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VITA DA CONDOMINIO... FOTOGRAFANDO I VICINI

 

 

testo di Gianni Avallone

In questa storia c’è un prima e un poi. Il prima era il periodo che precedeva la diffusione del Covid 19 e il poi comincia il mese di febbraio. Nel condominio in cui vivo il prima e il poi sono stati così, almeno per me. Nel mio condominio vive una ventina di famiglia, quindi circa una cinquantina di adulti e qualche ragazzo. Non ci sono spazi comuni, se non un prato, dove ogni tanto giocano i bambini. E  il garage. Ma, al contrario, ci sono una serie di confini, materiali e sociali, che abbiamo costruito conformandoci alle regole in cui la società costringe la nostra vita. E  li continuiamo a costruire. Il risultato è che, coscientemente o incoscientemente, ci allontanano dagli altri. Porte, dialetti, muri, sono tutti elementi di isolamento.  La relazione si limita a un buongiorno o un buona sera, a secondo di quando avviene l’incontro. E si esaurisce, quando raramente ci incontriamo davanti all’ascensore o davanti al portone, scambiandoci un: “Come stai?” “Bene, grazie e tu?” Chissà perché questo non capita mai nel garage, lì al massimo il saluto è con la mano.  E notate bene che nel nostro condominio abbiamo fatto un passo avanti, devo dire che non ho ancora capito in quale direzione..., perché alla domanda come stai? ci diamo del tu.

Con qualcuno riusciamo in pieno a interagire: con Camillo (non so se il nome di un gatto deve cominciare con la lettera maiuscola, se così non fosse perdonate l’ignoranza). Sì. Un gatto che si rifiuta di stare in una casa e gira libero dappertutto. Sappiamo tutti il suo nome e molte persone si fermano per accarezzarlo e ho visto qualcuno parlargli. Più distanziata la relazione coi cani  quasi sempre chiusi in casa e oltre ad abbaiare quando ne hanno voglia, abbaiano anche quando passo davanti alla loro porta.

L’unico vero spazio sociale, lo mette a disposizione l’amministratore del condominio prestandoci il suo ufficio. Sono le tanto vituperate assemblee condominiali, dove, il più delle volte, si litiga.  Si esce da quelle assemblee con la convinzione che le barriere esistenti siano necessarie e guai a pensare di eliminarle.

A costringerci a dedicare poco ai vicini è la gestione moderna del tempo che ha sempre una dimensione variabile. Alcuni momenti acquisiscono una velocità che toglie il respiro, piu raramente succede che i minuti sembrino eterni. Siamo sempre più sollecitati a fare tutto in fretta, se non con il nostro corpo, con il nostro cervello. Le pause sono rare e generalmente il poco tempo che ci rimane non possiamo dedicarlo alla socialità.

Se così capita anche a voi allora eravamo nella stessa barca.

Beh! Da febbraio in poi, con la diffusione del Covid 19 in Italia è tutto cambiato. È avvenuto di tutto: la diffusione della paura, che si è manifestata in un crescendo rossiniano, le strade e le piazze vuote, il problema degli approvvigionamenti, e poi la segregazione che ha avuto come conseguenza la dilatazione del tempo. Devo confessare che all’inizio mi ha agitato… “e che me ne faccio di tutto questo tempo?” Poi ho preso coscienza che dovevo imparare a gestire il tempo e non a esserne gestito e con questo ho potuto convincermi che la frenesia moderna ci portava a isolarci, a essere individualisti, a essere indifferenti agli altri. Ed è l’indifferenza che ci porta a creare barriere, confini, ostacoli.  L’indifferenza che ha soprattutto un carattere affettivo,  che rende insensibili, senza cuore, ai drammi e alla sofferenza altrui, con la conseguente decisione di non agire. E cio diventa inaccettabile quando non si assiste una persona in pericolo.

Apro una parentesi e ricordo quel che succede nei condomini in questi giorni. I flash mob sui balconi, la musica che fluisce dalle finestre, addirittura a Roma c'è chi proietta sul muro del palazzo di fronte, ovviamente in accordo con tutti, spezzoni di celebri film, vedo in rete che a Genova la fotografa Paola Leoni ha lanciato una quotidiana gara tra i genovesi a fotografare quel che vedono dalle loro finestre o dentro le loro abitazioni . E questa proposta l ho trovata particolarmente intrigante. Racconta Paola "Per #io resto a casa ed essendo una fotografa..al fine di tenere impegnati i miei allievi e non..ed anche me stessa, ho pensato, ogni tre giorni, di dare un tema e farmi inviare quattro foto che seleziono e pubblico. il tema "cosa vedo dalla mia finestra" sicuramente è il più significativo perché con le immagini si raccontano le proprie emozioni dalla reclusione delle proprie stanze. Il tema di questi giorni riguarda come abituare lo sguardo alle linee.seguiranno altri temi..." Brava Paola! La trovate su facebook e sul sito www.fotostudioleoni.it. E la ringraziamo per le due significative foto che ci ha prestato.

Tornando a Brescia dove abito e da dove non voglio descrivervi l'atmosfera perchè ne immaginate da soli  l'angoscia...In tempi di Covid la mia decisione è  stata di essere più attento agli altri, al punto che, seppur a distanza, mi sto informando su come i miei vicini stanno affrontando l'emergenza con il telefono o con gli altri mezzi che la tecnologia mi mette a disposizione. Con sorpresa ho scoperto che questa iniziativa ha coinvolto anche gli altri, come se aspettassero che qualcuno prendesse il là.... Abbiamo sfrattato l’indifferenza.

Penso che questi rapporti si consolideranno anche dopo, perché l’intenzione è di rafforzare la prossimità e favorire i legami. Questa è una narrazione tutta da costruire, Non è impossibile e nemmeno difficile costruirla, basta avere la volontà di gestire il tempo e abbandonare l’indifferenza. Se facciamo così, ci riusciremo.

 

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