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"RIFUGIATI" IN CASA NOSTRA

 

 

testo di Donata Bonometti

In tempi di razzismo urlato e di navi respinte, ci sono case (genovesi e non) che invece aprono porte, finestre e stanze, preparano letti,  profumano le cucine di ricette, per ospitare al meglio persone straniere. Saikou ha vissuto sei  mesi con Stefania una coraggiosa donna genovese che non solo gli ha offerto una casa e la simpatia umana, ma é riuscita a sensibilizzare anche il quartiere. Infatti Saikou inizierà a occuparsi di pulizia e manutenzione del verde  di alcuni condomini della zona e dei giardinetti di alcuni vicini. A precedere Stefania in questa operazione eccellente di Rifugiati in Casa era stata una giovane coppia di Campomorone con una bimba neonata che ha ospitato un ragazzo africano. Vedere la foto della piccolina fra le braccia robuste di lui è un manifesto dell'integrazione!.Eche dire di Clementina, insegnante con una figlia di 12 anni, che ha preso con sè Jane, 19 anni nigeriana, riuscita a scappare dalla strada e dallo sfruttamento della prostituzione? Samuel 18 anni, rifugiato dal Ghana, sta in una famiglia allargata di Torino dove Marta è la donna-madre. E Madou fa il servizio civile alla Morra vicino a Cuneo ma la sera torna nella sua casa, con Michela, Giuse e tre figlioletti. E le due donne anziane, forse amiche forse parenti, che hanno introdotto nella loro convivenza Vivian con due bambini? Tutto benissimo dicono, solo un po di problemi reciproci ad adattarsi al cibo... E infine la pensionata catanese di 85 anni che è diventata per un po di mesi la nonna di un giovanotto del Gambia. Storie.  Da tutta Italia. Con fotografie che parlano da sole. Le trovate sul sito di Refugees Welcome Italia. 

Noi abbiamo conosciuto il gruppo genovese, una quindicina di iscritti in tutto, operatori volontari.  L’apertura al mondo dell’immigrazione, affidata a una formula nuova, efficace nella sua originalità, si deve a questa squadra dove ci sono professionisti e studenti, prevalentemente. Se li cercate sui social vi imbattete in ragazzi. Consapevoli, preparati. E  francamente ci sentiamo in buone mani, considerando l’innovazione e l’entusiasmo che portano con sé. Si tratta, in sintesi, della creazione di una piattaforma on line dove si organizza l’incontro fra un rifugiato e una famiglia disponibile ad accoglierlo. Ma anche tra un italiano bisognoso e una famiglia. Famiglie di ogni tipo si intende, dal single, al gruppo di amici, ai genitori con figli, siano essi etero e non, al pensionato, alla vedova. Non è solo accoglienza: è ospitalità domestica. E per almeno sei mesi. Sulla piattaforma si iscrivono da una parte chi cerca dall’altra chi si propone. E i volontari si pongono come supporto perché questo incontro vada a buon fine dopo aver seguito tutte le fasi di esplorazione, un percorso di avvicinamento che porta a quel che loro chiamano l’abbinamento..

L’associazione  Refugees Welcome Italia, nasce in Germania qualche anno fa quando un gruppo di ragazzi che abitavano insieme decisero di accogliere un siriano in fuga dalla guerra. Dall’Italia scatta la voglia di emulare questa esperienza e nel giro di breve si diffonde in 20 città, 11 regioni, grazie a cento attivisti:  si realizza così una sessantina di convivenze. Per ora non grandi numeri ma storie confortanti da ogni parte d’Italia, come quelle che vi abbiamo appenna accennato. L’associazione da alcuni mesi ha messo radici anche a Genova. E anche a Genova giovani uomini e donne mettono a disposizione il loro tempo libero per lavorare alla buona riuscita dell incontro, affiancando le famiglie da una parte il rifugiato dall’altro. Una sorta di mediazione culturale anche perché il percorso burocratico è complicato soprattutto in Italia  e questo supporto dell’associazione diventa sostanziale.

A Genova sono già oltre dieci le famiglie che si sono iscritte per diventare famiglie allargate ad un rifugiato; ma anche di italiani in stato di bisogno. E' una disponibilità del tutto gratuita. Non si richiedono particolari competenze, né spazi esagerati (anche se la reciproca privacy va salvaguardata) e il risultato è intuibile: l’italiano conosce una nuova cultura aiutando una persona a costruire il suo futuro nel nostro paese. Non una cosa da poco. Per lo straniero rifugiato che dentro un centro di accoglienza, se troppo a lungo, puo sentirsi lo spaesato protagonista di una assistenza “spersonalizzata”  ecco invece l’intimità di un nucleo famigliare, dove potrà creare piu facilmente rapporti sociali, imparare la lingua, cercare un lavoro e ricominciare a studiare.

Precisano che  il passaggio dal Centro di Accoglienza è comunque necessario per espletare una serie di pratiche complicate nonchè importanti.  Per dotare di una sorta di autonomia il giovane prima di inserirlo in famiglia, per non appesantire la famiglia stessa.

Finalmente dopo tanto vagabondare l'associazione genovese ha una sede, è stata a sua volta ospitata dall'associazione La Staffetta di via Prè e sulla pagina facebook  e sul sito trovate tutti i riferimenti e le info necessarie. Sabato 23 giugno, dalle 15, all'istituto Don Bosco di Genova Sampierdarena, incontro sportivo solidale di squadre (l'iscrizione alle 15) tra ragazzi  ospiti le famiglie e attivisti dell'associazione. Un modo allegro per conoscersi e conoscerli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora i giovani di welcome Genova hanno una sede. In via Prè ospiti della associazione La Staffetta

La pagina su facebook di Refugess Welcome vi darà tutte le info necessarie. Ma se volete conoscerli da vicino sabato

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