UNA RISATA CONTRO IL POTERE


testo di Stefano Villa

Aria di crisi e di tagli sotto il cielo dell'editoria ligure.La battaglia riguarda anche il diritto per tutti i liguri a un’informazione che nel modo più libero possibile continui a dar voce al territorio.Può fare la sua parte anche la satira, come si vede da una strepitosa vignetta che pubblichiamo, concessa da Stefano Rolli. “La satira è una buona pratica di comunicazione – dice Rolli, folgorante matita del Secolo XIX – nel momento in cui fa il suo mestiere e se strappa un sorriso è solo un veicolo della sua critica al potere”. Perché la satira “sempre costruttiva, anche quando è feroce” paradossalmente si occupa di cose serissime. E da sola non le può certo cambiare. “Pensiamo ad Aristofane che nella commedia satirica I Cavalieri irride Cleone, potente demagogo ateniese senza scrupoli e vince con quell’opera un importantissimo certame poetico. Poi l’assemblea popolare di Atene vota ancora per Cleone”. Però l’efficacia e la velocità di fruizione di una vignetta possono aiutare a condividere rapidamente e far circolare messaggi anche sulla situazione che il Secolo XIX sta vivendo. Ognuno poi può approfondire, leggendo articoli e interventi per riflettere, rendersi conto e se crede, liberamente anche sentirsi partecipe della battaglia che unisce poligrafici e giornalisti. “Siamo – dice Stefano Rolli - l’ultimo quotidiano rimasto a informare questa regione vivendoci dentro. Anche se non ci leggete o se non ci leggete più o se ci leggete poco questo patrimonio vi appartiene, perché siete liguri o lo siete diventati vivendo, lavorando, amando, soffrendo e gioendo qui. Qui non c’è in gioco solo la nostra professionalità. Qui è in gioco anche la vostra voce. Siamo roba vostra anche quando non ci leggete”

I giornali sono destinati alla fine, le chat e i social hanno vinto sulle notizie? In Italia è questo il pensiero dominante, persino nella stessa editoria, ma nel mondo la realtà è anche diversa. New York Times e Washington Post sono, per esempio, tornati in attivo dal 2016, il New Yorker lo è dai primi anni duemila e da quest’anno è tornato in attivo anche il prestigioso e brillante quotidiano britannico The Guardian. Katharine Viner che lo dirige ha dato nuova veste e nuove idee al giornale: formato più piccolo, tabloid, ma molti contenuti “small size, big ideas” dice Viner. Privilegiando la riflessione e l’approfondimento, liberando l’informazione delle pagine dal ciclo frenetico delle breaking news e utilizzando contemporaneamente nel modo più interattivo e attento tutti i canali e gli strumenti digitali a disposizione.

La qualità, le idee, l’impegno per offrire a ogni lettore, dalla carta al tablet allo smartphone il prodotto giornalistico migliore e più adeguato alle sue esigenze. Un nuovo modo, dunque è possibile, anzi c’è già. Perché allora la Liguria sta rischiando seriamente di perdere l’autonomia e la voce del Secolo XIX l’unico quotidiano rimasto sul suo territorio? C’è un'altra interpretazione del piano di riorganizzazione aziendale annunciato dal gruppo GEDI, editore del settimanale L’Espresso, dei quotidiani La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX e in tutta Italia di molte altre testate locali?

Il piano prevede infatti una drastica riduzione dei posti di lavoro per i poligrafici con 121 esuberi a livello nazionale di cui 27 su 38 lavoratori soltanto per Il Secolo XIX, con accentramento a Torino del settore poligrafico. “L’ennesimo colpo – scrive il Cdr del quotidiano – all’autonomia e alla qualità del giornale che con sacrifici negli anni giornalisti e poligrafici hanno difeso con forza sino ad oggi.”

I giornalisti sono al fianco dei poligrafici perché tutti parte dello stesso quotidiano che fa informazione per il territorio e quello che vogliono scongiurare con una lotta faticosa e difficile, ma necessaria, oltre alla perdita dei posti di lavoro e di una considerevole parte dell’autonomia della testata è la ferita che priverebbe tutta la comunità ligure di un patrimonio che le appartiene dal 1886. L’anno di fondazione del Secolo XIX, nato forse non per caso un 25 aprile. E allora dicono giornalisti e poligrafici per mantenere viva e autorevole la voce del quotidiano servono investimenti per potenziare i prodotti giornalistici, piani per puntare a nuovi mercati, valorizzazione del lavoro e della professionalità delle redazioni sulle diverse piattaforme disponibili. Non tagli. Come insegna il modello che rilancia The Guardian, per restare in Europa.

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