ALBERI CHE PARLANO, ANNUSANO, DORMONO...E CI GUARISCONO



testo di Marco Corzetto

Iniziai ad occuparmi degli alberi parecchio tempo fa, dopo aver letto su un quotidiano una lettera i n cui si lamentava il progressivo impoverimento di piante ad alto fusto nella nostra città. Genova. Fino ad allora il mio primo interesse era rivolto ai fiori e non mi ero reso conto che i veri registi del verde fossero invece gli alberi.

E’ difficile descrivere le sensazioni quando si è al cospetto di un grande albero: lui è li, apparentemente immobile e resiliente, in realtà attivo in ogni istante della sua giornata, tanto che nel fruscio delle sue fronde traspira fino a 500 litri di acqua al giorno, mitigando il clima.

Ho trascorso la mia infanzia in una casa che possedeva un piccolo giardino; mi piaceva osservare il comportamento degli uccelli, degli insetti e dei rettili che transitavano da quel mio piccolo paradiso verde. Erano gli anni dove, con gli amici, si faceva a gara a chi saliva più in alto sugli alberi e la mia vita era cadenzata dalle stagioni; quegli anni hanno formato il mio carattere ed ora, più di allora, necessito di un costante contatto con le piante, più le osservo e meglio le capisco.

Molta gente sostiene di parlare alle piante ma io no, io le ascolto. Le piante parlano, parlano molto, basta osservarle, e capirle! Cosa può dirci un vecchio albero? Gli alberi hanno una vita molto lenta, si stima che un anno dei nostri equivalga a 10 degli alberi. Tutti sanno che ogni anello di un tronco corrisponde ad un anno di vita della pianta, ma pochi sanno che la “lettura” degli anelli ci permette di conoscere l’andamento delle stagioni vissute dalla pianta, tanto che la “dendrocronologia” studia proprio le cerchie annuali dei legni fossili per comprendere meglio le stagioni preistoriche! Ma cosa ci spiega un anello di legno? Per esempio che quando le cerchie hanno spessore limitato vuole dire che la stagione non è stata propizia per la pianta! E se notiamo del muschio sul tronco vuol dire che ci troviamo sul lato posto a nord? Non solo, la sua presenza segnala che la pianta ha smesso di crescere e le cerchie annuali non rompono più lo strato di muschio il quale, appunto, si accumula.

Quante cose ci raccontano le piante! Se un grande uccello si posa su un albero è probabile che questa pianta abbia qualche problema, poiché in caso opposto la fittezza delle foglie non permetterebbe al volatile di trovare spazio ove poggiarsi .E se un’edera si attacca al tronco allora è certo che la limitata quantità di foglie della pianta ha indotto il rampicante ad avvinghiarvisi, per salire verso una luce più forte. Le piante vedono…no non come noi ma sanno perfettamente, per esempio, da quale direzione proviene la luce tanto che i girasoli “spostano” l’acqua del loro fusto nella parte opposta al sole e il grande fiore si ripiega per farsi baciare dai benefici raggi.

Ma le piante hanno pure un olfatto ed i frutti maturano rapidamente se, nei pressi, è presente il gas etilenico di frutti già maturi. Quindi le piante hanno un’intelligenza? Non proprio, ma sono consapevoli del loro ambiente visivo, dei colori, dei profumi! Percepiscono il contatto, hanno memoria del passato, conoscono il tempo!

Ed infatti percepiscono le stagioni e se talvolta sono indotte a sbagliare scambiando l’autunno per una primavera iniziando a fiorire, ben presto ricordano di non aver subito un periodo di freddo (vernalizzazione) e smettono, spogliandosi dalle foglie.

Grazie a ciò che le piante “raccontano”, il mio lavoro diviene più facile, quando devo operare con iniezioni endoterapiche per sconfiggere i loro nemici, so bene quali orari prediligono: verso le 10 del mattino hanno sete ma dalle 12 alle 14 il flusso di linfa si riduce all’interno delle loro trachee ed io posso fermare il lavoro che riprenderò solo successivamente ma mai oltre le 17, poiché iniziano ad “avere sonno”.

Queste sono le piante, timide e silenziose, fantastiche ed allegre. E se talvolta qualcuna fa i capricci e non vuole fruttificare basta prenderle a bastonate sul tronco e nel giro di alcuni mesi si riempiranno di fiori e frutta, ma questo ve lo racconterà un'altra volta.


L'amministratore del blog infine dà notizia di una associazione interessante che per ora ha solo una sede centrale a Roma ed è formata da una gruppo di persone eterogenee unite dallo stesso progetto, riportare la gente a contatto con la natura Un medico, una botanica, una odontoiatra, un osteopata, una pedagogista, un esperto di comunicazione: sono loro ad aver dato vita a questa iniziativa nel 2018, con l’obiettivo di far conoscere e riconoscere la Medicina Forestale anche in Italia, favorire la diffusione delle “Urban Jungle”, nonché tutelare e proteggere il patrimonio boschivo e naturale, trasmettendo a quante più persone possibile, il potenziale terapeutico dell’Immersione nella Natura. Chissà che anche in Liguria, terra generosissima di aree boschive, e di escursionisti che le amano e le frequentano non venga l'idea di una sede distaccata dell'associazione. I cui contatti sono Associazione Italiana Medicina Forestale in Via Giacinto de Vecchi Pieralice, 21Roma Telefono: 06 3938 7043

Ho ripescato una mia foto di quattro anni fa nel parco dell'Adelasia in provincia di Savona dove le faggete antichissime e monumentali chiedono davvero gli abbracci. Almeno con loro si puo

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