TRA CANYON E CASCINE ENTROTERRA DA AMARE


testo di Donata Bonometti

Superi il paese di Rossiglione, arrivi a ridosso di un campo sportivo con parcheggione, e intuisci un sentiero. Lo prendi, meglio ti prende per mano e ti porta subito fuori da ogni traccia urbana, in un boschetto di lecci e castagni querci e noccioli dove appare e scompare un corso d'acqua infossato, con pozze pulitissime riflettenti i colori di quella stagione in quel momento. Cosi ti ci affacci dallo strapiombo per rintracciare la perfezione. Alzi gli occhi ed eccoli: massicci con un po di coraggiosa erica, dal profilo scomposto, qui il torrente Gargassa ha scavato poi la sua strada manipolando le rocce, creando le ripide parenti del canyon inciso nei conglomerati. Non montagna ma massi che sembrano depositati da giganti, da milioni di anni, come torrioni,guglie,bastionate . Ciotoli ofiolitici, recitano gli esperti, legati da sabbie, marne argille e d enormi quantità di depositi sedimentari. Ci saranno conchiglie e fossili marini, certamente. Perchè quando il mare si è ritirato, milioni di anni fa, ha lasciato questo straordinario strascico. Paesaggio lunare che d'improvviso, guadato il torrente, evolve nella distesa di un prato con alberi da frutta inselvatichiti a ridosso di un borgo chiamato Vereira, dove fino al dopoguerra lavoravano il vetro grazie alla presenza di serpentinite nelle rocce, E ancora oggi vedi affiorare quel riflesso verde.....Case sventrate dal tempo e dall'abbandono, tetti d'ardesia sfatti e la resistenza di una cucina a gas buttata fuori dlall'uscio e alcuni utensili per il lavoro o la vita quotidiana, un attizzatoio, quel che resta di una rudimentale falciatrice.

Ma una di queste case è stata restaurata dall'Ente Parco Beigua e forse anche da altri interventi pubblici ed è un rifugio perfetto. Zona giorno al piano terra, zona notte con ampia ospitalità al piano superiore. Pannelli fotovoltaici, zona esterna un tempo con tavolate, forno. Successe, ci racconta un escursionista che deve ben conoscere la val Gargassa, che un gruppo di ragazzi, forse scout, tempo fa dopo una notte passata al rifugio ebbero in massa mal di pancia, a causa, si disse, forse, dell'acqua bevuta lì. E così il rifugio è stato chiuso e ora già presenta ampi segni di non utilizzazione. Brutti segni. L'ente Parco a sua volta sarà impossibilitato a superare intralci burocratici legati alla sicurezza.

Torno da un giorno di gita nella val Gargassa, uno mai si immagina che a venti chilometri dalla riviera ci sia un luogo cosi straordinariamente diverso dal paesaggio che ci accompagna solitamente. Il cambiamento non è solo geologico o geomorfologico, è emozionale, profondo. Eppure se uno volesse mai vivere l'esperienza della notte in quel posto, per tornare a casa quasi rifatto nel cuore e nei pensieri, potrebbe ma non può.

Entroterra di Liguria leggiadra che è stato parzialmente recuperato nei suoi antichi insediamenti agricoli, ma con un godimento a metà. Bene il recupero, ma male la porta sprangata. Mi riferisco anche alle cascine che fanno parte del percorso che inizia alle spalle della area sacra della Benedicta, dove nella primavera del 44 decine di partigiani furono sorpresi dai nazifascisti e massacrati. Siamo nella riserva delle Capanne di Marcarola nell'Alessandrino ma alle spalle del Genovesato.

.Da un decennio la zona stupenda anche da un punto di vista ambientale è deturpata da un cantiere per la costruzione di un (futuribile?) Museo della Benedicta che nel suo essere incompiuta si è trasformato in una specie di ecomostro. Ma superiamo il Sacrario della Benedicta e inoltriamoci lungo un sentiero dove ci si imbatte in cinque o sei cascine, alcune con mulino, dove i contadini nascondevano i partigiani, che anni fa sono state tutte recuperate con perizia ma se ne conosce solo un parziale utilizzo. Se non il loro inserimento in un cosiddetto Sentiero della Pace. Chiuse, o almeno sempre appaiono al turista, quelle nel cuore di questo percorso. Una panca in esterno con tavola ti offre l'opportunità di un pic nic piu comodo. E' comunque un invito a esserci.

Va detto, una mission c'è ed è esplicita. Quella di far conoscere, attraverso la naturalezza di una gita domenicale, il vivere angosciante quanto eroico di quei ragazzi e di chi li nascondeva. Lassù, in quel verde oggi bucolico, ad aspettare la morte anche per la nostra libertà. E già basta. Comunque l'Associazione Memoria della Benedicta puo essere piu esauriente e per chi vuole notizie ulteriori www.benedicta.org

E infine. Bosco dell'Adelasia , alle spalle di Savona, zona Ferrania. 450 ettari di faggete millenarie, piu monumenti che alberi. Bosco immenso ogni tanto interrotto da radure dove un secolo fa si coltivava grano. Eccole dunque anche qui cascine, grandi, dove vivevano numerose famiglie di contadini, la loro rovina è ancora piu evidente e quindi irritante. Una sola, delle dieci cascine, recuperata ad uso comune. Si chiama Cascina Miera, rifugio con una camerata con dieci letti e una cucina con tavolone per il convivio. Cosi la ricordo alcuni anni fa quando vi ho trascorso un week end, un focolare di amici. Passarci una notte significa rimanere quasi frastornati in ascolto delle voci del bosco, uccelli rapaci e cervi, gufi e caprioli, cinghiali e ghiandaie, forse anche lupi. Notte indimenticabile di amori intrecciati. Come quello del resto di Aleramo e Adelasia, figlia di Ottone di Baviera, che nel bosco trovarono rifugio nella loro fuga. Correva il decimo secolo. Da poco la cascina è stata affidata a nuovi gestori che l'hanno rilanciata e sta diventando luogo di culto per gli escursionisti e pure per i buongustai.

Il recupero di Cascina Miera è un esempio da imitare, va da sè. Lo chiedono gli amanti dell'entroterra e del trekking fuoriporta, le numerose associazioni che alla Liguria "non rivierasca" danno molto di sè.

Citiamo per tutti oltre alle varie sezioni del Cai, i volontari di quotazero che camminano e contestualmente restaurano, riaprendoli a colpi di falcetto, antichi sentieri.

Vi aggiungo anche gli arenzanesi che si concentrano soprattutto sulla manutenzione dei sentieri del Beigua che si riconoscono nella onlus Ugruppu (ugruppu.altervista.org)

Per chi vuole avere info sull accesso alla Cascina Miera c'è una pagina facebook molto ben aggiornata con il cell del rifugio 338 693 1783 o inviando un messaggio www.cascinamiera.it

Nelle foto, particolare della Val Gargassa e la Cascina Miera

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