L'INDIANA JONES DEI BORGHI VUOTI


testo di Donata Bonometti

Lo abbiamo scoperto noi del Secolo un po di anni fa. Un fotografo escursionista, una specie di indiana jones del nostro entroterra, un solitario scopritore di piccoli mondi antichi. Case senza piu vita coi segni ancora della vita. Fascinoso personaggio. Come tanti anni fa continua a coltivare questa sua passione, che nel frattempo lo ha reso famoso perchè, tra l'altro, ci ha anche indicato tragitti inediti della nostra terra, ci ha trasmesso insomma la stessa passione: raggiungere villaggi abbandonati. Lui lo fa armato di falcetto e di macchina fotografica. Per immortalare un paese che non c'è piu. Un grumo di case intravisto sulle carte o con il binocolo, da un monte all’altro. Un non-posto soffocato dal verde, che ha visto decine di bambini sull’aia, e gli uomini nelle stalle o alla macina, le donne in cucina chine sui runfò. Di morte apparente si tratta, perché le piattaie portano ancora coperchi e padelle, attorno vetri di damigiane e barattoli di latta, mestoli e scodelle. E poi scarpe, sfondate e ammuffite, appoggiate sulle scale che portano ai piani superiori, cioè l’essicatoio o albergo.

Paolo De Lorenzi, genovese, fa di mestiere il geometra ma da anni è un appassionato e valente fotografo, nonché un escursionista senza paura, ragion per cui attraverso sentieri cancellati e versanti invalicabili ha raggiunto decine di paesi abbandonati. Documentandone il vuoto della vita, con gli oggetti e gli arredi delle case quasi sorpresi da un abbandono istantaneo, come di chi se ne va, senza neppure chiudere la porta. Paesi non sconosciuti a tutti perchè altri li hanno raggiunti e studiati. Ma De Lorenzi ha il valore aggiunto di queste splendide fotografie che gli hanno guadagnato migliaia di like su facebook , centinaia di contatti anche dall'estero perchè, attraverso i social, liguri emigrati hanno riconosciuto le stanze dei nonni. O della loro stessa infanzia. La oggettiva desolazione è cancellata dalla bellezza della natura attorno, dei panorami, fissati dalle immagini esclusive di De Lorenzi.

Così ecco il mulino dell’Alpe di Vobbia e la chiesetta diroccata di Riola nei dintorni di Torriglia così come lo è Tinello una casa dentro l’altra a gradoni fagocitata dai castagni, paesi di cui rimangono solo i nomi, mentre nella Val Brevenna dove alcuni borghi sono comunque spopolati, c'è chi lavora coraggiosamente per una nuova vita, aprendo rifugi, recuperando case diroccate che ritornano fattorie o agriturismi. Piccoli numeri ma sono comunque propulsori.

E ancora pietre che furono case della Val Cerusa alle spalle di Voltri, e l’entroterra di Montoggio fino agli anni ’50 vivacissimo di lavoro e di famiglie (si chiamavano tutti Tacchella) e di cui restano forni per la cottura del pane, le stalle con la greppia nel gran silenzio rotto solo dal rio Feto.

Infine Scandolaro e Canate di Marsiglia, appena fuori Genova, vicino a Davagna, eppure lontano secoli. Le cucine di quelle case, che avevano già la dignità di terrazzini e ringhiere, sono ancora piastrellate, con tavoloni per grandi famiglie e madie sfondate, e pure una giacca appesa. Un sentiero-scala di 1500 gradini portava da lì al fondo valle e i portuali lo percorrevano due volte al giorno. Ad accoglierli all’entrata del borgo c’era, ieri come oggi, un trogolo.

«Ho visitato circa un centinaio di paesi abbandonati - commenta il nostro Indiana Jones - la parte più difficile è riuscire ad avere notizie quasi sempre scarne se non inesistenti per progettare poi una nuova spedizione. Il posto più bello? Sempre l’ultimo. Se posso consigliarne qualcuno direi Tessaie in val Brevenna più facilmente raggiungibile dalla frazione di Pareto, oppure Reneuzzi nell’alta valle dei Campassi, sull’Antola paese avvolto nel mistero che si estinse negli anni Sessanta perché gli ultimi suoi abitanti furono protagonisti di un omicidio-suicidio». È rimasto il cimiterino al fianco di un oratorio che si sta sgretolando. La civiltà rurale, ribadisce, è la nostra stessa storia. E spera che prima o poi la Regione approvi una legge che dia potere ai Comuni di individuare aree di recupero. Legge che dovrebbe essere approvata entro l'anno. Dovrebbe...

Ora De Lorenzi si sta specializzando nei mulini, ne intercetta numerosi nelle sue escursioni e non credeva, racconta che tra i pochi funzionanti ad acqua c è quello di Gramizza in val d'Aveto dove ancora viene usato per fare la farina. Meccanismi di mulini, zittiti da decenni, eppure ancora perfetti nelle loro componenti, con la vasca d’accumulo o la condotta sepolti dalla terra eppure di nuovo pronti a far cantare l’acqua.

Seguite Paolo De Lorenzi sulla sua pagina facebook, ha pubblicato anche un bel libro che si intitola Villaggi fantasma, scritto insieme a Cristian Roccati. Edizioni de Il Capricorno. Una guida turistica che puo essere una strenna per una primavera di passeggiate particolari che è già dietro l'angolo dell'inverno

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