"Missione Cuba" per salvare i bambini

Pare che il momento piu emozionante sia stato l'incontro fra i bambini ricoverati al Gaslini, mesi e anni prima, con i medici che li avevano curati. Li avevano salvati. Insieme alle loro famiglie. Si sono riconosciuti gli uni gli altri, subito. L'affettuosità cubana si è mischiata all'empatia fra medico e piccolo paziente, e c'è stata una vibrazione intensa, che ha attraversato tutti.

E' successo qualche settimana fa quando un gruppo di medici genovesi dell'Istituto Gaslini è andato in missione esplorativa nell'ospedale pediatrico di Santa Clara nel centro di Cuba, incontrando una ottantina fra medici e infermieri cubani, e di altri paesi, per meglio coordinare il percorso terapeutico delle patologie oncoematologiche e dare il via a una concreta collaborazione tra i due ospedali. Di questa esperienza importante, secondo un progetto coordinato da Giorgio Dini , (primario del reparto di oncoematologia del Gaslini oggi in pensione) che prevede a breve uno scambio, quindi la permanenza di medici cubani nelle corsie del Gaslini per aggiornare le loro competenze, si parlerà venerdi 15 dicembre alle 17 alla Sala Quadrivium di piazza Santa Marta 2.

Saranno numerose le testimonianze, medici ma anche sacerdoti, fra cui don Maurizio e don Fully Doragrossa che, nel periodo del loro apostolato a Cuba (dove esiste una parrocchia della diocesi genovese) sono stati da tramite importantissimo per la presa in carico da parte del Gaslini di bimbi considerati casi inaffrontabili per la sanità cubana.

A Cuba - assoluta eccezione nel continente americano - l’assistenza sanitaria è pubblica, gratuita e di buon livello, ma deve necessariamente misurarsi con i limiti imposti da una difficile situazione economica, aggravata dal persistente blocco statunitense. Nel caso di tumori e leucemie, in particolare, le cure sono molto costose e richiedono anche delle strutture specifiche, soprattutto per i bambini immunodepressi e per il trapianto di midollo osseo. In passato - grazie ai contatti fra la Chiesa cattolica ligure e la Chiesa cubana - alcuni bambini dell’isola caraibica sono stati curati al Gaslini.

E Giorgio Dini, che anche in pensione non dimentica le sofferenze dei "suoi" bambini, ha raccolto in un libro (a cui vendita ha già permesso di raccogliere i finanziamenti necessari per l'ultimo viaggio a Cuba) le testimonianze di diciannove famiglie che da Cuba o da altri Paesi in via di sviluppo hanno curato i loro figli al Gaslini. Una storia di solidarietà che inizia nel maggio 2011, quando Maylé, la mamma di Elian, chiede a Padre Maurizio di battezzare il figlio di due anni e mezzo, destinato a morire per una leucemia congenita. I medici avevano parlato di trapianto di midollo osseo, ma questa procedura non era praticata a Cuba ed Elian non aveva un donatore compatibile. Padre Maurizio - proveniente da Nascio nell'entroterra di Chiavari e parroco da un giorno nella missione di Manacas, a Cuba - scrisse all'allora primario Giorgio Dini: Elian dopo due mesi era al Gaslini dove fu sottoposto al trapianto di midollo osseo. Nel febbraio 2012 è tornato guarito a Cuba. A pochi metri da casa di Elian, abitava Lilianet che da dodici anni respirava attraverso una tracheotomia, per i postumi di un grave incidente domestico: aveva bevuto della soda caustica e i medici dell'Avana le avevano ricostruito l’esofago ma non erano però stati in grado di ricostruire le vie aeree. Così nell’ottobre 2013 Lilianet è stata operata al Gaslini : con l’impiego di un laser le hanno riaperto le vie aeree.

Nei mesi successivi a Cuba tutti hanno conosciuto le storie di Elian e di Lilianet e ciò che i missionari italiani e i medici del Gaslini avevano fatto per loro. Altri bambini, con tumori o leucemie, hanno intrapreso il loro viaggio della speranza. Così, quando Greter fu ricoverata nell’agosto 2013 a Santa Clara con la diagnosi di neuroblastoma tutti parlavano di Elian che stava tornando guarito dall'Italia. I genitori di Greter sapevano che a Cuba non erano disponibili alcuni dei chemioterapici salvavita e che non era possibile eseguire né il trapianto di midollo autologo, né la immunoterapia, le due armi più recenti che hanno cambiato la sorte dei bambini con neuroblastoma.

Il dottor Yamel, con l’aiuto di don Fully Doragrossa, parroco a Esperanza, scrive allora al dottor Dini chiedendo di collaborare con il Gaslini, ammettendo che i medici cubani sono molto isolati e bisognosi, per migliorare il trattamento di queste malattie, di scambi reciproci per applicare a Cuba le conoscenze dei centri occidentali. E cosi Greter arriva a Genova con la mamma nel marzo 2014 e riceve nei mesi successivi le terapie non disponibili a Cuba. Nel marzo 2015 è tornata a Cuba.

E’ stata poi la volta di Daniel, affetto da aplasia midollare, sottoposto a trapianto di midollo da donatore volontario. La mamma ha deciso di rimanere a Genova e non è più rientrata a Cuba dal marzo del 2015.

E ancora le storie di Ela, che ha concluso con successo la terapia per la leucemia a Cuba e Julio Cesar, che stava per essere amputato per un osteosarcoma è tornato a Cuba nel marzo 2016, dopo un intervento durato sei ore, eseguito al Gaslini e ha ripreso a giocare a calcio.

Dunque fra il 30 ottobre e il 3 novembre scorsi, è ufficialmente partita la Missione Cuba quando sette medici e un capo sala dell’Istituto Gaslini (Stefano Avanzini chirurgo, Roberto Bandettini microbiologo, Marco Deiana capo sala, Alberto Garaventa oncologo, Edoardo Lanino trapiantologo, Cetti Micalizzi ematologa, Gino Tripodi trasfusionista), coordinati da Giorgio Dini, hanno incontrato i colleghi dell’Ospedale pediatrico di Santa Clara. A breve partiranno per Genova i pediatri cubani. E per i piccoli forse i viaggi (oltreoceano) della speranza saranno una fatica in meno perchè la guarigione la incontreranno a casa loro.

Nella foto un momento dell'incontro fra i medici del Gaslini e i bimbi cubani con le loro famiglie

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