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RADIO MARELLI DA' VOCE ALLA SHOAH

 

testo di Stefano Villa

Il pomeriggio è già estivo, ma a Lino Costa gela  il sangue quando alla radio sente Mussolini dichiarare guerra alla Francia e all’Inghilterra mentre la folla di piazza Venezia mescola urla di giubilo e applausi alla stentorea retorica del duce. Lino non riesce proprio a crederci. Ha solo 17 anni, ma suo padre ha vissuto in prima linea come portaordini bersagliere la Grande Guerra e gliene ha raccontato le atrocità e il sangue, dalle trincee a Caporetto alla battaglia del Piave, perciò il ragazzo sa già che la guerra è una tragedia. Quella cominciata per l’Italia il 10 giugno 1940 sarà lunghissima e terribile, altro che la “guerra dinamica, rapida e qualitativa” esaltata dalla propaganda del ministro fascista Pavolini. La voce del duce, trasmessa dagli altoparlanti in ogni piazza, luogo di lavoro e di ritrovo d’Italia perché tutti ascoltino la dichiarazione di guerra, rafforza ancor più gli ideali socialisti e antifascisti di Lino che vi resta sempre coerente, anche nella deportazione nel lager di Dachau.

Lo ha raccontato lui stesso nel memoriale scritto a mano sul filo dei ricordi di quegli anni durissimi, dall’entrata in guerra dell’Italia alla Liberazione dal nazifascismo. Sori, dove Lino era nato e ha vissuto, porta in scena le sue memorie e i suoi valori con la drammatizzazione teatrale “Radio Marelli” che ripercorre il diario dell’ex deportato.

“Un magnifico libro di storia, anche se non è stato scritto da uno storico” dice Ivano Malcotti, drammaturgo e autore del Gruppo Città di Genova, motore dell’allestimento teatrale. Un lavoro corale, con il sostegno del Comune di Sori che mette a disposizione la sala consiliare per le prove tutti i martedì sera, le musiche “made in Sori” con il gruppo Licorice Dream e il regista e attore Giorgio De Virgiliis, unico professionista e volontario a guidare un grande cast aperto. “È una bella esperienza di teatro di cittadinanza – dice Malcotti - che sulla memoria esprime e costruisce anche una coscienza collettiva. Non esistono limitazioni di alcun tipo per partecipare, ognuno porta le proprie caratteristiche e ci sono persone di tutte le frazioni di Sori.”

Lino Costa scrivendo il memoriale pensava ai giovani, avrebbe voluto portarlo nelle scuole, ma se n’è andato prima di riuscirci. Il diario è rimasto però alla moglie Gianna Fasce e lei, ospite della residenza per anziani di Sori, lo ha fatto leggere a Malcotti, operatore relazionale della struttura dove organizza anche attività teatrali con il Gruppo Città di Genova, chiedendogli di mettere in scena le memorie di Lino. “Quelle pagine manoscritte mi hanno subito colpito e affascinato” racconta Ivano che rispettandone lo spirito e il filo ha elaborato il copione, con i personaggi, le voci narranti, canzoni d’epoca, poesie e citazioni letterarie per restituire sul palcoscenico quella memoria nella pienezza evocativa dei contesti e degli stati d’animo che la percorrono.

Radio Marelli, stesso nome dell’apparecchio da cui Lino seppe che il fascismo portava l’Italia in guerra, sarà in scena al Teatro comunale “Enzo Costa” di Sori il 27 gennaio prossimo, nel Giorno della Memoria della Shoah e di tutti i crimini nazifascisti contro l’umanità. In sala con amministratori e cittadini di Sori, dai bambini e ragazzi delle scuole agli anziani, ci saranno anche Gianna Fasce con figli e nipoti e la famiglia di Lino Costa potrà ritrovarselo accanto, sul palcoscenico: vedendolo ragazzo, tornitore nell’officina Razeto e Casareto di Sori dopo il diploma di avviamento commerciale alla Ugolino Vivaldi di Nervi, sereno con gli amici al bar Crovetto , e seguirlo nel suo diventare improvvisamente uomo negli anni terribili della guerra, scarnificato poi dalla deportazione in un corpo di 35 chili e infine salvo a casa.

