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30 GIUGNO IN MAGLIETTE A STRISCE

 

 

testo di Stefano Villa
Come una scena di Ombre Rosse a De Ferrari. Giordano Bruschi, ricordando con memoria+
prodigiosa, il 30 giugno 1960 a Genova evoca anche il grande western di John Ford, antirazzista e
fuori dagli stereotipi.

Bruschi, quasi 95 anni e una passione politica e civile formidabile, nella
Resistenza era il partigiano Giotto,
nome scelto dal suo comandante Gillo Pontecorvo ed è stato
protagonista anche in quella giornata decisiva per la città medaglia d’oro della Resistenza. “Ci siamo arrivati – racconta - dopo un mese di mobilitazione,
iniziata il 2 giugno 1960 con la notizia che il governo aveva autorizzato il Msi a tenere il suo
congresso a Genova. Quel gesto gravissimo era il prezzo che Fernando Tambroni pagava ai
neofascisti per il loro sostegno in Parlamento”. Il 2 giugno a Pannesi di Lumarzo c’è Umberto
Terracini, già presidente della Costituente e nel discorso per la festa della Repubblica dice con
grande forza che Genova non tollererà provocazioni. Per la città che con la lotta della Resistenza si
era liberata dei nazifascisti quel congresso sarebbe uno sfregio tremendo e
intollerabile e i missini non tralasciano nulla per rendere più clamoroso l’oltraggio, dalla sede al
teatro Margherita, a pochi passi dal Sacrario dei Caduti per la Libertà sotto il Ponte Monumentale,
alla presidenza affidata a Carlo Emanuele Basile, ex prefetto repubblichino della città e
“responsabile dell’eccidio del 14 gennaio 1944 al forte di San Martino e poi il 16 giugno successivo
della deportazione nei campi tedeschi di 1288 operai delle fabbriche”. Il 15 Bruschi, responsabile dei marittimi, partecipa al direttivo della CGIL che con il segretario generale Bruno Pigna, il suo vice Fulvio Cerofolini e altri 19 dirigenti
sindacali proclama lo sciopero nei giorni precedenti all’eventuale congresso missino. “Proprio la
decisione della Cgil fa diventare il 30 giugno quella giornata indimenticabile, dopo un brutto
decennio per la vita e i diritti dei lavoratori”. 

Il 25 giugno da piazza Banchi parte un corteo di
giovani “guidato da Paride Batini, che arriva sino al Ponte Monumentale
e contro quei giovani
arrivano le prime bastonate della polizia.”

Il giorno dopo scendono in strada i professori
universitari, soprattutto di fisica, matematica, ingegneria. Fra loro Eugenio Togliatti, matematico e
fratello del segretario del PCI. Arrivano alla Casa dello Studente per ricordare la vergogna delle
barbare torture inflitte ai giovani antifascisti. Il 28 giugno a Genova Sandro Pertini tiene il suo
storico discorso in piazza della Vittoria davanti a 30.000 persone.

“Da oltre dieci anni – dice Bruschi – in città non c’erano più state manifestazioni così grandi ”. Eppure il presidente del  Consiglio Tambroni conferma l’autorizzazione al congresso del MSI.

La CGIL proclama allora lo
sciopero dalle 15 alle 17 del 30 giugno. “Avevamo scelto la piazza davanti all’Annunziata, piuttosto
piccola – ricorda Bruschi – perché non eravamo sicuri dell’adesione dopo tanti anni ed era stata la
sola CGIL a proclamarlo”. Il pomeriggio del 30, però la piazza è già piena alle 14 e il corteo parte in
anticipo verso De Ferrari raccogliendo masse di cittadini e i giovani con le magliette a strisce. “Al Ponte Monumentale eravamo 100.000 e poi in piazza della Vittoria dopo un breve comizio si chiuse la manifestazione. Tutti però rimasero
e il corteo raggiunse De Ferrari”. Tambroni come minaccia aveva radunato fuori dalla città duemila
soldati e fatto arrivare in centro il reparto antisommossa della celere di Padova. L’ordine di sgomberare la piazza “accese la scintilla dell’incendio: nel carosello infernale delle camionette ci rifugiammo sui gradini
della fontana – ricorda Bruschi - io finii dentro la vasca, trascinandomi tutto inzuppato per Genova

sino a tarda sera.” Davanti alle cariche i manifestanti cercano rifugio nei vicoli e  “quando i
poliziotti entravano in un vicolo dall’alto lanciavano su di loro persino pentole
d’acqua calda, finché non si ritirarono”.

Poco dopo le 17 i manifestanti riprendono possesso
delle zone intorno a De Ferrari e per proteggersi dai caroselli delle camionette cominciano a
costruire barricate con tavoli e sedie dei bar, poi riescono a rientrare sulla piazza, utilizzando per
aprirsi la strada anche “sassi, pietre, pezzi di legno dai materiali per la ricostruzione di Piccapietra
”.
Occupano De Ferrari, riescono anche a rovesciare camionette e Genova vince questa “battaglia
antifascista corale e di popolo”. Il congresso missino però resta confermato il 2 luglio. Così il 1^ luglio “quando cominciarono ad arrivare i delegati alle stazioni – dice Bruschi –
trovarono squadre di operai che li riportarono di peso sui treni. I neofascisti ebbero così la piena
consapevolezza che a Genova il loro congresso non ci sarebbe stato”.

Dopo altre tensioni e scontri 

molto gravi, come quelli sanguinosi del 7 luglio a Reggio Emilia dove furono uccisi 5 operai, la
stessa DC alla quale apparteneva Tambroni il 20 luglio sfiducia il suo governo appoggiato dai
neofascisti che Genova aveva respinto il 30 giugno.

 "A Genova", come dice Massimo Bisca, presidente provinciale Anpi , "si respirava l’antifascismo non solo dalle storie delle singole famiglie, ma nell’intera vita di un quartiere, fucina di oppositori al regime, di combattenti per la libertà e organizzatori degli scioperi nelle fabbriche o nei rioni stessi. Uomini e donne che nel giugno '60 seguirono i comizi sempre più infiammati contro l'annunciato congresso del Msi, culminati in quello di Sandro Pertini il 28 giugno; e due giorni dopo, in 100 mila, furono protagonisti di una manifestazione che cambiò l'Italia". Sessant'anni dopo, Anpi e Cgil, insieme alla community Goodmorning Genova, hanno organizzato per il pomeriggio del 30 giugno, a fronte dell'impossibilità di svolgere il programma annunciato di incontri e convegni, una diretta web di oltre tre ore, tra riflessioni e musica, con videocontributi e testimonianze, tra gli altri, della presidente nazionale Anpi Carla Nespolo e del segretario generale Cgil Maurizio Landini.

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Le fotografie sono di Giorgio Bergami concesse da Giorgio Bergami publifoto a uso esclusivo della mostra di commemorazione 30 GIUGN0 2020

 

 

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