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UN "DURO" DALLE OSSA DI CRISTALLO

 

testo di Donata Bonometti

 

Amava i gatti, l'Inter, il giornalismo, le donne. Nonostante quel suo corpo deformato da una malattia carogna, (l'osteogenesi imperfetta detta "delle ossa di cristallo"), era un seduttore, inseguiva l'amore, e ha fatto parecchio innamorare, si era sposato, era rimasto vedovo, e negli ultimi anni della sua vita aveva una giovane tenerissima compagna, Silvia. Come dire a tutti: l'amore non è solo dei belli o dei normalmente bruttini. L'amore è anche mio che ho la testa e il cuore diversamente sexy.

Direte. Ma questa parla sempre di amici morti e per giunta giornalisti? Ma,  a volte certi vivi sono già morti e quindi come dice  Giorgio Boatti, scrittore, seguace del blog "Spesso le persone del  nostro passato aiutano a capire il presente..."....E poi. Franco Bomprezzi era un uomo celebre, conosciuto dall'intero mondo della disabilità e da chiunque credeva nella battaglia dei diritti per tutti. Per i più deboli soprattutto.  Una bella fetta di mondo positivo che è sempre in cammino, alcuni proprio in nome di Bomprezzi.

Quindi non vi parlerò di tutto quello che ha fatto Franco, morto tre anni fa il 18 dicembre, a 62 anni, a Milano (ma era veneto di vita vissuta) perchè su di lui trovate una enciclopedia su internet e mi limiterò, se ce la faccio a sintetizzarlo:  giornalista in varie testate, fino alla fine direttore del portale Superando.it, blogger su vita.it e presenza fissa sulla rubrica del Corriere sulla disabilità. Un combattente. Armato anche di penna. Un "duro" dalle ossa di cristallo. 

 Nelle ultime ore di vita si è fatto riprendere da Telethon per mandare il suo solito messaggio di robusta speranza. E twittava a due giorni dalla morte. "Coccolato da tutti i sanitari del Centro Nemo, sento già i primi segni della riscossa. Ma sono anche giorni nei quali il pensiero è davvero libero di volare. Il pensiero di ciò che ho fatto sino ad ora, di ciò che vorrei continuare a fare a lungo, l'analisi serena dei progetti che mi spingono a guarire in fretta, perché c'è tanto da fare.In un Paese nel quale sembra che nulla funzioni, ho trovato la conferma che non è vero, non c'è da disperarsi. Volevo per ora condividere con voi questa mia sensazione di serenità. Ne scriverò ancora". Fu il suo breve testamento. 

Ma il Bomprezzi che voglio raccontarvi io è piu privato ma vi confermerà quanto il privato si rifletta nel pubblico e viceversa. Franco, giornalista precario come me in redazione a Padova nel 1978 , davanti al direttore amministrativo del Resto del Carlino che allarga le braccia dicendo "lei lo capisce Bomprezzi non la posso assumere... è in carrozzella", Franco risponde garbato "Ma, dottore, tranquillo, io non scrivo con i piedi...". Franco che la prima notte di nozze finisce al pronto soccorso con la moglie, a sua volta disabile, e lo scoprono per caso i colleghi del giornale e lui lo conferma spanciandosi dalle risate, perchè anche la passione ha una barriera, a volte nel letto matrimoniale. Franco che arriva a Genova ad un convegno sui diritti in nome di Rosanna Benzi  e viene multato dal vigile ottuso perchè parcheggia sotto il Comune, lui invitato dal sindaco di Genova.... e scopro che tarda perchè non solo sta contestando il vigile ma cerca di educarlo sul tema delle barriere architettoniche....

 Franco che mi segue come cronista del Secolo XIX, insieme all'amico Marco Scagliarini allora della cooperativa sociale La Cruna che si occupava anche di barriere: è il giorno dell'inaugurazione della metropolitana a Genova e Franco fa notare le decine di incongruenze, distacchi dove si incastra la ruota, il pulsante per chiamare a cui non arriva chi sta in carrozzella e scuote la testa, incazzato ma in qualche modo parodiando il mondo. Ma io poi lo invito a cena a casa mia e non mi accorgo che la carrozzella non ci sta in ascensore e mi tocca smontargliela. Serata sudatissima, lui se la rideva ma non troppo, ma conoscendomi da trent'anni....Sapeva sempre trovare il modo di divertirsi e sa solo lui come. Nello specifico buttava in ridere l'insipienza del suo prossimo che stava in piedi e non era un ruotante. Come lui si definiva.

Di una cosa Franco sarà oggi molto orgoglioso ed è il Centro Antidiscriminazione a lui dedicato fondato a Milano dalla LEDHA (Lega per i diritti di persone con disabilità  di cui Bomprezzi era stato presidente ) con vari partner e sostenitori e che in questi due anni ha offerto ascolto, informazione e consulenza alle persone con disabilità vittime di discriminazioni. Ordinarie e straordinarie. Si sa:  le città piccole e grandi del nostro Paese, i servizi pubblici e quelli privati, la stessa vita sociale hanno spesso davanti  a sè barriere comportamentali e ambientali che limitano la libertà deI disabili. "Barriere evidenti – come quelle architettoniche – o ben più celate, come quelle legate al pregiudizio; tutte, però, contribuiscono a impedire una piena vita sociale delle persone con disabilità" dicono alla Ledha.

E già i casi affrontati  dai legali del Centro Bomprezzi sono oltre duemila,  e riguardano soprattutto il mondo della scuola e del lavoro, ma anche l'accesso ai servizi socio sanitari le barriere architettoniche e via dicendo

IL Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi risponde al numero.   026570425   e-mail antidiscriminazione@ledha.it dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 13.00(per informazioni e consulenze non legate a situazioni di discriminazione scrivere a info@ledha.it)

 

La foto è tratta dalla pagina facebook "In memoria di Franco Bomprezzi" ed è di "Milano interista"

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