Nel mezzo tante, troppe cose. Il gelo e il sangue della guerra, i muri del fanatismo e delle repressioni fasciste a dividere anche colleghi e amici d’infanzia, il lavoro all’Ansaldo di Sampierdarena, frammenti di una stranita normalità, come quella di domenica 9 febbraio 1941, iniziata con violentissimi bombardamenti della flotta britannica su Genova, il porto, le aree industriali che fecero 158 vittime, 225 feriti e lasciarono senza casa 2.500 persone, che proseguì nel pomeriggio con la partita giocata ugualmente e vinta dal Genoa contro la Juventus. Poi ancora guerra, fino all’armistizio dell’8 settembre 1943, l’occupazione nazista, i fascisti repubblichini di Salò, eccidi, rastrellamenti, deportazioni, persecuzioni degli ebrei. Ma anche le formazioni partigiane della Resistenza. All’Ansaldo Meccanico si organizza la Brigata Riccardo Masnata, ne fa parte anche il caporeparto di Lino, Egidio Noris e insieme ai compagni di lavoro sottrae ai nazifascisti l’acciaio widia prezioso come l’oro e macchinari costosissimi nascondendoli nei sotterranei della chiesa di Don Bosco. Lino, riformato nel gennaio 1943 alla visita militare, nel 1944 per sfuggire all’arruolamento obbligatorio nella Repubblica di Salò che fucila chi non si presenta, si rifugia da amici a San Bartolomeo di Rupanego, poi a giugno, dopo i devastanti bombardamenti su Sori si sposta con la famiglia dai nonni a Montaldo di Scarampi, sulle colline astigiane.

La zona è già controllata dalla Resistenza e suo padre calzolaio che ripara gratis le scarpe dei partigiani dopo la Liberazione riceve dal comandante Mauri un attestato di ringraziamento. Lino per aiutare la famiglia lavora duro in una fornace dove riesce a sfuggire ai repubblichini nascondendosi fra i filari delle vigne. Non sarà così fortunato il 5 novembre 1944: i nazisti lo catturano in un rastrellamento e poi lo rinchiudono con molti altri. Purtroppo c’è anche suo padre. Dopo una notte di sevizie i nazifascisti trasferiscono i prigionieri, ma lasciano andare i più vecchi, compreso il padre di Lino. Lui invece finisce su un carro bestiame al Binario 21. Destinazione Dachau il primo lager nazista costruito nel 1933, dove morirono 40.000 deportati.

 Il 22 aprile arrivano gli americani, prestano cure mediche a tutti nel campo. Per Lino che pesa 35 chili comincia il viaggio di ritorno. Il 16 settembre da Milano sale su un treno per Principe. Di nuovo a Genova. A Sori. Nella distruzione del borgo la casa di Lino è miracolosamente intatta, ma lui è così magro che nessuno lo riconosce. Nemmeno lo zio Giuva, subito: deve dirgli più volte il proprio nome prima di finire fra le sue braccia. Poi l’indomani si ricongiunge anche ai genitori in Piemonte. Lino è tornato, in Italia è tornata la libertà.

Il Gruppo Città di Genova alimenta la memoria e i valori della Resistenza e della libertà anche in fabbrica. Insieme alla sezione Anpi di Ansaldo Energia e all’azienda prepara infatti un docufilm sui 75 anni dalla deportazione a Mauthausen di 1500 lavoratori genovesi e un pellegrinaggio nello stesso lager nazista per ricordare con gli operai di oggi. “La deportazione avvenne il 16 giugno 1944 – dice Ivano Malcotti – e quel giorno vide tutto anche mio padre, allora ragazzo appena assunto all’Ansaldo, che si prese un calcio in faccia da un nazista”.

Nella fotografia le prove, che sono iniziate questa estate, della rappresentazione teatrale che sarà in scena nel teatro comunale di  Sori il 27 gennaio.

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