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PIOGGIA, VENTO E SOLE: AMICI VERI

 

 

testo di Enrico Parodi

“Ma chi te lo fa fare?” mi scrive il vecchio compagno di banco del liceo,anche lui non lontano dalla  settantina,quando mi vede su facebook in bici,sulla neve con ciaspole o con sci da fondo o mentre vado scarpinando su qualche sentiero alpino.

Per lui niente di meglio,dopo la pensione,che uno scopone al bar con gli amici,qualche bicchiere di bianco(quanti me ne ha fatti buttar giù nell’ultimo mezzo secolo!)  sempre con la sigaretta in bocca.

Il disgraziato beve,fuma,mangia come un porcello(sa cucinare bene,lo ammetto),non ingrassa e sta benissimo. E come se la ride quando mi trova acciaccato per una botta rimediata sulla neve,per una storta presa camminando,per un raffreddore tenace al ritorno da un viaggio piovoso in bicicletta!

Gli voglio un gran bene ma non potrei fare la sua vita nemmeno se mi legassero.

 

Ho bisogno dell’aria ,dei colori,del vento ,del sole,della pioggia,della neve.

E li devo “vivere” nei diversi modi possibili.

Devo sentire, non importa se a piedi,in bici o sugli sci da fondo,la fatica,il cuore in gola nella salita che sembra non finire,il vento che comincia ad accarezzarmi la faccia quando il colle si fa vicino,il piacere della discesa. Ma anche l’ansia per il temporale che arriva(sono un fifone)la pioggia che batte sulla mantella,il sole che qualche volta quasi ubriaca e poi gli odori,soprattutto gli odori cosi’ diversi quando scollini passando da una valle all’altra,cosi’ diversi nel susseguirsi delle stagioni. 

 

In macchina puoi percepire gli odori? Come puoi avvertire quello inconfondibile che precede l’inizio del temporale? E soprattutto quello stupendo  che sale dalla terra bagnata appena ha smesso di piovere e tu in bici lo respiri ,meglio se in discesa,stando attento a non scivolare nei tornanti ancora viscidi?

 

E  che cosa può valere contemplare  le stelle da un rifugio in quota la sera?  E il freddo pungente dell’alba  che ti fa vivere l’attesa del sole se il cielo è limpido o aspettare il dissolversi della nebbia che schiuderà lo spettacolo delle montagne?

 

Non sono mai stato un alpinista. Solo un buon escursionista e un pedalatore tenace. Per le limitate doti fisiche e le modeste capacità tecniche  non ho coltivato alcuna ambizione di “conquiste”…Solo un po’ di vie normali sulle Alpi(le più facili,quando i ghiacciai erano molto meno insidiosi di oggi)qualche Alta via dolomitica,tanto appennino ligure,tante strade ,tanti colli in tutte le stagioni.

 

Ma un’ambizione devo confessarla. Quella di riuscire a riconoscere un territorio “a vista”.

Uno dei piaceri più intensi che provo,arrivando sull’Antola o sul Tobbio (per citare  due “nostri” monti che godono nelle belle giornate di un panorama sterminato,dalle Alpi alla Corsica) è saper riconoscere tutto quello che vedo:non mi deve sfuggire il nome di una vetta,di una sella-o meglio di una “colla”-,di un paese,di un torrente. In questo esercizio mia sorella, compagna da una vita in mille avventure montagnine, è imbattibile. Appena arrivati in vetta facciamo la gara. Per lo più non c’è storia.Vince lei. Non è come giocare ad un quiz. E’-non esagero-una prova d’amore . Potresti non riconoscere i volti delle persone che ami? E allora come non riconoscere,non salutare con gioia,il Buio e l’Ebro,il Carmo e le Figne,il Reopasso e la cappelletta di San Fermo,l’Aiona e il Penna,la Val Brevenna incassata  e chiusa,la Borbera che si allarga a Cantalupo e si arcua per  stringersi  in una stretta gola dopo Pertuso,la Scrivia che si indovina lontano,la val Vobbia che nasconde in un’ansa  il suo splendido Castello della Pietra?E  poi i paesi,anche quelli piccolissimi, alcuni ormai abbandonati come Reneusi,deserto da più di cinquant’anni…

 

Lo stesso “gioco del riconoscimento”(ma per me è una forma di abbraccio) cerco di farlo in Valle d’Aosta o sulle Dolomiti.  Ma per poter riconoscere i luoghi devi averli frequentati a lungo,tanti colli devi averli saliti,tante strade devi averle “pedalate”. Ciascuno di essi deve nascondere per te un ricordo o un segreto. E nel guardarli da lontano devi desiderare di tornarci,o se ormai per l’età è impossibile ( mi capita guardando il Rosa o il Gran Paradiso,il Gran Zebrù e il Cevedale o l’Adamello…)devi accarezzarli con gli occhi ed essere grato che ti rimandino a momenti belli della vita,a pezzi indimenticabili della tua piccola storia.

 

E poi la gioia delle lunghe traversate in bici,con le borse che contengono il bagaglio.Un modo alternativo di viaggiare. Le splendide ciclopiste dell’Alto Adige ,dell’Austria e della Germania. L’Adige, il Brenta,l’Isarco,la Drava,la Rienza, il Danubio seguiti passo passo,accompagnati piano piano nella loro discesa(o risalita,se vuoi faticare un po’ di più).

 

O le traversate sugli sci da fondo,magari passando da rifugio a rifugio con lo zaino sulle spalle, lungo le mulattiere militari dell’Altopiano di Asiago,ora trasformate in piste stupende che attraversano boschi fitti e si aprono,come nella magica piana di Marcesina cantata da Mario Rigoni Stern,in uno spazio sterminato,di un bianco accecante a perdita d’occhio,sotto quell’Ortigara carico del ricordo struggente di tante vite spezzate, di tanto coraggio e di tanto dolore.

 

Questo mi regalano ancora gli anni della pensione e mi spingono ,come dice la Bibbia ,a “contare i giorni” perché sono preziosi e vanno vissuti con gratitudine. 

 PS Qui si introduce l'amministratore del Blog. Il professor Enrico Parodi, che ha insegnato per anni al liceo classico Colombo di Genova, esprime il suo star bene e fare del bene non solo in questo amoroso controllo del territorio. Suggerendo a tutti noi di imitarlo. Ma  quando scende dalla bicicletta e ritorna animale urbano ci regala, in conferenze su arte e letteratura in varie sedi cittadine e anche nella sua ex scuola, momenti di conoscenza che sono impagabili. Quindi grazie prof.con zaino ciaspole e divina commedia

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