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NELLA VALLE INDUSTRIALE BATTE UN CUORE

 

testo di Donata Bonometti

"Abbazia del Boschetto, fondata nel 1311, dedicata a San Nicolò. Nacque come cappella gentilizia voluta dai Grimaldi. Via via altre famiglie importanti di Genova vi si stabilirono con le loro tombe. Finanziando l'ampliamento della struttura, che, con sostanziali modifiche tra il 400 e il 700, divenne convento e abbazia. Luigi XII e la sua corte vi furono ospitati nel 1507.  Nel 1904 tornarono i monaci benedettini (che si erano li insediati nel 1400, per essere poi estromessi) e vi rimasero fino al 1957, quando passò all'opera Pia Don Orione. Oggi è centro di accoglienza e recupero di ex tossicodipendenti, alcolisti e persone senza fissa dimora, gestito dal Ceis e dalla Charitas. Nelle celle appartenute ai monaci sono ospitati gli operai dell'opera Pia Don Orione. È attiva un'associazione di cittadini, residenti nella zona ( insegnanti pensionati), che si prodiga per il restauro e la valorizzazione dell'Abbazia e che periodicamente indice manifestazioni culturali, mostre e concerti. Nella struttura ricavata all'interno dell'Abbazia sono stati creati spazi per attività sportive, lavorative e residenziali utilizzati dalle comunità. E' data ospitalità a quanti hanno necessità di bisogno di sostegno e a tutti coloro che intendono affiancare gli operatori del centro".

Questa la carta di identità che trovate su internet di un insediamento monastico genovese, affacciato sulla zona industriale di Campi,  che fu notevole centro di spiritualità e di potere. Vado a conoscerlo in occasione di una visita guidata organizzata dall'UniAuser cui mi sono iscritta con soddisfazione da alcuni mesi. Ci guida il direttore del Museo Diocesano di Genova Paola Martini...E la sua presenza è doppiamente significativa perchè in questo convento circa venti anni fa furono trovate le tele della Passione oggi esposte al Museo Diocesano. Prendetevi un mezzo pomeriggio per ammirarle. Grandi tele di lino blu che anticipano il jeans, dipinte utilizzando  l'indaco con le scene della Passione. Ispirandosi in parte alle incisioni di Albrecht Durer. Un impatto notevole. Nella settimana della Passione li appendevano alle pareti forse proprio nella cappella della chiesa del Boschetto dove ancora ci sono tracce di affreschi cinquecenteschi. Venti anni fa furono ritrovati dentro un cassone del convento, acquistati da privati stavano per essere battuti all'asta da Sotheby's  e il ministero dei Beni Culturali, con il diritto di prelazione, se li aggiudicò. Fu uno scoop de Il Secolo XIX di cui serbo un ricordo orgoglioso.

Torniamo all'Abbazia del Boschetto. Dove si trovano le tombe dei dogi, delle famiglie Grimaldi e Doria, intagliati nella pietra del pavimento con i loro lunghi abiti e i cappelli dell'epoca. Anziani notabili e giovanissimi fermati prima di entrare nella vita dentro il marmo che rimanda il loro sonno eterno.Gli affreschi cinquecenteschi ci raccontano un ciclo che fu di imponente bellezza,  due chiostri, il piu grande con capitelli e decori, il piu piccolo dalle forme rinascimentali toscane.Un sarcofago paleocristiano, gli stemmi dell' alta nobiltà genovese le epigrafi raccontano quanta storia è transitata in questo luogo oggi in coesistenza forzata con la zona industriale e commerciale piu vasta di Genova.

Se il primo insediamento si fa risalire al medioevo e il  campanile a cinque cuspidi e i muri portanti appartengono alla struttura originaria, il convento è del Cinquecento. Qui in mezzo alla vallata del Polcevera con il cielo oggi occupato dai tetti dei capannoni l'abbazia del Boschetto era da sempre, come oggi, un posto di porte e cancelli aperti, per chi transitava e voleva riposarsi o rifocillarsi. Oggi cogli le risate dei bambini delle famiglie ospitate nella zona conventuale. Che vive cosi una sua seconda o terza vita occupata non piu dal potentato dogale ma da un centinaio di persone che qui hanno trovato una dignitosa quotidianità. Di diverse etnie e culture, di simili bisogni. Sono trenta i bambini e danno suoni e colori in un posto che altrimenti sarebbe desolato, anche se carico di storia.

Nelle fasce sottostanti l'abbazia ha messo radici un paio d'anni fa il primo Orto Collettivo di Genova, su sette ettari di terreno abbandonato, collettivo perchè si lavora non per appezzamenti destinati ai singoli ma fianco a fianco perchè tutta la terra è di tutti, e l'acquisto avviene anche attraverso il baratto. Volontari, pensionati e non, compreso un consistente numero di rifugiati. L'Orto Collettivo era ed è un altro punto di accoglienza di questa vallata che sembra solo dedita alla sua mission industriale ed invece si apre a orizzonti diversi, educativi, umanitari, L'ultima violenta alluvione ha causato diverse frane in corso Perrone e in parte ha distrutto l'Orto Collettivo. Chi volesse piu informazioni anche su come aiutare la rinascita e il recupero c'è una pagina facebook.

L'Abbazia di San Nicolò, centro di accoglienza Il Boschetto, è in via del Boschetto 29, telefono 010-7490815, mail direzione@donorioneboschetto.it

Nelle foto un momento della visita con i volontari e i soci Auser 

 

 

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