CIBO RICICLATO SE LA CUCINA E' LA STRADA

testo di Stefano Villa

Il tempo difficile, angosciante e bastardo per tutti della devastante pandemia è ancora più duro e amaro del solito per quelle persone che non possono restare a casa, perché semplicemente un tetto non ce l'hanno: gli ultimi, i più esposti al mondo esterno sempre, oggi sono anche le vittime non del coronavirus, ma delle difficoltà sempre più forti di avere accesso ai beni primari, come il cibo, un riparo, un posto dove lavarsi e cambiarsi.

“Nessuno sembra porsi questo problema” dice Marco Malfatto della Comunità di San Benedetto al Porto, referente per la rete Ricibo di cui San Benedetto è capofila. Ricibo, a cui ha dato impulso il Comune di Genova nel 2016 per il recupero delle eccedenze alimentari attraverso una piattaforma integrata che le redistribuisce a fini di solidarietà sociale sul territorio genovese, agisce con 7 partner operativi (Caritas, Croce Rossa Italiana, Comunità di San Benedetto, Emmaus, Sole Luna, Borgo Solidale, Oratorio Morte e Orazione) e aggrega oltre 200 associazioni.

In tempi normali il recupero di prodotti dai mercati generali, dalle e scolastiche e aziendali, dalle Coop, dai negozi alimentari e altri canali rifornisce molte mense per le persone più fragili e bisognose, 5 social market, unità di strada, consegne dirette alle famiglie e l'autoconsumo delle associazioni che ospitano comunità.

Oggi la situazione è molto più complicata – dice Malfatto – e per contrastare il virus nel nostro Paese i nuovi Dpcm hanno introdotto regole e limitazioni rigorose per tutti. Vanno rispettate per ridurre i rischi di questo grave contagio, ma siamo preoccupati per i più poveri e i più emarginati che in questo tempo diventano ultimi due volte”.

I volontari, ad esempio, possono muoversi o no per tenere aperti questi servizi? Non sono giuridicamente lavoratori, quindi in teoria non potrebbero e “qualcuno ha sospeso le attività per precauzione ed altri chiedono delucidazioni”. Alcune mense solidali che per conformazione dei locali non possono rispettare le distanze prescritte fra le persone hanno sospeso l'apertura, altre si sono organizzate con pasti da asporto.

Prosegue la distribuzione di cibo anche nelle unità di strada e la consegna diretta, uno alla volta, dei pacchi alimentari alle famiglie bisognose. Restano aperti, con accessi contingentati e rispetto delle distanze, alcuni dei 5 social market sul territorio genovese. “Sono supermercati con prodotti recuperati o donati che le persone possono ritirare gratuitamente, con la propria tessera dei servizi sociali”. Gestiti da associazioni, in alcuni casi con il supporto dei Municipi e degli ATS, qualcuno sempre per motivi di spazi ha dovuto sospendere, ma altri restano aperti, come prima o attraverso la consegna dei prodotti a domicilio”.

Molte associazioni hanno anche attivato consegne a domicilio per gli anziani, con possibilità di segnalare telefonicamente la propria emergenza. Però, come quasi tutti, anche i volontari in questi giorni devono fare i conti con un altro problema: “la mancanza di mascherine e guanti, quasi introvabili, una difficoltà che riguarda anche le cucine per le mense di alcune case di accoglienza”.

La rete Ricibo, con progetti e attività sostenuti anche dalle Fondazioni San Paolo e Carige (che dopo il biennio 2018/19 hanno rifinanziato anche il 2020/21) in questo periodo ha sospeso il ritiro dai mercati generali per la difficoltà di gestire quantità alimentari troppo grandi per i servizi che si possono assicurare, ma provvede al ritiro quotidiano dalle Coop e da altre fonti di approvvigionamento.

Nulla va mai sprecato: “se un'associazione non può ricevere i prodotti ne subentra subito un'altra. Succede per esempio con la mensa di vallata in Val Polcevera ora sospesa, ma ritira ugualmente gli alimenti per un centro di

distribuzione del quartiere Diamante a Begato”. La perniciosa diffusione del virus sta purtroppo limitando anche il lavoro, quotidiano e prezioso, di Ricibo per gli ultimi. Le sue attività però non si fermano, ovunque possibile nel rispetto delle norme, dice Marco Malfatto. “Siamo una comunità resiliente per chi è più fragile e non ha nulla”.

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