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TECNICHE DI DIFESA DALLA PUBBLICITA'

 

 

 

testo di Paolo Fasce

Lavoro a Sampierdarena e nei primi del mese di luglio, mentre vado in stazione per prendere il treno e tornare a casa, vedo questa pubblicità imbarazzante.

È il giorno dell’anniversario del mio matrimonio, sono di fretta e tiro dritto, ma comincio a pensare. Arrivo a casa e scrivo un post su un noto social network, ma uso solo del testo e pochi si accorgono del problema. Nei giorni successivi mi fermo davanti al cartello, lo fotografo, pubblico la foto e invoco l’intervento dei Consiglieri comunali della mia “cerchia di amicizie” acciocché si provveda alla sua rimozione giacché la scritta: “Le donne hanno in testa una sola cosa! La lacca del parrucchiere” mi sembra manifestamente sessista.

Insegno in una scuola secondaria di secondo grado e ho bene in mente l’attenzione che molte mie studentesse riservano al look, al trucco, alle scarpe col tacco, al vestito firmato, alla pettinatura. Penso che, probabilmente, sono vittime di un mondo nel quale apparentemente e formalmente sono libere, ma di fatto sono pesantemente condizionate nel dare grande valore ad un superfluo che scomparirà e, mi pare, per questo trascurano spesso ciò che è sostanziale e che ogni giorno, nel mio lavoro, cerco di coltivare con loro.

Penso quindi, anche da padre di una figlia femmina, che sia un po’ anche problema mio, per questo non mi sono girato dall’altra parte e ho investito sul tema quei dieci minuti della mia vita, divenuti venti con la scrittura di questo contributo, necessari a fare emergere il tema. Me lo ha insegnato un mio ex studente che ha ideato la campagna “Io lo raccolgo”, che tante persone che fanno la cosa giusta rendono l’ambiente più sano e vivibile. Estendo solo il concetto dall’ecologico al psicologico-sociale.

Segnalo la foto al gruppo “Se non ora quando – Genova”, che ritengo portatore di interessi sul tema, suggerendo un’attivazione. Intercetto la disponibilità tecnica di una ex assessora. Elena Fiorini, che è sensibile al problema, essendosene occupata come amministratrice e come avvocata, e propone utili linee di azione.

Indica il sito dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) che contiene una pagina dove è possibile fare una segnalazione (http://www.iap.it/le-attivita/per-i-cittadini/inviare-una-segnalazione/) e prontamente provvedo, come molti altri, a compilare la scheda. Si cita un articolo attinente del “Piano generale degli Impianti pubblicitari” che informa e forma il cittadino che ci si imbatte: Art. 10 c.2 “Il messaggio pubblicitario di qualsiasi natura, istituzionale, culturale, sociale e commerciale, non deve ledere il comune buongusto, deve garantire il rispetto della dignità umana e dell’integrità della persona, non deve comportare discriminazioni dirette o indirette, né contenere alcun incitamento all’odio basato su sesso razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale, non deve contenere elementi che valutati nel loro contesto, esaltino o inducano alla violenza contro le donne come da Risoluzione 2008/2038 (INI) del Parlamento Europeo”.

Il dibattito si allarga e le obiezioni fioccano. Il benaltrismo e il negazionismo imperano.

- Non avete altro da fare? - Sì, ma decido io come impiegare il mio tempo.

- La pubblicità è ironica, non sessista. - Legittimo pensarlo, ma difficile da sostenere.

- Gli uomini vengono aggrediti con pubblicità sulla prostata, ma non si offendono. - Cavoli a merenda.

- Anche nell’amministrazione precedente c’erano pubblicità sessiste, è tutta propaganda politica. - Non me ne ero accorto, altrimenti segnalavo.

- In testa o nella testa sono cose diverse. - “In” è una preposizione che significa anche “dentro”, infatti si dice “in casa”, “in cuor mio”…

Nel frattempo i Consiglieri comunali promuovono le iniziative in loro potere. Qualcosa si muove.

La notizia arriva a “La Zanzara”, nota trasmissione di Radio24 “sopra le righe” condotta da Giuseppe Crociani che insiste sul tema del tempo perso, della ridicolaggine della questione, del benaltrismo, della libertà di espressione e affini.

Si vede che non ha figlie femmine, non insegna, vive in contesti socioeconomici distanti da quelli nei quali questo genere di messaggi provocano dei danni, penso. Oppure, più semplicemente, si vede che gode di queste notizie che può commentare in maniera sguaiata e trovare un senso per la sua ridicola trasmissione.

 

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