SAREBBE DIVENTATO "PAPA GALLO"?


testo di Donata Bonometti

Se ne andava alle cinque e quarantacinque del pomeriggio, circondato dai suoi ragazzi, da don Federico, dalla Lilli, dai nipoti, dagli amici fraterni di una lunga vita. Ottantaquattro anni in cui don Andrea Gallo aveva tanto combattuto ma anche tanto gioito.

Avevano quasi bisticciato per alternarsi tutti attorno al suo letto ma troppo piccola la stanza, ancora tale e quale dopo cinque anni. Piccola ma affacciata sulla vastità del mare e sulla simbolica Stazione dei Mille, luogo di partenza delle navi cariche dei poverissimi di un tempo, dei croceristi gaudenti di oggi. La sua camera da letto in realtà era al piano di sopra ma nelle ultime settimane, fiaccato dal cancro, non era piu riuscito a raggiungerla. Così nel letto dello studiolo (con la scrivania a fianco, l'armadio dei paramenti sacri alle spalle), dove aveva ricevuto persone potenti e famose, persone alla deriva e smarrite, amici e nemici, sempre per trovare un dialogo, se ne era andato con i suoi che gli tenevano le mani o le loro mani sulla sua fronte.

Era il 22 maggio una giornata di avanzata primavera ma il sabato del suo funerale, tre giorni dopo, avrebbe piovuto a dirotto. Quando si dice che la natura entra in sintonia.

Alle sei e mezza di sera di quel 22 maggio, mentre dalla stanza lo trasferivano pochi passi piu in là davanti all'altare, c'era gia mezza città sul sagrato di San Benedetto, la chiesa che fu dei principi Doria di cui porta ancora impresso nell'interno, sul pavimento, il nobile simbolo dell'Aquila, ma dove tanti tanti ragazzi avevano pianto, pregato, imprecato insieme a lui, per la fatica di farcela. Era un mercoledi quando se ne è andato. Poi per tutte le giornate di giovedi e venerdi era stata una processione incessante. Fino al venerdi sera quando c'è stata la veglia. La ricordo come se fosse oggi.

La bara era ancora aperta, con il "don" vestito con i suoi paramenti piu cari che lo facevano sembrare un capo indiano, la Costituzione il Vangelo appoggiati, la sciarpa rossa e il feltro nero, un gagliardetto dell'Anpi, i sigari toscani, forse anche una sciarpetta del Genoa, insomma la sua vita tutta!.... La chiesa di San Benedetto era debordante di pianto e di applausi, gente seduta per terra, la bara assediata quasi. Al microfono si sono alternate decine di persone, fino a notte fonda, chi ha portato ricordi lunghi e dettagliati, chi ha quasi biascicato parole di dolore non riuscendo a dire altro. E poi la chitarra e il canto dei suoi ex ragazzi "In direzione ostinata e contraria".

E la musica è stata un commento costante: Bella Ciao intonata da Alba Parietti,, e ancora Io Vagabondo intonato da tutti e Imagine alla fine della veglia, canzone che si racconta lui avesse chiesto espressamente per il suo funerale, e la nenia che la mamma gli cantava in genovese, Lanterna de Zena. Notte insonne come lo erano state tante nella vita di don Andrea, ma quella volta in folta compagnia: Luxuria e Rossella le amiche trans, la militante anti Nato che lo ricordava "come un ragazzino scalmanato di 80 anni", il giovane psichiatrico con la pizza acrobatica, la vecchia amica che accende lo spinello e balla in chiesa e il sommesso dolore della mamma per tutte le mamme "Ora ci piace pensarti insieme ai nostri ragazzi". E ancora l'amico stretto Don Vitaliano "Hai la caparbietà di un santo che non sarà mai canonizzato ma che andava nei crocicchi a cercare il dio degli straccioni". Marco Doria l'allora sindaco della città chiuso nello sgomento che era di tutta la città e il compagno di Lotta Continua che ringrazia il Gallo per avergli prestato tanti anni fa un ciclostile.

Fu quello il vero funerale? Certo io lo ricordo come una serata particolare perchè intima nella grande folla.

Sono passati cinque anni, tanti, ma l'amore per lui è sempre sentimento fedele e tanto quanto quello della veglia fu angoscia della perdita, mitigata solo dalla coralità. Cosa è riuscito a combinare dentro il cuore della gente lo sa solo lui.

Lo si ricorda martedi 22 maggio 2018 dalle ore 18 in piazza Banchi a Genova con un evento dal titolo Popoli in Cammino, accanto a tutte le povertà contro un sistema che impoverisce Alle ore 18 la messa celebrata da padre Alex Zanotelli, con don Armando Zappolini, monsignor. Marco Granara, don Gianni Grondona.

Alle ore 19.30 Apericena, a cura di Centro Banchi e Comunità San Benedetto al Porto.

Alle ore 20.30 "Combattere la povertà, non i poveri. La piaga dell'azzardo" Conversazione con Alex Zanotelli (Comboniano e attivista),Marco Doria docente di Economia Università di Genova, don Armando Zappolini (Presidente CNCA), Mons. Marco Granara (Presidente Fondazione Diocesana Anti-Usura).

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