PROVO A CANTARE SENZA VOCE

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testo di Donata Bonometti

Alle tre del pomeriggio di ogni giovedi arrivano il maestro e le due logopediste. Volontari per seguire un coro cosiddetto degli "afasici", cioè composto da persone che un ictus ha colpito nel linguaggio, nella lettura, nell' uso della voce. Nella clinica neurologica dell'ospedale San Martino di Genova si ritrovano in quaranta,:c'è una ragazza di poco più di trent'anni che deambula col carrellino e c'è il signore coi baffoni bianchi che intona "ma se ghe pensu"emozionandosi e saltando le parole. Tuttavia il maestro Sergio Micheli li esorta "dai coraggio, chi non ce la fa con le parole provi con il lalala che è comunque musica, anche il coro muto è musica..." Alla fine il suono, cosi come può, viene fuori da tutte le bocche e "Signore delle cime" cantato a cappella strappa la commozione.

"Tra di loro ci sono persone che facevano parte di cori di montagna e tutto ciò che c'era in loro, prima dell'ictus, in qualche modo rimane. E ritorna" raccontano i volontari.

Tra di loro c'è anche un uomo che "prima"è salito sull'Everest ed ora si entusiasma, vicino alla moglie, perchè riesce agevolmente a salire la scala delle note.

"E' un progetto rivolto a coloro che hanno già fatto un percorso riabilitativo e che intendono affrontare e migliorare i disagi emotivi che derivano dai propri vissuti di isolamento e depressione, conseguenze molto frequenti dell’ictus e dell’afasia. Patologia che ha un impatto devastante sulle attività della vita quotidiana, sulla partecipazione all’ambiente, sull’autonomia e quindi sulla qualità della vita delle persone colpite, dei loro familiari." dice Nicoletta Reale presidente nazionale dell' Associazione per la lotta all'Ictus Cerebrale (Alice) che è una associazione nazionale con 20 mila iscritti (500 a Genova). Non si è organizzato solo un coro, ma numerose attività fra cui conferenze, incontri di sostegno, lavori di ricerca., ultimo in ordine di tempo sarà proprio sulla osservazione del benessere derivato dalla musica, perché questa abitudine settimanale alle canzoni cantate così, con tanta forza,tanta convinzione, ha, a tutto diritto, un valore terapeutico. Anche Paola lo ha raccontato a Donna Moderna,settimanale che ha seguito il suo progresso dopo una ischemia devastante che l'aveva allontanata dalla parola. Il coro l'ha riavvicinata. E , che ha meno di 50 anni, è rientrata nella vita cantando. E torna dal coro ogni giovedi.

Mariti vicino alla moglie colpita, o viceversa, cantano reggendo lo stesso foglio con le parole di una canzone che sembra cucita sulla loro sofferenza"Una storia siamo noi...coi miei problemi e con i tuoi..sarà quel che sarà del nostro amore che sarà" e si passano l'un l'altro un coraggio da leoni.

Sabato 11 novembre alle 18,30 i coristi afasici si esibiranno nella chiesa di Santa Maria Di Castello a Genova in occasione di un recital musicale con altri cori e avranno l'onore di introdurre con la loro esibizione La Libera Cantoria Furlan. A Natale saranno sul palcoscenico del teatro von Pauer con canzoni in tema, in autunno hanno partecipato con una esibizione all'October Pest. Il repertorio preferito?. Gli anni Sessanta, i grandi classici come O soldato Innamorato, ma anche Tenco, perchè quest'anno, ricordano, era l'anniversario della morte.

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Per iscriversi al coro contattare la segreteria di Alice Liguria Onlus al numero 010 3537011 ,il coro si incontra ogni giovedi alle 15,30 alla clinica neurologica dell'ospedale San Martino

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