, su cui tanti si sedevano nelle pause o poggiavano il pranzo. Dopo qualche tempo i gatti cominciarono a perdere il pelo, avevano gli occhi cisposi, finché li ritr

"SAN BENEDETTO NON SI TOCCA"

testo di Donata Bonometti La Comunità non perderà la sua casa nè la sua identità. Due volte oggi lo ha dichiarato, davanti all'altare, il cardinale Angelo Bagnasco che ha celebrato, insieme ad altri dieci sacerdoti, i funerali di don Federico Rebora, il parroco di San Benedetto da cinquant'anni. La chiesa gremita, per abbracciare don Fede, ma anche forse per capire dalle parole del massimo esponente della chiesa genovese, che cosa sarebbe stato il destino di San Benedetto, privato prima da don Andrea Gallo, e quindi dall'anziano parroco. Perchè il timore di un sovvertimento, di uno svuotamento, aleggiava da quando don Rebora, molto malato, cominciava a spegnersi. Invece il cardinale Angelo

COME TUO FIGLIO MA NON LO E'

testo di Donata Bonometti Avere in affido un bambino vuol dire aprirgli tutte le stanze della propria casa e ancor prima del cuore, senza trasformarlo nel proprio figlio. Vestirlo, ascoltarlo, tirargli due urla o accarezzarlo con altrettanto gioioso rumore. Raccoglierne le paturnie, le provocazioni, le non-voglie senza avvertire tutto ciò come un fallimento personale. Crescerlo con costante impegno sapendo che seguirà un distacco. Consegnargli qualche ideale, qualche valore, che a casa sua magari non ha mai intercettato, case dove spesso si aggirano vari tipi di povertà. Insomma restituirlo alla sua famiglia d'origine, se mai fosse in grado di riaccoglierlo, con una idea meno confusa di un

FAI LA COSA GIUSTA NEL CASTELLO

testo di Andrea Barsanti Dopo “il mito dell’architettura moderna” affrontato gli scorsi 24 e 25 marzo, i volontari del Fai - Fondo Ambiente Italiano - sono pronti ad accompagnare nuovamente migliaia di curiosi alla scoperta delle bellezze del nostro paese con la Giornata d’Autunno. L’appuntamento, rigorosamente gratuito e a offerta libera (il contributo suggerito è di 3 euro), è per domenica 14 ottobre, una giornata che i volontari del Fai Giovani Genova hanno deciso di dedicare alle“Meraviglie del Genovesato”, con un itinerario storico-artistico che si snoda tra San Cipriano e Serra Riccò. Le giornate Fai d’autunno si spostano dunque dalla città all’entroterra, anche alla luce del momento

UNA "SUPERBA" FOCACCIA SOTTO IL MORANDI

testo di Donata Bonometti Ha cominciato lui, il volontario della focaccia. Con la sua auto raccoglieva ogni mattina, da una decina di forni amici, vassoi di focaccia per rifocillare chi lavorava tra le macerie, tra i dispersi, tra le lamiere delle auto schiantate al suolo. Una squadra senza sosta, di vigili, poliziotti, finanzieri e carabinieri, e tra loro anche numerosi volontari. Quelli della Protezione Civile, che tra l'altro sfornavano in quei giorni duemila pasti. E organizzavano gruppi anti sciacallaggio contro chi saccheggiava gli appartamenti abbandonati in fretta e furia. E ancora i volontari delle ambulanze. E pure un drappello di psicologi che reggeva lo smarrimento e il dolore

SE IL TELEFONO E' UN AMICO VERO

testo di Donata Bonometti Prima di farlo, chiama. Prima di farti inghiottire dalla disperazione, telefona. Ma se hai la forza di alzare il telefono significa che vuoi comunque rifuggire l'isolamento, passo precedente ad una scelta fatale. Significa che vuoi essere ascoltato ed ascoltare. Dall'altra parte del filo, un volontario. Che dà la sua disponibilità di ascolto per tre o quattro ore di seguito, per almeno tre volte al mese. Nonostante la specificità non comune di questo servizio,"Telefono amico" resiste. Davanti all'onda d'urto di una richiesta d'aiuto sempre piu incalzante, questa associazione di volontariato, per non lasciare vuoti pericolosi, ha messo in rete i vari centri italiani

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