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L'ESTATE LIGURE DEL PRIMO NOVECENTO

 

 

testo di Gianni Avallone

Un’immagine vale più di mille parole. (Confucio)
Sono un fotografo dilettante e ovunque mi ha accompagna sempre una macchina
fotografica. Il più possibile aggiornata . E per avere delle foto più vicine alla mia
sensibilità le ho sviluppate direttamente in bianco e nero. Questo prima di passare alle macchine digitali..

Ho fotografato paesaggi e persone perché fossero patrimonio dei miei ricordi, delle mie esperienze, dei racconti che potevo ricostruire su quelle foto. È per questo che le fotografie del ligure Giacomo Borasino (negli anni 1905-1935 circa ) mi hanno
emozionato, e, per me, che fino a una settimana fa era uno sconosciuto, è stata una vera sorpresa. L’ho scoperto durante un soggiorno a Sestri Levante
nell’albergo Miramare. Con le pareti adornate dalla fotografia di Borasino scegliendo fra i suoi scatti
le foto più rappresentative della vita che si svolgeva nel borgo agli inizi del Novecento. Paesaggi, pescatori,marine, villeggianti, bambini… nella sequenza delle immagini c’era la possibilità di ricostruire i cambiamenti che si erano  verificati nel paesaggio urbano, nell’ambiente naturale e umano. Scrive Ruth Bernhard, fotografo americano, a proposito della lettura delle foto: “Se vi contentate di vedere ciò che è evidente, non vedrete niente.” E guardando le foto con questa ottica si conclude che è riduttivo limitare il racconto fotografico di Borosino agli eventi Sestri Levante perché, cambiando i paesaggi urbani, in quelle foto si può riconoscere l’Italia dalla fine dell’Ottocento, ancora alla ricerca di una connotazione turistica, mentre era in corso lo sforzo per avviare
insediamenti industriali.

L’Italia era il paese in cui, in quel periodo, la maggior parte della popolazione
doveva arrangiarsi e cercava di sopravvivere inventando attività che sfuggivano alle statistiche nazionale e allo Stato. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro, qualche anno, dopo le definirà “economia informale”, nel cui ambito, nella sua accezione più ampia, ricadono le attività economiche realizzate fuori dalla legislazione fiscale, sociale e penale, che sfuggono alla contabilità nazionale.

E Borasino ha documentato tutto questo, quasi come se avesse voluto, con determinazione, testimoniare con le sue foto le condizioni della società in quel periodo. Ma le sue foto testimoniano anche altro: l’inizio della
 trasformazione del pianificazione urbana, dando il via all’ammassamento edilizio che si protrarrà, quasi senza restrizione, nel ventesimo secolo; il problema della meritocrazia come favola per i fessi per evitare che la massa si ponga la domanda:ma
perché il merito è  appannaggio sempre di pochi e mai per quei ragazzini che affollano le foto di Borosino?; le condizioni delle donne, problema ancora oggi in alcuni casi vigente, che vediamo in quelle  foto: aiutano i pescatori a tirare le reti, fanno le lavandaie, e, senza ricorrere alle foto, cucinano, governano la casa, aiutano nei campi; infine le disuguaglianze sociali. Su questo tema la foto che mi ha impressionato riguarda la pesca fatta sotto costa con la sciabica (rete a strascico). Sulla spiaggia ci sono i pescatori che tirano la rete e ai margini sulla destra c’e un signore ben vestito che guarda l’operazione accompagnato da un’altra persona, probabilmente il suo contabile. L ’atteggiamento del padrone che controlla il lavoro dei suoi sottoposti.
Mi rammarico di non aver potuto vedere la raccolta fotografica esposta nel Polo museale  di palazzo Fascie a
Sestri Levante,
forse avrei potuto rilevare altri messaggi comprese nelle foto di Borasino, ma il museo, causa Covid19 , era chiuso.
Ho recuperato su internet foto e notizie. Mi sono imbattuto nelle recensioni dei due volumi di ‘Sandro Antonini: Giacomo Borasino. L’arte della fotografia – Edizione Internos e l’annuncio di incontri sul tema promosse dalla comunità locale, qualche articolo sui giornali liguri,  un accenno nella rivista Il Fotoamatore del marzo 1994 e un altro link che ricorda che dal 1973, i nuovi proprietari, subentrati al nipote di Borasino, abbiano trovate e
restaurate le lastre. Il tutto mi sembra troppo circoscritto a Sestri Levante mentre la sua storia personale, le sue fotografie, che sono una descrizione della vita che si viveva nei paesi italiani,  meriterebbero una ben piu ampia valorizzazione.

Già il suo inizio come fotografo può essere una storia: figlio di panettieri, ebbe la sua prima macchina fotografica da bambino e la sua vita cambiò.  Infatti fu un turista francese, che Giacomo aveva accompagnato, come portatore delle attrezzature, nelle sue escursioni fotografiche nel chiavarese, a regalargliela. Borasino aveva 15 anni e da allora poté coltivare la sua passione. Ciò significa che Giacomo accompagnava il fotografo francese da
quando aveva 12/13 anni,  un bambino. E in questa storia individuale e personale c'è gia una storia collettiva: dell’abbandono scolastico che allora doveva essere quasi totale per i bambini provenienti da famiglie con basso se non bassissimo reddito, della capacità dei ragazzini che, mescolandosi con gli adulti e aiutandoli, imparavano un mestiere, di come abbandonando una strada vecchia (la panetteria familiare), Giacomo ebbe il coraggio di
affrontare i rischi di una nuova vita.
 

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