AVVOCATI DI STRADA PER I SENZA-DIRITTI

testo di Stefano Villa

Senza dimora, non senza diritti. “Il più importante è la re, da cui partono tutti i diritti fondamentali”

dice Emilio Robotti, il legale che coordina lo sportello genovese dell’Avvocato di strada per le persone senza

dimora e per quelle vittime della tratta, aperto alla Comunità di San Benedetto al Porto dal 2013. “È stato

l’ultimo progetto approvato da don Gallo, avremmo dovuto inaugurarlo il 25 maggio, ma quel giorno ci

furono i suoi funerali al Carmine”.

Allo sportello genovese (uno dei 55 della rete dell’Avvocato di strada

fondata a Bologna) si alternano una dozzina di avvocati più alcuni volontari e presto ne arriveranno altri

due con il servizio civile. Qui le persone senza dimora vengono ascoltate, accompagnate in rete con altre

associazioni e se c’è un diritto da far valere e ce ne sono le condizioni lo sportello attiva gratuitamente le

azioni giudiziarie o extragiudiziali in loro favore. “Le persone senza dimora, soprattutto quelle che vivono da

molti anni questa condizione hanno anche molto bisogno di parlare, a volte vengono proprio per avere un

rapporto, una relazione” dice l’avvocato Robotti. Chi non ha più una casa affronta la drammatica solitudine

dell’emarginazione in cui storie simili accomunano persone anche molto diverse. “Ci è capitato di avviare

cause ereditarie di persone rimaste fuori dalla famiglia e a volte è stata anche l’occasione per riallacciare

qualche rapporto con i parenti. C’è chi ha fatto lavori in nero e poi non è stato pagato, chi ha maturato il

diritto alla pensione e non può averla, molte vicende di famiglia, tanti erano sposati, molte sanzioni sugli

autobus, cartelle delle tasse ed ex imprenditori con pesanti debiti anche in diritti non versati alle Camere di

Commercio per le loro aziende”. Si può crollare perdendo il lavoro, per problemi di alcol, tossicodipendenze

o per una malattia. E chi viene sfrattato da una casa popolare perché moroso non può più ripresentare

domanda per lo stesso tipo di abitazione. Se poi una persona finisce in carcere le leggi di diverse Regioni,

Liguria compresa, impediscono l’accesso a una casa popolare“quasi una sanzione accessoria a quella

penale”. A Genova più di 1.000 persone sono accolte in appartamenti protetti e dormitori mentre un

centinaio dormono per strada.

Chi non può vivere in una casa rischia di essere cancellato dalle liste

anagrafiche e perdere con la residenza ogni diritto, da quello sanitario di base alla possibilità di avere un

contratto di lavoro, aprire una partita IVA, ricevere la pensione anche se i contributi sono stati regolari,

accedere al patrocinio legale gratuito. Per questo lo sportello dell’Avvocato di Strada considera sempre il

diritto alla residenza una priorità, lavorando in rete con altre associazioni, enti e Asl. “Sino a pochi anni fa il

Comune a Genova aveva l’ufficio per i cittadini senza territorio – racconta Emilio Robotti – che svolgeva

funzioni di cerniera per quelle persone che non hanno casa, compreso un servizio di posta, fondamentale

per loro. Dal 2019 l’attuale amministrazione ha cambiato impostazione e ne ha deciso la chiusura. Per le

persone in carico a un’associazione la residenza fittizia è la sede della stessa associazione, se invece sono in

carico ai servizi sociali la residenza fittizia è al Matitone o convenzionalmente in via delle Case Comunali.

Non poter avere per tutti un recapito postale per la corrispondenza, comprese cartelle esattoriali e

notifiche civili o penali sembra però un po’ discriminatorio. Abbiamo così avviato iniziative con associazioni

come San Marcellino, Sant’Egidio, il Comune di Genova e l’Università per cercare di normalizzare la

situazione”.

Almeno la metà delle persone senza dimora sono straniere e lo sportello difende anche vittime

della tratta e chi rischia di essere espulso dal sistema dell’accoglienza. “Per lo sportello ho seguito anche la

causa per una ragazza straniera allontanata da una struttura alla quale è stato poi riconosciuto lo status di

rifugiata, il grado massimo di protezione internazionale.” Una persona senza dimora assalita e picchiata

mentre dorme in strada ha bisogno per costituirsi parte civile di una perizia medico legale e lo sportello

dell’Avvocato di Strada anticipa anche queste spese (poi coperte dai fondi statali del patrocinio legale). “Le

associazioni a Genova svolgono un lavoro molto importante che dovrebbe avere una regia pubblica in cui il

volontariato professionale sia sussidiario. Ad esempio per promuovere percorsi di cohousing che in altre

Regioni si stanno sviluppando. In Emilia Romagna per le persone senza dimora c’è anche l’abbonamento

gratuito per i bus, una misura socialmente e civilmente importante per queste persone che in molte altre

aree continuano invece a ricevere sanzioni del trasporto pubblico che non potranno pagare”.

L’avvocato Robotti da studente ha fatto anche l’educatore di strada con progetti sperimentali sui campi nomadi,

lavorando sull’integrazione scolastica, la mediazione, il quartiere e “per me è stata anche l’occasione per

una ricerca in cui ho raccontato il lavoro al campo rom con molte storie di vita”. Da sempre interessato alle

questioni sociali, civili e politiche generali Emilio Robotti è stato avvocato di strada anche in occasione del

G8 del 2001 a Genova. “Le tematiche dei diritti fondamentali in questa professione - dice - sono anche un

dovere e un’occasione per la funzione sociale dell’avvocatura che forse ha perso prestigio perché non l’ha

seguita abbastanza”.

I legali dell’Avvocato di strada ricevono nella canonica di Via S. Benedetto 12 a Genova su appuntamento,

chiamando il 3938973440 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 15 o scrivendo una mail a

genova@avvocatodistrada.it.


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