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IL FABBRO BISNONNO CHE FA SCUOLA

 

 

testo di Stefano Villa

Prima “la punta piccola del trapano – raccomanda al nipote Alessio – per poter saggiare ed eventualmente correggere il lavoro, poi la punta più grande per arrivare al diametro giusto e deve essere sempre pronto anche lo spazzolino, per liberare ogni foro dalla polvere.” Giorgio Vassallo, settantanove anni che sembrano venti di meno vedendo all’opera quest’uomo già bisnonno, dice che il suo lavoro di fabbro “si imbastisce, proprio come quello del sarto e solo così riesce bene”.

Un mestiere ormai tanto raro quanto affascinante, forgiato da Giorgio in oltre sessant’anni di conoscenze, abilità, fatica, esperienza e capacità inventive che sta trasmettendo al nipote Alessio, trentenne già due volte papà, attento a non perdersi una parola e un gesto del nonno mentre installano i manufatti in ferro, alluminio o leghe metalliche lavorati nell’officina sulla collina di Bavari, dove Giorgio Vassallo vive con la moglie nella casa che si è costruito in gran parte da solo alla fine degli anni ’60. Di fronte c’è il laboratorio del ferro, dove funziona ancora perfettamente la prima macchina di Giorgio per tagliare il metallo (“comprata in sei rate e in sei tratte - spiega - perché quando ho cominciato a pagarla ero ancora minorenne”). La buona pratica  dunque è di questo patriarca dell'officina che ha forza pazienza ed entusiasmo per tramandare a un discepolo, il nipote, desideroso di non disperdere tanto sapere artigianale.

Il fabbro muove le leve con delicatezza, anche se questo macchinario, utilizzato da più di sessant’anni, tronca  barre e lastre di ferro spesse più di otto centimetri. “Il ferro si studia, si taglia, si brasa (ossia si salda) e brasarlo sin da ragazzo mi ha sempre dato grande soddisfazione.” Di ferro il fabbro ormai bisnonno che continua a curare la sua officina con la stessa costanza di sempre ne ha lavorato davvero tanto da quando, a quindici anni, ha cominciato da apprendista in una ditta genovese di piazza Sarzano specializzata in materiali per le navi. Spirito libero e combattivo due anni dopo Vassallo aveva già affittato un locale per cominciare a lavorare anche in proprio, senza mai arrendersi alle difficoltà che nella vita non gli sono mancate e nemmeno al dolore straziante e indicibile per la perdita di un figlio adolescente travolto da un’auto, anche se riparlarne trent’anni dopo gli incrina ancora la voce.

Prima del ferro la sua passione da bambino, a San Desiderio, era stata il legno con cui costruiva per i coetanei “cacciafruste”,gli archetti ricavati dall’incrocio di due rami sottili con un elastico alle estremità usati come fionde, e anche qualche modellino di aereo. Nell’infanzia non troppo felice di Giorgio c’è anche la guerra: a cinque anni per lui ha la faccia e l’arroganza di un soldato tedesco che per divertirsi gli punta contro il fucile. Terrorizzando quel bambino che conserva un ricordo  indelebile di quel gesto mentre a San Desiderio i tedeschi spadroneggiavano, anche se qualche volta la loro muscolarità militare era fasulla: sistemarono ad esempio, racconta Giorgio, un carrarmato, ma era finto, di legno, forse per ingannare gli aerei alleati e i partigiani della zona.

Tornando al ferro. Per Giorgio Vassallo “è il materiale più affascinante di tutti, però pesa”. Questo non l’ha mai fermato, se ha impiantato anche putrelle lunghe undici metri per un notissimo ristorante della Valle Sturla genovese e a soli ventidue anni ha montato una grande vetrina sagomata di un importante negozio del centro città, in via XX Settembre “con una serranda molto particolare e all’interno una scala ad ala, tutta in ferro.” Un successo grazie al quale il suo datore di lavoro di allora gli quintuplicò il salario: “da 3.000 lire alla settimana passai a 60.000 lire al mese”.

Il ferro c’è ancora nei suoi muscoli perché non ha problemi a spostare da una parte all’altra di un lungo terrazzo le ante dei cancelli di protezione delle porte finestre, sessanta chili ciascuna. Molto più leggero è l’alluminio che Giorgio e Alessio lavorano in un’altra officina. In compenso i macchinari sono enormi, come ad esempio la cesoia che taglia lastre d’alluminio, leghe leggere e anche di ferro sino a cinque millimetri di spessore, la fresatrice o la troncatrice che superano il mezzo secolo e talmente pesanti che per calarle dalla strada al laboratorio c’è stato bisogno di una gru, scavalcando il tetto della palazzina. Qualche macchina Giorgio Vassallo l’ha costruita personalmente, come la “scantonatrice” che ha progettato e realizzato per ottenere angoli precisissimi nei profili degli infissi.

Il suo mondo sta diventando anche quello del nipote Alessio,  altrettanto infaticabile nel suo mestiere di fabbro. Oltre che insegnante pratico, di vita e mestiere, Giorgio si tiene in forma anche con la pesca nei torrenti e la caccia. Lo accompagna il suo cane Indio, giovane setter di tre anni  “che ama la caccia come il mare – dice Vassallo – e non smetterebbe mai di nuotare”. Indio nei momenti di riposo abita in un cortile dietro l’officina del ferro, ombreggiato da uno degli olivi dei terreni terrazzati della proprietà. Splendide piante, ampie e verdissime di cui Giorgio si prende cura personalmente, e “negli anni buoni” i suoi olivi leccini, varietà di origine toscana scelta perché sopporta le basse temperature e anche il gelo, producono sino a 300 litri di extravergine. Molto preziosi perché per Giorgio e sua moglie già bisnonni le esigenze in cucina sono tante.       

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