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QUANDO L'AMORE E' UN RISCHIO

 

testo di Donata Bonometti

Ventiquattro anni fa ,in questi giorni, moriva un  fraterno amico,  ucciso dall'Aids.

Si chiamava Stefano Marcoaldi,  aveva 41 anni,  era un giornalista del gruppo editoriale Rizzoli, un omosessuale dichiarato, e alla fine  della sua vita anche un uomo di spettacolo. Lui, così pudico, aristocratico nel profondo e nei modi, restio ad ogni esibizione, si era trovato catapultato sui  palcoscenici televisivi per propagandare una associazione, fra le altre, che si occupava di questa impressionante emergenza che era allora l'Aids.

Stefano , nella malattia,è diventato un uomo libero. Dalla paura di sembrare quel che non era,  dai pregiudizi e dai giudizi di amici e non, dal timore di  specchiarsi nella fragilità. Stefano  con la malattia è diventato un profondo altruista ed è morto, di una morte allora inesorabile, convinto che la vita associativa sia stata alla fine la sua salvezza, per non andarsene disperato.

Lui, che agli inizi della malattia mi scriveva terrorizzato, temendo che alla mensa dei giornalisti in Rizzoli non volessero piu sedersi vicino a lui, e quindi la viveva in modo così,ovviamente, concentrato su se stesso, nel giro di pochi mesi è diventato un epicentro di iniziative e organizzazioni, per sovvenzionare assistenza e ricerca sull'Aids. E' morto pochi mesi prima che trovassero la terapia  contro la malattia. Terapia pesante ma almeno salvavita.

Mi ricordo di averlo accompagnato, col pancione della mia avanzata gravidanza, seduta sul carro funebre,  tra i fiori gialli che lui aveva chiesto ad avvolgere il feretro, dopo una messa popolata di gente altolocata (in fondo era pur sempre un giornalista di Milano che si occupava di finanza) e di persone ai margini, particolarmente sconsolate. Perchè gli uni e gli altri avevano perso un riferimento.

Anche io avevo perso un riferimento. Era un amico autentico. Mi aveva regalato un orso di peluche con una maglietta con la scritta "Friends forever" dedicato a mio figlio che sarebbe nato qualche mese dopo e che porta, come secondo, il suo nome.

Stefano è morto nei giorni in cui si preparava la giornata mondiale dell'Aids, allora ai suoi esordi, e che si celebra ancora oggi il 1 dicembre. Uno dei ricordi vividi che ho di lui è una passeggiata in piazza Duomo  a Milano tra le coperte stese per terra che erano allora un simbolo della lotta alla malattia-epidemia.

Poco prima che morisse gli avevo promesso che avrei seguito la sua missione. Informare i giovani, e non, sulle malattie sessualmente trasmissibili. E così è stato diventando,io, per anni uno dei componenti della associazione fondata dai genovesi Marco e Anna Bussadori. Il Coordinamento Persone Sieropositive liguri. Loro due,i coniugi Bussadori, sono stati bravissimi e instancabili nell'andare nelle scuole e fare prevenzione, coinvolgendo gli studenti. E prima ancora ascoltando timori e angosce. Fornendo consigli e informazioni;. io ne ho scritto spesso sulle pagine del Secolo XIX. Dove peraltro allora si nominava tra i lettori "il genovese dell'anno"e Marco fu eletto. 

 La associazione si è sciolta pochi mesi fa, dopo oltre 25 anni. Non c'è bisogno piu di telefono amico, di supporto psicologico come 25 anni fa. E per fortuna.

Ma in nome di Stefano ci rivolgiamo soprattutto ai piu giovani. Attenzione ad una attività  sessuale dove ci sia leggerezza e inconsapevolezza. Non si muore piu, forse, ma ci si ammala gravemente. L'amore è rischioso se non c'è un minimo di precauzione, come potrebbe essere un preservativo, per esempio.

Alcune associazioni sono ancora  vive nei territori e anche negli ospedali per sostenere chi contrae malattie sessualmente trasmissibili.  Quelli erano anni molto buii, questi lo sono comunque, per altri motivi. Ma l'attenzione alla propria salute è sempre una priorità. Stefano, meraviglioso uomo che moltissimo poteva ancora dare, è morto a 40 anni per questo. Ma lui non sapeva dell'insidia mortale che l'amore allora comportava.

Quanto a Marco e Anna Bussadori, sono stati ottimi veicoli di informazione e il loro lavoro metterà radici. Hanno lasciato anche una eredità artistica, una serie di manifesti sulla campagna contro l'Aids provenienti da paesi d'Europa e del mondo che presto verrà collocata in un reparto ospedaliero.

La foto di Stefano Marcoaldi ripreso in casa di amici a Genova (con il suo cane Munhir) è di Andrea Leoni, fotoreporter genovese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=W4h_tobGXkg

 

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