TRAPIANTANDO IL CUORE NELLA MIA AFRICA

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testo di Paolo De Totero

Eccomi con il professor Umberto Valente, 77 anni, genovese, chirurgo di fama mondiale, pioniere e maestro nella scuola dei trapianti e fino al 2012 non dimenticato direttore del centro trapianti del San Martino. Parlando di lui, parlo di rivincita e non di vendetta che farebbe presumere sentimenti che non trovano alcun riscontro nell’animo dell’uomo che sette anni fa, al temine di una faticosa vicenda, dopo essere andato in pensione, si è trasferito altrove per esercitare la sua professione di medico e di formatore. Inseguendo quella voglia di rendersi ancora utile “sul campo” e di solidarizzare con i pazienti e le popolazioni meno fortunate. In Africa.

Quella dei suoi anni fuori dall’Italia è una storia che merita di essere raccontata e conosciuta. Perché nel paese del “Prima gli italiani” e dell’”aiutiamoli a casa loro”, nel paese sovranista dell”Europa matrigna” e dei “porti chiusi”, nel paese dell’odio traboccante sui social, a scopo di propaganda politica, ma non solo, la testimonianza di Umberto Valente invita ad aprire gli occhi ed ad allargare gli orizzonti.Oltre a trasmetterci un messaggio di speranza. La ferita per il trattamento subito nella sua città, e non tanto dal punto di vista personale quanto per gli effetti devastanti su una risorsa come il centro trapianti, stenta a rimarginarsi. Ma, come dice lui, non tanto per una sorta di offesa al suo carattere forte, alla sua esperienza di medico, al suo curriculum, alla sua figura ancora carismatica, insomma, quanto per i genovesi ed i pazienti. E in quel caso, manco a dirlo, a deludere Umberto Valente è stata una sorta di miopia dei politici di turno. Purtroppo, sempre quelli e quella.

Quella di oggi, al contrario, è una storia in cui c’entrano i social e facebook. Una volta tanto utilizzati per scopi positivi, con fini umanitari e non per dispensare odio in rete. Perché di Umberto Valente sino a qualche mese fa molti suoi affezionati pazienti, amici, conoscenti, colleghi ed estimatori - un numero nutrito di persone - comunque, avevano perso le tracce.Se ne era andato dopo la lunga querelle con i nostri politici della Regione. Un breve periodo in Lombardia, poi l’esperienza con i padri Cappuccini a visitare le loro missioni e gli ospedali in centro Africa e nel Ciad, e ancora con “Medici senza frontiere” e con “Emergency” come chirurgo formatore, nei territori africani in cui si combatteva. Si combattevano guerre per poter sfruttare le risorse dei territori e guerre civili fra tribù, etnie e religioni diverse. In stati fra cui il Burundi e l’Afghanistan dove dal 2001 è in corso una guerra infinita.

“Quattro anni di missioni complicate - spiega Valente - nei territori difficili di molti paesi africani. Con una chirurgia di guerra molto diversa da quella che ero abituato a fare io, magari anche molto complessa. Ma si trattava di chirurgia riparatrice. La chirurgia di guerra è, purtroppo, prima distruttrice e poi riparatrice”.Un periodo molto pesante, a contatto con grandi sofferenze degli abitanti. E così Valente decide di iniziare una nuova esperienza in Madagascar, uno stato poverissimo - il terzo più povero per reddito pro capite al mondo, dove si vive con meno di un dollaro al giorno - in un’ospedale costruito da un biologo e filantropo italiano. Un luogo in cui la lotta quotidiana per la vita si incrocia, spesso con la morte.. Questo, nel bene e nel male, è il Madagascar del prof. Valente, paese da cui è tornato qualche settimana fa. Quando posta sul suo profilo: “Sono arrivato a Genova: nel percorrere la sopraelevata, guardavo il porto e le sue luci e mi sono sorpreso a pensare che, anche se non ha un mare esotico, questa città ha un fascino tutto suo. Nei prossimi giorni mi attendono telefonate e incontri che vorrei fare per cominciare a mettere in moto, operativamente parlando, le varie convenzioni che sono state firmate: da quella tra le due Università (Diego Suarez e Genova), all’Accordo tra l’ospedale Le Polyclinique NEXT e l’Istituto Gaslini di Genova, al Protocollo di Intesa tra Regione Liguria e Regione Diana (Madagascar).

Lascio il bisturi ma non i Progetti che ho in mente e che vorrei vedere realizzati per aiutare Le Polyclinique NEXT: medici, infermieri, ma soprattutto i malati malgasci che necessitano di cure adeguate. Molti di loro si guadagnano la vita facendo lavori massacranti che li portano inevitabilmente a contrarre malattie. Come questi operai che stanno riparando la strada: sotto il sole cocente, respirano i fumi del catrame bollente, scaldato dentro bracieri di ferro alimentati col carbone”.

“Ho cercato in tutti i modi di allacciare dei ponti con questa che in definitiva è la mia città - ha spiegato il chirurgo nel corso dell’intervista -anche se talora non ha trattato bene i suoi cittadini e i suoi malati“.Un pensiero ricorrente per il medico quello per i suoi malati, da cui spesso è derivato, durante la sua esperienza sul campo in Madagascar, un senso di frustrazione: “Lì ognuno deve pagare le proprie cure, i benestanti sono pochissimi e il 70/80 per cento della popolazione non è in grado di coprire le spese”.

Così il medico, nonostante l’iniziale scetticismo verso i social ha deciso qualche mese fa di affidarsi proprio a facebook per riprendere i contatti con i vecchi amici a Genova nel tentativo di reperire i fondi per il suo ospedale. L’inizio è quello di un settantasettenne non abituato ai social, e a comunicare in rete, il primo profilo compare senza foto personale, poi capisce velocemente quale possa essere l’impatto e si mette al passo.

Compare uno sfondo con la scritta “La mia Africa” e la sua foto in compagnia di infermiere e personale sanitario di colore.In pochissimo tempo posta molte foto raccontando le sue esperienze sul campo, raccoglie l’amicizia di cinquemila frequentatori di facebook ai quali chiede un piccolo sacrificio per sovvenzionare la sua ONG. E spiega:“I miei post hanno avuto circa 9 mila condivisioni. Una risposta emotiva sorprendente ma ho calcolato che se ognuno offrisse 20 euro all’anno i costi di gestione dell’ospedale risulterebbero sanati”.

E poi, racconta ancora il chirurgo: “Devo dare atto all’assessorato regionale alla sanità e all’assessore Sonia Viale di aver raccolto le mie istanze”.E allo stesso modo è stato stipulata una convenzione fra le due università. Infine è stato firmato un accordo di collaborazione con l’Istituto Gaslini di Genova. “E- aggiunge il professore - molto presto il primario di neurofisiatria dell’ospedale pediatrico genovese si recherà in Madagascar per studiare un corso di formazione per i giovani medici e infermieri del posto per curare la disabilita’ infantile, perché lì ci sono molti bambini disabili completamente abbandonati”.

Sulla pagina facebook La mia Africa e Umberto Valente trovate i riferimenti per metterevi in contatto e sostenere l'iniziativa. Su questo link trovate l'intervista al professore. https://www.youtube.com/watch?v=XIC8pmsh_0k

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