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PER SEMPRE TRAFFICANTI DI SOGNI CON IL GALLO

 

 

testo di Donata Bonometti

Ancora fatichiamo a crederci ma sono sei anni che don Andrea Gallo ci ha lasciato. Poco prima del tramonto del 22 maggio, nella canonica della Comunità di San Benedetto, nel letto dello studio al primo piano dove tutto è rimasto come era, la lavagna con le sue scritte, la foto della sua mamma, la croce costruita con gli stuzzicadenti e regalata dai detenuti, i libri, i paramenti sacri, il portapenne,  la finestra spalancata sul mare che oggi è autostrada di smisurate navi da crociera ma anche tomba di sventurati che avrebbero voluto raggiungere una cosiddetta  terra promessa. Tutti noi che lo abbiamo conosciuto personalmente, ne abbiamo colto da vicino le veementi parole di pace, ma anche di provocazione contro le ipocrisie e le malefatte dei singoli e della collettività, ci chiediamo cosa mai avrebbe sofferto in questa epoca di respingimenti e di violenze verso i piu fragili . Quali sarebbero state le sue riflessioni, i suoi interventi, come si sarebbe concretizzato il suo modo di essere sempre partigiano, dalla parte di...Il suo ultimo augurio per quello che sarebbe stato il suo ultimo capodanno "Siate sempre trafficanti di sogni..." forse oggi sarebbe svuotato della forza di un auspicio. O forse no.

Certo nei suoi scritti rimane la sua indistruttibile eredità. Quella raccolta di documentazione di cui alcuni anni fa si era parlato  proprio in un convegno all'Archivio di Stato: perchè  la Fondazione Ansaldo ne aveva finanziato il riordino seguita e supportata dalla Soprintendenza Archivistica che aveva a sua volta riconosciuto valore storico all'insieme di scritti e video, documenti, lettere testimonianze. Un tesoro che non può rimanere in una stanza, si disse in quella occasione, pensando anche ad un progetto multimediale inserito magari nella piazza Don Gallo, nel ghetto del centro storico genovese, che è meta anche di turisti, oltre che dei suoi numerosi "orfani". E laddove le sue amiche trans vegliano sul rispetto di quella piazza, a suo modo luogo sacro e venerato.

Dunque la potenzialità di un archivio molto importante, raccolta eterogenea dai racconti dell'amico Vasco Rossi, di Dori Ghezzi, di Moni Ovadia alle testimonianze di tossici, detenuti, ex garaventini ragazzi della nave scuola riformatorio di cui lui era stato guida spirituale, ai parenti, agli amici.

Un archivio diviso in due blocchi quello specifico Don Andrea Gallo (1968 – 2013) e l’archivio Famiglia Gallo (1918 – 2013); nei 510 fascicoli in cui è suddiviso ci sono diari, agende, scritti e appunti, corrispondenza, omelie, articoli, riviste, opuscoli e, ancora, documenti amministrativi, attestati, contratti. 191 audiocassette e 1036 fotografie integrano e completano il complesso archivistico. E ancora registrazioni di conferenze e di omelie.  Si tratta di un archivio multimediale ancora completamente analogico che, almeno per alcune parti (audio e foto, prima di tutto), necessita di un’attività di digitalizzazione. Insomma deve diventare una sorta di Centro di Documentazione cui tutti si possa accedere per abbeverarsi a quella fonte di vita che era questo straordinario prete di strada, ma anche di chiesa, di casa, di famiglia, di trattoria, di corteo. Con amici importanti e apparizioni televisive molto seguite e nello stesso tempo una vita quotidiana nella semplicità piu ricercata e vera, nella canonica un po vecchiotta e malmessa, nella cucina con un tavolone con la tovaglia cerata  sempre pronto ad un piatto in piu, con i suoi amici e collaboratori piu stretti e conviventi,  nello studiolo modesto e piccolo, ma immenso luogo di conforto per chi lo cercava.

Disse a suo tempo Domenico Megu Chionetti oggi presidente della Comunità di San Benedetto " è importante pensare a una formula di condivisione dei documenti con le nuove generazioni, quindi una digitalizzazione di questo patrimonio archivistico è necessaria. Molti scritti anticipano di dieci anni processi politici e sociali: sarebbe affascinante anche trasmettere, proprio in piazza Don Gallo, video e discorsi che hanno segnato il percorso di Don Andrea, coinvolgendo anche gli studenti. Quella piazza potrebbe diventare una porta d’ingresso multimediale nel mondo del Don».

Il progetto, molto seguito sin dal suo nascere dagli articoli di Claudio Cabona de Il Secolo XIX, è rimasto al palo per un pò, ora pare che qualcosa si muova in tal senso e che forse si riesca a procedere. Non deve rimanere una incompiuta. Non è solo la città di Genova a chiederlo.

Il sesto anniversario della morte di don Andrea Gallo si celebrerà mercoledi 22 con una messa alle ore 18 nella "sua" chiesa di San Benedetto al Porto, e all'altare ci sarà  Don Gianni Grondona, che dopo la morte di don Federico Rebora il parroco che apri le porte a don Andrea Gallo transfuga dal Carmine e con lui fondo la comunità, è stato nominato parroco di San Benedetto. Un insediamento che risale a poche settimane fa ma gia da almeno 4 anni don Gianni, con una presenza assidua e paterna, affiancava la comunità.

 

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