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L'ARTE DI SAPER CADERE E RIALZARSI

 

 

testo di Donata Bonometti

Il judo è l'arte del saper cadere e  quindi rialzarsi. E' l'arte di un corpo che si esprime toccandosi con un altro corpo.   E' lo sport che esiste solo se esercitato da due atleti. Insieme. Riflettete su quanti e quali benefici può offrire in particolare a persone con disabilità. Una riflessione che un campione di judo ci arricchisce e completa. E' Pino Tesini, genovese, 81 anni, ex camallo della Compagnia Unica Lavoratori del Porto di Genova, stessa classe del mitico leader Paride Batini, che insegna judo ai ragazzi con problemi psichici da quaranta anni. Tesini è stato un atleta appassionato fin da bambino, figlio a sua volta di un papà che oltre ad amare lo sport "lo identificava in una occasione di buon cibo perchè quando vinceva qualche gara portava a casa cesti di salumi e formaggi e tutta la famiglia ne godeva, una famiglia dell'anteguerra ...".

Ma poi il giovane Tesini, oramai portuale,diventa anche atleta a tutto tondo. Scopre il judo e i suoi grandi maestri in una palestra di Milano dove si allenava quasi ogni giorno quando smetteva di lavorare in porto e macinava chilometri nelle ore della sera. Quindi contribuisce a sviluppare  il judo a Genova, con brillanti risultati di adesione, diventa in seguito allenatore federale della Nazionale giovanile, titolare di una palestra di judo fra le piu quotate; ora è nella grande famiglia della Uisp (Unione Italiana Sport per Tutti) come responsabile regionale delle attività e delle discipline orientali e con le persone disabili. Cintura nera settimo dan (uno dei gradi piu alti del judo) pensionato con dieci ore di impegno al giorno. In una palestra nel quartiere della Foce di Genova, sotto la chiesa di via Cecchi, dove anche d'estate c'è un gran via vai, c'è sempre anche lui.

Lo incontriamo tempo dopo un suo intervento nel talk show politico Agorà, ogni mattina su Rai 3. Aveva aderito a una richiesta di partecipazione, poco dopo i risultati elettorali del marzo scorso, presentandosi in studio indossando il judogi bianco e la cintura nera. Con una premessa:"Posso dire quello che penso? Bene allora vengo". A parlare di elezioni, di vincitori e vinti, della capacità di rimettersi in piedi, della solidarietà che è insita nel judo, cosi come lo era ai tempi suoi quando si faceva politica girando per la case ad ascoltare i problemi delle famiglie e a vendere il giornale di partito. Un intervento breve ma ficcante. Con uno strascico di improvvisa popolarità. Oltre l'ambiente sportivo dove è  da tempo conosciuto e amato.

"Uno sport che ho praticato da bambino fino all’età adulta sotto la guida di Pino Tesini che ancora oggi continua a essere per tutti i suoi allievi “il maestro”. Un maestro bionico con quei suoi 80 anni di entusiasmo ancora spesi sul tatami a metter in pratica la frase di Jigoro Kano, fondatore del Judo, “ Insieme per crescere e progredire col miglior impiego dell’energia”. Cosi scrive di lui  qualche tempo fa su La Repubblica lo scienziato genovese dell'Istituto Italiano di Tecnologia Alberto Diaspro, tanto per citare un allievo per tutti.

Il Maestro sorride e va oltre. Racconta che quando ha iniziato con i giovani dell'Anfaas erano in 15 a seguirlo sul tatami, oggi sono in 60 "Il judo non è una terapia è uno strumento, non lo abbiamo adattato alle persone disabili, ma ognuno impara  secondo le proprie capacità. Perchè le attività sportive che richiedono competizione (e io le ho fatte a tutti i livelli) non sono per tutti, io penso che non sia importante vincere o perdere ma esserci, stare assieme, acquistare autonomia".Insomma Tesini batte il chiodo delle finalità educativa del judo, "non un premio all'agonismo tout court ma un modo di porsi e questo" dice"è risultato un circuito di successo. I ragazzi stanno bene, i ragazzi con disabilità psichica soprattutto nel contatto fisico, apprendono le regole del rispetto, dell'attenzione al proprio corpo e a quello degli altri".E in pochi anni le iscrizioni sono quintuplicate. Certo lui ne avverte la responsabilità, ma non la fatica. Ma poi ama citare Kano il padre fondatore dello sport del Judo. Che era un maestro di educazione piu che di competizione. "In un momento storico in cui nasceva il dadaismo, lo scoutismo, le stesse olimpiadi, un momento di grandi utopie che davano centralità ai giovani, forse nell'auspicio di allontanare le guerre"Ecco la storia del judo, ci dice il maestro, si inserisce nella significativa Storia di fine Ottocento che consegnava le nuove generazioni alla speranza.

Per info Judo Club Genova Via A.Odero 1A,;  cell 335.6142386; info@judoclubgenova.it

La foto di Tesini con i suoi ragazzi è tratta dal sito del Judo Club Genova

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