LA PRIMA VOLTA, L' 8 DICEMBRE


testo di Donata Bonometti

Dunque siamo di nuovo all'8 dicembre e come ogni anno la Comunità di San Benedetto al Porto celebra un giorno di festa con tutti i crismi, sacri e profani. Con la messa e la benedizione e poi una gran mangiata di cose buone, tra decine e decine di amici, nella sala chiamata della Compagnia Unica dei Portuali. Come sempre, come da anni. L'8 dicembre è il giorno in cui, 47 anni fa, don Andrea Gallo, cacciato dalla parrocchia del Carmine, per tutta l'estate speranzoso di poter celebrare i sacramenti senza riuscirci, trova finalmente un porto, un rifugio, una certezza. Nella parrocchia di San Benedetto.

Racconta Franco Cifatte, uno dei giovani che allora erano l'ombra del don, "che dal luglio del 1970 quando viene allontanato dal Carmine, perchè di fatto considerato dal vescovo un prete eversivo, egli vagava da una parrocchia all'altra di Genova e veniva respinto da quasi tutti i preti, intimoriti dalla reazione della Curia ,se mai gli avessero fatto celebrare la messa". Aggiunge Franco: Parliamoci chiaro, lo stipendio di un sacerdote allora dipendeva anche da quante messe celebrava e lui era di fatto senza un soldo, ospite dei suoi genitori anziani e poveri. Era, dunque, per lui un forte bisogno spirituale e materiale. Bussava a queste parrocchie mostrando il celebret cioè il permesso del vescovo a dire messa perchè quello gli era rimasto, e lo mostrava anche con insistenza quando era il caso.., Ma loro, i parroci, lo rifiutavano e non vedevano l'ora che lui e il suo gruppetto di accoliti se ne andassero. Ricordo che una volta un parroco arrivò ad offrirci anche pane e salame purchè girassimo i tacchi. Fui testimone diretto di una estate mortificante, di respingimenti continui".

Poi arriva il 6 dicembre, don Andrea Gallo, che viveva del sostegno economico di diverse famiglie amiche, e dei relativi inviti a pranzo, era a casa dei Cifatte, sei fratelli, lui un fratello in più, una ospitale tavolata di cui lui faceva spesso parte "perchè - ricorda Franco- gli volevamo tutti bene, era di una allegra simpatia e si stava volentieri in sua compagnia. Adorava di mia madre un piatto fatto con tonno e patate sminuzzato e impastato con olio e limone..."E ride, ricordandolo.

Il padre dei Cifatte, allora assessore in Comune a Genova, era stato per anni anche medico del seminario, molti preti li conosceva personalmente. E gli venne in mente don Federico Rebora, parroco di San Benedetto al Porto. Franco ricorda ancora quel telefono verde-azzurrognolo di cinquantanni fa che il padre, alzatosi da tavola, inforca parlando alla cornetta con don Federico per un pò. Alla fine quel prete meraviglioso disse "Ch'u vegne!" (per i non genovesi: che venga) e da queste due semplici parole scaturì tutta la straordinaria avventura di don Gallo e San Benedetto.

Eccola dunque la storia: tutto era iniziato a luglio 1970 quando le porte della chiesa del Carmine si chiusero alle spalle di don Gallo con una parte della comunità che si schierò in sua difesa al grido di "Mi hanno rubato il prete", tutto si concluse l'8 dicembre in quella salita all'altare, finalmente coi paramenti indosso, nella chiesa semplice con le vetrate affacciate sul porto e il simbolo dell'aquila dei principi Doria impressa ovunque. E a fianco don Federico che non lo lasciò più andare, nè lui nè i suoi ragazzi.

Don Rebora ci sarà anche l'8 dicembre, alle 12, celebrando la messa insieme a Monsignor Antonio Suetta e a don Gianni Grondona, oggi parroco di San Benedetto. Poi tutti alla sala chiamata del Porto dove la "grande mamma" della comunità Lilli Zaccarelli e i suoi volontari sfameranno il solito esercito. Ci saranno intermezzi musicali con I Trilli e l' alternarsi al microfono di Domenico Saguato di Genova Solidale, Carla Nespolo presidente nazionale dell'Anpi e lo stesso monsignor Suetta vescovo di Ventimiglia. Nella foto una immagine del pranzo l'8 dicembre 2016

La comunità di San Benedetto al Porto è in via San Benedetto 12 a Genova. Telefono 010 2471940.

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