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NEL RIFUGIO 300 ANNI DI STORIA E UN GESTORE RAGAZZO

 

testo di Stefano Villa
Due secoli fa al suo posto c’era un ex soldato di Napoleone, Giacomo Clerino che custodì il Rifugio Ospizio Sottile dal 1833 al 1856. Simone Polenghi, 23 anni,è il nuovo rifugista della storica struttura a 2.480 metri sul Colle Valdobbia che conosce e ama le montagne sin da bambino. A riaprire il Rifugio fra la Val Vogna piemontese e quella valdostana di Gressoney - rimasto chiuso nel 2019 -questo ragazzo della provincia di Lodi che studia chimica industriale è arrivato aggiudicandosi il bando per la gestione del Comune di Alagna Valsesia, proprietario dell’Ospizio Sottile.

“La comunicazione ufficiale –  racconta - mi è arrivata a marzo, in piena emergenza per la  pandemia del Covid-19 . Nessuno sapeva se e quando in una   situazione così drammatica sarei potuto arrivare al rifugio”. Alla fine di aprile, con tutti i permessi necessari, Simone e la sua ragazza riescono a salire a piedi per rendersi conto della situazione, cominciare a riordinare e organizzare i lavori e le forniture necessarie.

Al Rifugio Ospizio Sottile, eccolo nella foto, costruito nel 1823 per volontà del canonico Nicolao Sottile infatti si sale solo a piedi: dal versante piemontese in poco meno di 4 ore da Sant’Antonio, frazione dell’ex Comune di Riva Valdobbia ora fuso con Alagna e da quello valdostano in circa 3 ore da Valdobbia, frazione di Gressoney-St. Jean.

Il dislivello di entrambi i percorsi supera i 1.100 metri. Per trasportare i materiali e le attrezzature necessarie serve perciò   l’elicottero.  Che, per l’emergenza sanitaria  non arriva sino alla fine di maggio con le componenti per il rinnovo della cucina, il bancone del bar, tavoli, panche, la legna, il pellet per la stufa e naturalmente i viveri. Intanto l’ultima neve è rimasta sino ai primi di luglio ma il Rifugio con Simone riparte bene. Quando ci sentiamo un lunedì pomeriggio mi dice “ da venerdì a domenica abbiamo avuto sempre pieni i tavoli
da pranzo – 50 coperti con gli spazi all’aperto nel rispetto delle distanze e della sicurezza anche i posti letto – 23 in camerette doppie e quadruple”. Un luogo magnifico per gli amanti della montagna. Così   arrivano coppie, famiglie, nonni con i nipoti e appassionati del trekking anche dall’estero, i primi al Sottile  quest’anno sono belgi e francesi e i sentieri che a fil di cielo si possono seguire dal Rifugio sono davvero tanti, per il Col Ranzola che mette in comunicazione la Valle di Gressoney con la Val d’Ayas a Brusson e volendo, e scendendo e risalendo valli, si può arrivare al Gran San Bernardo, oppure puntare al Vallone di Loo e al Rifugio Rivetti o ancora arrivare ad Oropa e poi per la valle sino a Biella. “Qui si sta molto bene” dice Simone che a 23 anni si
sente perfettamente a suo agio nella sfida, mai così impegnativa come quest’anno, di gestire una struttura dalla storia antica e simbolica a 2.500 metri. “Da quando avevo 18 anni ho passato diverse stagioni a lavorare nei rifugi, prima in Val Seriana e poi a Madesimo in Val Chiavenna dove ho imparato la maggior parte del mestiere e dopo gli anni da dipendente mi sento in grado di gestire direttamente un rifugio”. Il bando del Comune di Alagna, con affidamento del Sottile per 3 anni più 3 di riconferma gli permette di programmare l’attività di accoglienza, puntando anche alla massima sostenibilità con due impianti fotovoltaici per il fabbisogno elettrico e l’acqua che arriva tutta da una sorgente.

 Energia e acqua a chilometro zero, come la cucina del Rifugio Ospizio Sottile, con formaggi soltanto dai produttori “non da caseifici o grosse rivendite e con latte di animali
allevati con metodi naturali e senza mangini, con filiere corte e molto controllate”. Simone, con la sua
ragazza e suo fratello che quando può lo aiuta, vuole valorizzare “il patrimonio naturale delle
produzioni locali” compresa la scelta di birre artigianali alla spina di un micro birrificio biellese e i vini
naturali senza chimica, per ora tutti piemontesi ma sta cercandone anche di valdostani con le stesse
caratteristiche. “Chi viene qui deve sapere che portiamo in quota anche la natura e ciò che può offrire”. E quando Simone racconta della grande disponibilità e collaborazione sperimentate in questi primi mesi “anche da ristoranti, B&;B, guide escursionistiche, colleghi rifugisti” mentre doveva organizzare i  rifornimenti di viveri, sistemare i locali, approvvigionarsi di legna e pellet, gas per la cucina, prevedere come smaltire correttamente i rifiuti, sembra di tornare alle radici solidali del Rifugio Ospizio Sottile che per secoli ha dato accoglienza e ristoro a tanti migranti che dalle valli piemontesi attraversavano le Alpi per sfamare le
loro famiglie con il lavoro stagionale in Francia e in Svizzera. Salivano sui passi a marzo e tornavano fra novembre e dicembre, misurandosi con i rigori invernali e
i tanti pericoli della montagna, dalle bufere di neve alle slavine.

Le vittime ad ogni traversata erano numerose, per questo a metà del ‘700 sul Colle Valdobbia erano state costruite una stalla per riparare uomini e animali e una cappelletta per confortare anche lo spirito di quei migranti sfiniti.

Il canonico Nicolao Sottile, a sua volta figlio di migranti, dopo l’ennesima  disgrazia nel 1820, fece costruire un vero rifugio al posto della stalla, aperto nel 1823. Lo stesso che, più volte rinnovato, continua ad essere un punto di riferimento per tutti sul Colle Valdobbia a 2.480 metri di quota. Anche la chiesetta c’è ancora e simbolo della sua secolare solidarietà spirituale è anche la Messa che vi si celebra ogni estate. L’8 agosto per la festa dell’Ospizio Sottile, quando alla cappella e al rifugio oltre che sui sentieri si può salire                                                    
anche in elicottero.
www.rifugioospiziosottile.com tel. 3284754869

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