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Si combatteva qui. Reportage per la pace

 

Continua fino al 2 gennaio 2018  la mostra fotografica "Si combatteva qui! 1914-1918 sulle orme della Grande Guerra dalle Alpi ai Carpazi",  organizzata da Alessio Franconi, giovane avvocato e fotografo, in collaborazione con Mu.MA, Associazione Promotori Musei del Mare e della Navigazione e Cooperativa Solidarietà e Lavoro. La mostra è allestita presso la Commenda di Genova. Franconi,  che si è iscritto all'Associazione Nazionale Alpini, ha voluto ripercorrere idealmente la tremenda avventura dei suoi avi, con la macchina fotografica.

Un'esposizione per comprendere il costo non solo umano dei conflitti, 90 fotografie sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale così come sono oggi, in sette paesi diversi, luoghi di testimonianza di storie di diverse etnie impegnate in una tremenda esperienza .

L’autore spiega lo spirito del progetto: “In questi anni mi sono recato sui campi dove combattevano i giovani di cento anni fa e tra le rocce ho trovato ancora sparse le loro ossa. Talvolta sono stato accompagnato da amici Erasmus e in silenzio siamo rimasti a meditare sul fatto che i nostri bisnonni erano spesso in trincee contrapposte.... lancio un messaggio  a favore dell' Unione Europea per ricordare come tragedie così siano oggi solo un appannaggio del passaggio e come i discendenti di quei valorosi combattenti oggi possano godere della pace, possano studiare e lavorare all’estero rendendo l’Europa un continente più coeso.”

Alessio Franconi ha scelto come sede espositiva il Museoteatro della Commenda, perché questo gioiello medioevale di singolare bellezza che un tempo ospitava i pellegrini in viaggio per la Terrasanta, è il simbolo della fraternità e della accoglienza. Valori sempre attuali, che dovrebbero in qualche modo essere strumenti per evitare guerre fratricide come quello che fu la Grande Guerra.Che  Con più di dieci milioni di perdite tra i militari e circa sette milioni di caduti civili senza contare l’immane numero dei feriti. In quegli anni, i militari morti venivano sepolti subito, e non avendo ancora la piastrina identificativa e non esistendo ancora la prova del DNA, molti furono i dispersi che non furono mai ritrovati. Per onorare questi uomini d’arme, il Governo Italiano nel 1921 approvò una legge per la costruzione di un monumento dedicato a tutti i soldati italiani morti in guerra; il  monumento al Milite Ignoto che fu costruito a Roma all’Altare della Patria. Nella tomba fu deciso di accogliere i resti di un caduto ignoto, con i più alti onori.

La scelta della salma cui dare solenne sepoltura, fu affidata a Maria Bergamas, madre di Antonio Bergamas, volontario irredentista di Gradisca d'Isonzo, che aveva disertato dall'esercito austroungarico per unirsi a quello italiano e che era morto in combattimento senza che il suo corpo fosse stato mai ritrovato.

 

Orari della mostra da: martedì a venerdì ore 10-17; sabato, domenica e festivi 10-19; lunedì chiuso

 

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