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IL BOSCO LIGURE IERI E OGGI, UN MUSEO VIVENTE

 

 

 

 

di PAOLO GIARDELLI E MICHELANGELO PESCE

Se davvero il territorio forma gli uomini che lo abitano, appare scontato che sul territorio ligure dell’alta Val d’Orba, largamente ricoperto da boschi, si siano formate generazione di uomini e donne legate fortemente al bosco e da tutto ciò che dal bosco deriva. Nascono qui i “Lurbaschi” conosciuti in
Liguria prima, e poi in tante altre parti del mondo, come straordinari lavoratori del legno
.
In alta Val d’Orba, questo tratto di montagna non più Alpi ma non ancora Appennino, il bosco lo si
incomincia a vivere e lavorare molti secoli fa. Infatti “l’Orba Selvosa” citata da Alessandro
Manzoni era già conosciuta ai tempi dei Longobardi quando Paolo Diacono (sec VIII d.C.) racconta
che nella selva venivano a caccia il re Liutprando e la sua corte. Poi vennero i monaci Cistercensi che quei boschi cominciarono a trasformare per creare le grange e poi i villaggi. Poi venne la Repubblica di Genova la quale prese a sfruttare il patrimonio boschivo per costruire le navi. Poi ancora per fare carbone di legna, e alimentare le ferriere che stavano nascendo anche in virtù del
grande patrimonio idrico che con il carbone era indispensabili per fucine e maglietti.
E’ naturale quindi che lo studio storico ed antropologico della valle e degli uomini che la vissero e
ancora la vivono sia di particolare interesse anche perché, fino ad oggi, poco approfondito e
conosciuto.
E proprio dalla necessità e dalla voglia di conoscere meglio le particolarità dell’alta val d’Orba e
gli uomini che lo vivono, è cresciuta la volontà di creare “Il Museo del Bosco”. L’idea del museo
del bosco è l’idea non solo e non tanto di un museo virtuale creato con moderni strumenti di
comunicazione, ma anche un museo reale. Un museo che sia un luogo espositivo, ma anche un
museo che si sviluppa sul territorio per visitare quei luoghi che l’opera antropologica dell’uomo ha
modellato a sua misura. Senza tralasciare, ovviamente, la ben nota Abbazia Cistercense di Tiglieto la quale, da sola, resta un polo di assoluto valore storico, archeologico e religioso, soprattutto ora
che attraverso un accurato restauro è stata riportata ai suoi antichi splendori. Senza sottovalutare il
paesaggio circostante che si presta in modo straordinario alla creazione di un parco letterario.
Notevole è infatti la produzione letteraria che si riferisce alla piana di Badia. Basti ricordare i
romanzi di Camilla Salvago Raggi o la poesia “Badia di Tiglieto” di Adriano Guerrini.
Per fortuna in valle si sono conservate particolarità di grande interesse, tanto sotto l’aspetto
paesaggistico, quanto sotto l’aspetto storico, che in un modo o nell’altro sono legate alla natura del
bosco.

SI conservano boschi di straordinaria bellezza e di essenze diverse. Boschi di querce, di
ontani e di carpini. Pinete, faggete e castagneti
. Con la presenza spontanea e suggestiva magari del  maggiociondolo, dell’agrifoglio o dei sorbi. Sentieri naturalistici che s’incrociano e s’inseguono con il fiume Orba e i suoi torrenti. Luoghi dove si incontrano ancora uomini antichi, padroni di antichi
mestieri. Sono i discendenti dei vecchi “Lurbaschi” lavoratori dei boschi e cittadini del mondo.
Erano quelli che procuravano e realizzavano il fasciame per il naviglio del Doge. Sono gli stessi
che dopo la Repubblica portarono il loro ingegno e la loro manualità in giro per la Francia, il
Belgio, la Germania occidentale, le montagne del Nord Africa o del Nord America per fabbricare
traversine della ferrovia.
E sui percorsi tra boschi e prati, nella valle, si incontrano ancora le tipiche cascine della montagna
ligure dove il legno, e quindi il bosco, la fa da padrone. Di legno, selvatico di castagno, sono i travi
dei tetti, le coperture di scandole, gli architravi di porte e finestre o le scale a pioli appoggiate alla
porta della cascina.
Frequente è la presenza di piccole cappelle votive, testimoni al tempo stesso di una fede antica e di un presidio su quelle strade percorse da pedoni e carrettieri a collegare la costa con la montagna.
Negli stessi luoghi e nei piccoli borghi, oggi s’incontrano ancora vecchie e nuove osterie custodi di
una cucina tradizionale ma sempre attuale.
Anche in virtù di tutte queste particolarità antropologiche, ma anche ambientali e naturalistiche,
sarebbe opportuno ipotizzare altresì una “Scuola Forestale” che caratterizzerebbe l’intera vallata per quella che è stata la sua tradizione, per le nuove professioni emergenti nella gestione delle foreste, per quello che potrebbe essere un futuro compatibile.

Ecco la semplice idea del “Museo del Bosco”. Un museo spontaneo. Naturale e naturalistico. Con lo
scopo non solo di conservazione e conoscenza, ma soprattutto animato dalla voglia e dalla volontà
di far vivere tradizione ed attualità nel medesimo momento che si individua un rilancio economico del comprensorio.

Storie fotografie segnalazioni sulla ricchissima pagina facebook Museo del Bosco

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