COHOUSING, LA VOGLIA DI VIVERE INSIEME


di Donata Bonometti

Genova, la città piu anziana d'Italia e d'Europa, predisposta per essere una città-laboratorio per tutto ciò che riguarda terza e quarta età, non è ancora riuscita a realizzare compiutamente esperienze di cohousing sociale. Che in altre regioni sono già realtà abitative in piena regola e felicemente vissute. Si tratta di piu alloggi abitati da singoli o famiglie che possono condividere spazi comuni, quindi guadagnandoci in compagnia e relazione, ma risparmiando sui servizi, anche questi condivisi, mantenendo ognuno il bene irrinunciabile della propria autonomia. Spazi privati quasi porosi, ma privacy rispettata.

Genova è anche la città dove si registrano meno nascite quindi le giovani coppie con figli vedrebbero piu che bene la possibilità di unire le forze, avendo in comune spazi abitativi e magari ambienti per il gioco o per il doposcuola e perchè no? attivando un reciproco accudimento dei bambini. Ma Genova marcia lenta. Così per spronare un pò i genovesi (le istituzioni pubbliche ma anche gli imprenditori) si presenta un libro che è la summa di tutte queste vincenti esperienze di cohousing in Italia. E si ragiona insieme. Succede venerdi 21 settembre alle ore 17,30 al circolo Lo Zenzero in via Donghi 35, noto in città per le sue numerose attività per il bene comune e che ospita l'associazione Gecoh che da alcuni anni cerca di coordinare tutte le iniziative sulla coabitazione.

Occupandosi di promozione e diffusione di buone pratiche progettuali.

Saranno presenti gli autori e il sociologo Alessandro Cavalli, lombardo, (e per questo ama molto citare le case-ringhiera coi lavatoi nel cortile, storico esempio di socialità) ex docente di sociologia all'Università di Pavia. Cosi ci aveva detto in una intervista pubblicata sul giornale genovese La Città: "Seguo da cinque anni il tentativo di Genova per andare ad "abitare insieme" ed è un elenco di tentativi falliti, forse è una sindrome genovese per cui si vedono prima gli ostacoli che gli obiettivi..soprattutto non ci sono gli imprenditori privati che in altre città hanno deciso di investire sul cohousing, ne hanno fatto un business. Cosi nessuno si è fatto avanti per l'Istituto Liberti di via Chiodo, per l'antico ospedale militare di Sturla. Per l'albergo dei ferrovieri di piazza Giusti c'era una trattativa in essere, ma bisognava mettere sul tavolo 900 mila euro di partenza...a Milano-dove peraltro esiste un Cohousing Lab che altro non è che un gruppo di docenti e consulenti- imprenditori hanno acquistato immobili per poi rivenderli o affittarli una volta ristrutturati.,Ma anche a Bologna, Firenze, Torino, Lecco...."

Insomma, un po di ritrosia sociale molto ligure, un po' di maniman sul versante finanziario, ecco che il cohousing a Genova è fermo al palo.

Oggi Cavalli riprende quel pensiero "La solitudine riduce l'autonomia. Ciò vale per gli anziani ma anche per i giovani. L'ideale di una comunità abitativa è intergenerazionale ma va bene che a "coalizzarsi" siano i giovani che hanno necessità di allevare insieme i bambini o gli anziani con tutti i vantaggi del caso". Si intende la compagnia, se non addirittura l'aria buona dell'amicizia, della relazione e se fosse necessario il fisioterapista o la badante per tutti.

Da alcuni anni sul tema si è detto lavora l' Associazione Gecoh che raccoglie attorno a sè molto interesse, con gruppi di lavoro che riguardano coabitazioni socio sanitarie, ma anche fra cittadini senza problemi particolari, e poi condivisioni anche di spazi verdi da far fruttare. Una sorta di cohousing socio-agricolo. E non è caduta nel vuoto la richiesta, avanzata anche dall'associazione, nei confronti del Comune perchè identifichi le strutture comunali inutilizzate che potrebbero cosi rivivere una seconda vita. Potrebbero. Perchè i veti incrociati, la burocrazia-bradipo, l'assenza di investitori possono rendere inerti anche le migliori intenzioni.

Non ha fatto passi avanti nel quartiere di Oregina l'idea di adibire a coabitazione un ex cinema, sembrerebbe per problemi di reclutamento delle persone interessate. Ma una esperienza in Caricamento è gia ben avviata e coinvolge giovani famiglie o giovani single a basso reddito, e lo stesso si sta realizzando in piazza delle Lavandaie sul sedime di un rudere che era un bordello a suo tempo bombardato. Ed è rimasto lì, sconcio nel suo degrado, per oltre settant'anni, fino a questo esito finale molto promettente. Dunque non solo anziani, che scappano dal fantasma dell'isolamento, ma anche giovani che riescono così a riscattarsi da dipendenze famigliari.

Dunque questo libro si intitola Cohousing. L’arte di vivere insieme il manuale scritto a più mani da Liat Rogel, Marta Corubolo, Chiara Gambarana e Elisa Omegna, una mappatura aggiornata delle varie esperienze di abitazione collaborativa in Italia. Dall’orto alla lavanderia in comune, dalla macchina collettiva al salone per le feste. Si deve la mappatura a HousingLab . Attraverso i racconti dei co-abitanti, si scoprono poi quali sono le principali motivazioni che spingono a scegliere quel tipo di vita insieme.Leggere e meditare.

Nella foto tratta dal libro ecco La Corte dei Girasoli a Vimercate.

Circolo Lo Zenzero via Torti 35; telef 0109412005 info@zenzero.org

Associazione Ge-Coh, mail gecoh@zenzero.org, cell3405947797

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