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"IL NOSTRO CIAO PER UN ADDIO MANCATO"

 

testo di Emanuela Pericu

L’idea è nata una sera, di getto. Dopo l’ennesimo bollettino Covid. Per mesi un appuntamento fisso per noi giornalisti.

Oggi 7 decessi, ieri 5, l’altro giorno 4. Uomo 87 enne San Martino, donna 89 anni al
Galliera, donna 92anni al Villa Scassi.
Età, sesso e luogo di morte. Tutto qui. Ma chi erano queste persone, i loro volti, i loro sguardi, i
loro sogni, non si è mai saputo. Le loro storie non sono mai finite, in quei giorni, sui giornali, il numero dellecvittime era troppo elevato per poterle raccontarle quotidianamente, ad una ad una. E cosi sono rimasti numeri.
“Non è giusto” pensavo mentre leggevo l’ultimo bollettino. Sentivo che mancava qualcosa. Queste
persone erano andate via senza un saluto, senza gli abbracci, senza quello stare vicini così particolare quando senti che stai per morire o stai per perdere una persona cara. Tutto questo era mancato. Erano semplicemente scomparse, inghiottite da una corsia d’ospedale; l' ultima volta che ho visto i miei
genitori è stato l'otto marzo- mi ha scritto uno dei familiari- dopodiché ce li hanno ridati dentro
un'urna i primi di giugno;.
E’ nata quella sera l’idea del progetto “Il Nostro Ciao per un Addio Mancato”. Per recuperare tutte queste storie, insieme alle famiglie, per fare arrivare a chi non c’è più quel saluto di cui è stato privato.
Per chiudere un cerchio rimasto sospeso.
Il primo a scrivermi è stato Paolo. Mi racconta della madre Anna. Guardo la foto. Sembrava un
uccellino aggrappata al girello. Con la sua vestaglietta rossa e due occhi dolcissim
i.
“Mia mamma è sempre stata un carattere forte- mi racconta- ma negli ultimi anni, complice la
memoria che ogni tanto faceva cilecca, era tornata bambina. E cosi si ritrovava a preparare la tavola
imbandita per cena alle 5 del pomeriggio per tutta la famiglia o ad aspettarci sull’uscio come quando
eravamo bambini. Sul bollettino Anna era ;donna, 89 anni, di Campomorone con comorbidità.

 E’ vero aveva i suoi acciacchi ma con le sue 2 pastigliette quotidiane teneva a bada tutto.
Poi sono arrivati Giacomo e Luigina. Abbracciati e sorridenti. Una vita intera trascorsa insieme. E
anche nella morte hanno preferito rimanere mano nella mano. Se ne sono andati a distanza di un
giorno l’uno dall’altra. “A settembre sarebbero stati 60 anni di matrimonio- mi scrive il figlio Roberto- e la mamma stava già pensando ad un festone”. Spero che la famiglia accolga il mio invito, di esaudire ilo desidero della mamma e festeggiare lo stesso con tutte le persone che Giacomo e Luigina avrebbero voluto avere accanto quel giorno. Forse anche loro da qualche parte alzeranno il calice e si uniranno al brindisi. Eccoli nella foto che pubblichiamo, il loro sorriso è ancora un invito alla vita.
Qualche giorno dopo è arrivata la storia di Domenico, il “Lupo Menchito”, come lo chiamavano le nipotine storpiando il suo nome. Un lupo che non faceva paura a nessuno, ma alla sera entrava nella loro cameretta e le riempiva di coccole, racconti, tenerezza e un sacco di risate. A scrivermi è stata la figlia Beatrice. Anche questa volta il dolore di quell’addio mancato;Papà c'è sempre stato- mi scrive- ci ha sempre accompagnato in tutti i momenti della vita, belli e brutti. E l’unica volta che era lui ad aver bisogno, noi non potevamo esserci. Non abbiamo neanche potuto salutarlo, fargli sentire il nostro amore....;.
Avevo iniziato a scrivere per chi ci aveva lasciato. Sto continuando a farlo per chi è rimasto. Per chi sta facendo i conti con quel lutto sospeso, con la difficoltà di chiudere un cerchio. “Senza un
funerale, senza quell’ultima carezza è più difficile accettare cio che è veramente successo- mi confida
un familiare- Aver trasformato tutto in un racconto mi ha fatto bene. “
Qualcuno scrive singolarmente, qualcuno coinvolge gli altri membri della famiglia. “Papà è morto a
fine marzo- mi racconta Marta- io e mia sorella da allora non ne abbiamo più parlato. Troppo il
dolore. Abbiamo iniziato a farlo adesso dopo aver letto del suo progetto. Grazie“.
In realtà sono io che dovrei ringraziare Loro. Per come mi raccontano i loro ricordi e le loro
emozioni senza filtri. Per la fiducia che mi dimostrano. Per l’amore e le emozioni che colorano ogni
riga dei loro ricordi.

Per chi volesse raccontare la storia dei propri cari per dare  loro l'ultimo saluto mancato basta contattare la giornalista Pericu che lavora nella sede del Tgr Liguria con la mail epericu@libero.it 
Da inizio pandemia sono 1571 i liguri morti per Covid. Per ciascuno di loro c’è un racconto che
aspetta solo di essere scritto. Perché ciascun numero del bollettino, torni ad essere una persona.

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