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FOCACCIA E DUE RUOTE PER EVADERE

 

testo di Stefano Villa

La farina per il pane, il cotone per le magliette, il metallo e la gomma delle biciclette. Non sono le prime cose che s’immaginano di un carcere, però nella Casa Circondariale di Marassi a Genova per molte persone recluse sono materia fondamentale, come La chiave a stella di Primo Levi, del valore e della dignità del lavoro. Sono un centinaio i detenuti impegnati nelle attività lavorative e tanti altri frequentano i corsi scolastici interni per qualifiche e diplomi. La capienza regolamentare a Marassi sarebbe di 546 persone, ma a metà novembre dietro le sue mura ce n’erano 734 . Del resto tutti gli istituti detentivi in Italia hanno problemi molto seri di sovraffollamento. In una realtà penitenziaria comunque dura e difficile questa struttura svolge le sue complesse funzioni “con l’impegno di garantire sempre il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità di ogni detenuto” dice Maria Milano, direttore della Casa Circondariale. 

LE BICICLETTE La prima tappa ci porta a una delle attività più nuove e originali per Marassi: il laboratorio delle biciclette con sei postazioni complete per riparare manubri, freni, catene, cambi, ruote, sellini e attorno tante bici nuove, per esercitarsi. Promotore e finanziatore del laboratorio, aperto d’intesa con la direzione del carcere, è Luca Bianchi, imprenditore e manager con radici genovesi e attività a Milano “che voleva assolutamente fare qualcosa per la nostra struttura” mi dicono. Così è la nata la fondazione Nuovi Cicli e con la guida di un meccanico professionista e di un educatore i detenuti, sei per ogni sessione, partecipano ai corsi di formazione per meccanici delle biciclette. Durano due mesi e hanno già formato 24 persone. Ogni partecipante riceve un incentivo economico per le presenze e uno finale al superamento del corso. L’idea è di proseguire poi con stage esterni, anche se la realtà genovese sui pedali è molto più complicata, per orografia e forse per mentalità, di quella di Milano per esempio dove sei detenuti di Bollate sono stati assunti a tempo pieno, per le manutenzioni delle biciclette, dalla società che gestisce il bike-sharing. Anche a Genova però la formazione funziona bene e la voglia e l’entusiasmo di misurarsi sono forti. Anche, ad esempio, per la Casa dell'Angelo di Borzoli,  casa di accoglienza per minori in difficoltà, che, come ha scritto Pieni di Giorni, cerca meccanici volontari per riparare le sue biciclette, tante ma piuttosto malconce. “Siamo disponibilissimi - dice infatti Luca Bianchi - e ci piace molto l’idea che a rispondere a questa richiesta sia proprio il laboratorio di Marassi”. Servirà naturalmente il tempo per organizzare e condividere il percorso e per avere le autorizzazioni necessarie al lavoro esterno del magistrato di sorveglianza, ma l’idea può diventare una bella realtà.

PANE E FOCACCIA Come lo è, bella realtà, il pane sfornato, insieme a focaccia e pizza, nella Casa Circondariale. “Facciamo pane di tutti i tipi – dice Pietro Civello, presidente della cooperativa Italforno che gestisce queste attività – 650 chili al giorno nei feriali e 940 chili al sabato, oltre a 70-75 chili quotidiani di focaccia e pizza”. Italforno ha investito 300.000 euro per tutte le attrezzature nei locali concessi in comodato dalla direzione del carcere e nella forneria lavorano sei persone, in articolo 21, la norma dell’Ordinamento penitenziario che disciplina il lavoro esterno dei reclusi. Si panifica dalle 22 alle 4.30 del mattino e l’attività è retribuita con 1.100 euro mensili più il premio di produzione. Pane, focaccia e pizza sono commercializzati dalla grande distribuzione in tutta la Liguria e ai clienti di Marassi stanno per aggiungersi altri cinque supermercati. Ogni notte c’è sempre anche un fornaio esterno che guida le produzioni e insegna. “Alcuni detenuti sono diventati altrettanto bravi, sono fornai fatti – dice Civello – siamo qui da dodici anni e ci dà molta soddisfazione”. Dal 2006 nel forno si è formato e ha lavorato un centinaio di reclusi. Fra quelli che poi sono usciti qualcuno ha aperto un panificio e “nessuno è tornato a Marassi”. Qualche tempo fa si pensava di realizzare anche un centro cottura, ma il progetto si è poi fermato, sostituito dalla pasticceria e il corso per nuovi pasticceri, con finanziamenti comunitari del FSE, in gran parte è già stato realizzato. “Dal 2019 cominceremo le produzioni dei dolci – dice Pietro Civello – e per il Natale dell’anno prossimo arriveranno anche i pandolci e i panettoni”.

LE MAGLIETTE A Marassi il cotone ha i colori della solidarietà. Per vederli bisogna salire alla V sezione, ad alta sorveglianza. Qui il progetto-laboratorio gestito da Bottega Solidale produce magliette serigrafate con versi delle canzoni di De Andrè, Vasco, Guccini, Battiato ed altri cantautori, ma anche tazze, spille, cappellini. Le magliette sono tessute in cotone nella rete del commercio etico ed equo-solidale da cooperative di donne del Bangladesh che non hanno più volto, sfigurate dal vetriolo. A subire lo spaventoso oltraggio dell’acido, che costa poco ed è facile da trovare nella diffusa lavorazione dei gioielli, sono purtroppo tante donne bengalesi. Devastate per punirle di essere troppo indipendenti dai mariti o vittime di dispute familiari su patrimoni, doti, eredità. Le loro magliette arrivano a Marassi dove la grafica al computer prepara disegni e figure che il telaio imprime sul cotone con i versi di canzoni e poesie, formando anche suggestivi calligrammi. Il laboratorio della V sezione produce 20.000 magliette all’anno, ma può superare le 30.000 in occasione di eventi speciali. Ci lavorano 4 detenuti assunti da Bottega Solidale (tutti diplomati alla scuola di grafica pubblicitaria del Vittorio Emanuele II – Ruffini), 2 tirocinanti e altri 8 con borse lavoro. “Questa - mi dice Raffaele Vollaro, una delle persone recluse che lavora con O’Press - è l’unica alta sorveglianza in Italia ad avere un’attività così particolare e parteciparvi è molto importante, fa davvero piacere e significa che anche per noi ci sono speranze”.

I MURALES Lungo il corridoio che porta alla rotonda interna del carcere e alle diverse sezioni ci sono i murales colorati con l’articolo 27 della Costituzione che sancisce il senso di umanità per le pene e il loro tendere alla rieducazione e l’articolo 1 dell’Ordinamento Penitenziario che richiama la dignità e l’imparzialità del trattamento per ogni persona, senza discriminazioni. “L’abbiamo voluti per ricordare a tutti noi il significato e il valore di ciò che facciamo qui” dice la dottoressa Milano che ha coinvolto il personale e i reclusi nella realizzazione dei murales. Molto apprezzati anche dal giudice costituzionale Francesco Viganò che ha visitato la Casa Circondariale incontrando personale, detenuti e volontari nell’iniziativa Viaggio in Italia, la Corte Costituzionale nelle carceri. Oltre il direttore a guidarmi nella visita  ci sono  stati Silvio Rizzo, funzionario responsabile degli educatori della Casa Circondariale e Patrizia Smiraldi, ispettore della Polizia Penitenziaria referente per le attività trattamentali.

 

 

 

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