AL CEP, DOVE LA SCUOLA E' ANCHE FAMIGLIA


testo di Donata Bonometti

I ragazzi di periferia guardano da sempre al centro della loro città come ad un viaggio, spesso esaltante, a volte faticoso, per la lontananza, anche di cuore, e comunque non sempre accorciata dai mezzi di trasporto, per esempio.. I ragazzi di periferia soffrono l'assenza di cinema, strutture sportive, luoghi di incontro e solidarietà in generale; c'è nei ragazzi di periferia e nelle loro famiglie una sorta di rassegnazione esistenziale che non li fa sentire parte della città. Eppure c'è una periferia, a Genova, con una foresta di palazzoni affacciati sul mare di Pra, cosiddetta Cep, (Centro Edilizia Popolare o Ca'Nova) che negli anni ha conosciuto vicinanza, progetti di grande risultato.. Nominare l'ex farmacista Carlo Besana e il suo Consorzio Pianacci è evocare automaticamente una stagione di iniziative, una dietro l'altra senza fermarsi, riscattando spazi inerti e riempiendoli di vita sociale,che ha fatto di quel quartiere, con tutte le sue asperità, un laboratorio di inclusione conosciuto anche fuori Genova. Tutto all'insegna della gratuità e del volontariato. Va da sè che anche le migliori iniziative non sempre riescono a trovare eredi di chi le ha fondate. Nuove generazioni che vi succedono. E qualche entusiasmo si smorza. Ma senza disperdere lo spirito. E sempre al Cep c'è da sempre una squadra di insegnanti che è quasi storicamente legata alle scuole di quel territorio, rifiutandosi di trasferirsi in classi piu tranquille, piu "comode" , dedicando parecchio tempo libero ad adolescenti soli, inquieti, bisognosi di cura. Si sappia che in questa periferia come altre, i ragazzi italiani spesso hanno per famiglia solo la madre, al lavoro tutto il giorno quando c'è, mentre le famiglie straniere solitamente sono piu strutturate, piu numerose.

E cosi si prosegue senza mollare mai. “Give teens a chance. La scuola al centro della periferia” si chiama l'ultimo progetto ideato dall’istituto comprensivo “Voltri 2”, la scuola del quartiere Cep e dalla Comunità di Sant’Egidio, con la partecipazione dell’Ufficio scolastico regionale e di un vasto numero di partner genovesi tra parrocchie, scuole, istituzioni culturali. E è un progetto che ricomincia quest'anno per proseguire nei prossimi due anni e che probabilmente sarà inserito nei percorsi educativi del Comune. Quindi istituzionalizzato..Un’iniziativa per costruire fisicamente un futuro diverso per la periferia, attorno a cui c’è una certa attenzione e simpatia da parte della città.

Nel quartiere Cep opera dal 2008 la Scuola della Pace di Sant'Egidio. L’anno scorso, in collaborazione con la scuola, ha attivato un percorso di supporto ai ragazzi della zona tramite un potenziamento della scuola e iniziative per la rottura dell’isolamento sociale. Il progetto è stato selezionato dall’impresa sociale “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. (Per saperne di più https://percorsiconibambini.it/scuolalcentro/regione/liguria/www.conibambini.org)

Dice Sergio Casali,portavoce di Sant'Egidio "I ragazzi che seguiamo sono la terza generazione del quartiere e il sentimento di isolamento fa fatica a togliere radici. Grazie a questo progetto i docenti hanno accanto ogni mattina sette educatori formati che li seguono nella didattica tradizionale, nelle sperimentazioni educative, nel supporto alle fragilità; la scuola ha accesso a risorse per potenziare la didattica e migliorare gli spazi, ogni pomeriggio gli educatori animano uno spazio di sostegno didattico ed educativo, in collaborazione con i docenti della scuola e del liceo Lanfranconi ad integrazione del lavoro volontario della Scuola della Pace della Comunità di Sant’Egidio; gli operatori incontrano e seguono individualmente i ragazzi che non studiano più, ma non lavorano ancora (i cosidetti Neet) per elaborare con loro percorsi personalizzati di reinserimento formativo o inserimento occupazionale; l’Ufficio scolastico regionale elabora moduli di formazione rivolti a docenti, educatori, genitori per affiancare la gestione – spesso molto complessa – delle relazioni educative con ragazzi “difficili”; infine: tutti i partner lavorano ad iniziative per rompere l’isolamento sociale, il senso di esclusione, con un calendario di corsi di teatro, di cucina, realizzazione di mostre, partecipazione ad iniziative culturali e sportive".

Vuol dire dunque che tre-quattrocento ragazzi vengono seguiti soprattutto a scuola da educatori , che affiancano gli insegnanti e una cinquantina di loro non viene lasciata sola neppure fuori dalla scuola. Li si va a cercare. Li si aiuta a compilare un curriculo se sperano in un lavoro e a superare le barriere burocratiche, oppure a stare sui libri, a stare insieme agli altri. a scoprire la città, gli altri. E infine se stessi.Dunque ci sono gli educatori di Sant'Egidio ma in campo numerosi volontari anche giovani (notizia assai consolante) e i "soliti" straordinari insegnanti che non tornano a casa loro, perchè per loro il Cep un po lo è già.

Concludono da Sant'Egidio "Va detto. Il progetto è un modello di intervento pubblico-privato nuovo, un modello di “fare scuola” che non ripeta un modulo standardizzato, ma sappia rispondere alle domande nuove che si alzano da questi contesti con proposte nuove, che superino l’inerzia dell’idea che “abbiamo sempre fatto così” o del vittimismo per cui "mancano le risorse"...."

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