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LA CAMPIONESSA CHE "FA SQUADRA" IN OSPIZIO

 

Due storie non di volontariato, visto che di operatori sanitari in forze si tratta, comunque di volontà d'aiutare a vivere  gli altri, anche rischiando. Ne abbiamo sentite tante in queste settimane, ci siamo emozionati davanti a capacità di non deflettere mai davanti ad un spettacolo straziante che questa malattia obbliga a sopportare. Compresa la morte in solitudine alleviata da medici e infermieri che si sostituiscono ai figli nell'atto del congedo.

La prima storia ve la racconto, brevemente, io. Una mattina di queste mentre guardavo Agorà, trasmissione d'attualità su Rai Tre, vedo la faccia bella e simpatica  di una giovane donna intervistata da Sori. Ed è quella di Giulia Viacava, campionessa di pallanuoto, che racconta di aver lasciato temporaneamente la piscina per tornare a svolgere il suo lavoro in un istituto per anziani del Levante di Genova. Perchè Giulia Viacava è una infermiera e si dice pronta e soddisfatta , al di là del dolore che tocca con mano, di una esperienza cosi dura  ma cosi formativa. "Oggi ho lavorato dalle 7 alle due del pomeriggio senza mai sedermi un attimo e stasera rientro in servizio per il turno dalle 21 fino alla mattina. Sono sola con una sessantina di ospiti affiancata da un solo operatore sanitario. Certo che la preoccupazione c'è ma passa in secondo piano, la pallanuoto mi ha aiutato tanto anche a livello psico-fisico perchè ha plasmato un corpo resistente che sa affrontare oltre 15 ore di corsia. Faccio squadra anche qui....". Bel personaggio questa ragazza semplice di 25 anni, in vasca difensore del Setterosa, che milita nell'Orizzonte Catania ma che in questo periodo è tornata in famiglia a Sori. Subito intercettata dalla collega Erika della Casa sul Corriere racconta "Sto bene con i vecchietti, magari fanno i capricci, non hanno voglia di mangiare o dormire, come i bambini. In loro vedo i miei nonni, quelli che hanno dato e fatto tanto, tutta la vita, ed è giunta l'ora di restituire" Eccola Giulia appena uscita dall'acqua in una foto tratta da istitutosantandrea.com

La seconda storia ce la racconta Emanuela Pericu, giornalista Rai

"A mani nude. Siamo soli, a mani nude". Lo ripete più volte, non riesce ancora a crederci. Lo sguardo perso, gli occhi velati, sul volto il segno delle tante notti insonni. Simona lavora in una RSA. Si occupa di anziani. Si prende cura di loro, li accudisce, li lava, li imbocca, li conforta.

Nella struttura dove lavora ci sono 22 pazienti. Li conosce uno ad uno. Alla signora Anna fa paura il buio, Franco vuole che tutti gli diano del tu, lo fa sentire a casa. Il signor Mauro odia la pastina nel brodo, Carla dorme meglio se qualcuno si affaccia alla porta della camera e le augura la buonanotte.

Il Covid li ha colti tutti di sorpresa. In un attimo tutte le regole, tutte le abitudini sono saltate.
"Nessuno di noi si è tirato indietro- mi assicura Simona- ma nessuno immaginava che saremmo rimasti soli. Senza una mascherina, senza un camice, senza una protezione. A mani nude. Da settimane. Noi e 22 anziani. Soli contro il Covid."

Non riesce neanche a piangere, mentre mi racconta la sua storia. Ormai le lacrime le ha finite, le ultime le ha versate mentre teneva la mano di un'anziana che stava morendo. Era Carla, quella che dorme meglio se le dai la buonanotte. "Almeno quella sera volevo che avesse la sua buonanotte, almeno quello" – e la sua voce diventa un sospiro.

Simona ha paura. Paura per se stessa e per i suoi bambini che l'aspettano a casa. "Se mi ammalo io, che faranno?" Paura per gli anziani della struttura. Paura di contagiarli. Di essere lei la causa della loro morte. "Io sto bene. Sto attenta-mi racconta- ma senza un tampone come posso dire di essere sana? Di non essere io che li sto facendo ammalare? Ma il tampone non glielo fanno fare.

E' un pensiero che la tormenta ogni volta che uno dei suoi anziani vola via. La prima è stata Anna, meno male che è morta di giorno, proprio lei che aveva così paura del buio. Franco è morto subito dopo. E poi altri tre, uno dopo l'altro come birilli.

"In TV dicono che nessuno è rimasto senza cura, ma non è vero sa? Hanno semplicemente preferito far finta di non vedere che fossero malati. Cosi non hanno dovuto curarli. Tanto sono anziani."
Solo ad uno degli ospiti hanno fatto il tampone. Era Mauro, una tempra forte, più forte degli altri. Lui non è morto in istituto, lo hanno ricoverato e all'ospedale gli hanno fatto l'esame. Può immaginare il risultato? Positivo. Come probabilmente lo erano tutti gli altri.

"Potevamo proteggerli di più, volevamo proteggerli di più- continua a ripetermi, "ma non avevamo nulla. Niente mascherine, niente protezioni"

Si sono spenti uno dopo l'altro come le candeline di una torta. Caduti uno dopo l'altro come birilli. E noi lì, impotenti.A 

mani nude.....

 

 

 

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