CENTO ANNI DI GASSMAN, CHE RITORNA A CASA SUA. IN VALBISAGNO.


testo di Stefano Villa

Racconta, pacato come non mai pur restando un po’ spigoloso in linea con i suoi personaggi, la dimensione più privata della sua vita. Vittorio Gassman, nato genovese a Struppa dal padre tedesco e da mamma pisana il 1^ settembre 1922 e scomparso a Roma il 29 giugno 2000 ne ripercorre molte tappe, raccontandosi dal Purgatorio. Lo fa con un fluviale monologo davanti a un giornalista che cerca di intervistarlo. Se a parlare sia il grande attore e regista - fra i massimi interpreti del teatro, dagli spettacoli di Squarzina e Visconti alle sue produzioni, e del cinema da Risi a Monicelli, da Scola ad Altman e Levinson - o “il rappresentante ufficiale plenipotenziario del maestro“ come si presenta, non ha importanza, perché “l’attore mente sempre, è sempre a disposizione per mentire, accetta di essere un altro, anzi tanti altri”. E' cosi che si racconta nello spettacolo del Teatro dell’Ortica Cordialmente Gassman. Con la regia di Mirco Bonomi, il testo di Ivano Malcotti e l’interpretazione di Alberto Giusta. Una splendida dedica all'artista nel centenario della nascita.

“Un ritratto vero – dice Ivano Malcotti –che ripercorre artisticamente il filo narrativo della realtà. Mirco Bonomi ha avuto l’idea e quando mi ha chiesto di scrivere il testo teatrale ho dedicato sei mesi a leggere e studiare i libri di Gassman, le più importanti interviste che ha rilasciato, i ricordi di chi l'ha conosciuto da vicino”.

Al di là dell’etichetta, formidabile, del Mattatore la voce dal Purgatorio parla da una diversa visuale delle esperienze che hanno segnato profondamente l’esistenza di Gassman, come la depressione e i suoi colpi di fulmine. “Nel complesso sono molto grato alle compagne che ho avuto al mio fianco…" riflette l’attore, liquidando come “fandonie” i ritratti giornalistici che lo definivano un collezionista di matrimoni. “La verità scomoda è che non so stare solo, cerco continuamente compagnia …”. Anche chi ha interpretato Shakespeare scambiandosi ogni sera con Salvo Randone, altro gigante del palcoscenico, i ruoli di Otello e Jago, in teatro ha avuto qualche infelicità “perché i fischi feriscono mortalmente… come quelli ingiuriosi del Lirico nel ’59 con il Marziano di Flaiano”.

Spesso urticante e antipatico nelle interpretazioni Gassman aveva però “la fortuna di essere timido e la timidezza attenua l’antipatia” anche se il suo sarcasmo resta corrosivo: “siamo in un paese di simpatici, chissenefrega c’è più richiesta di lavoro, per chi sta abitualmente sui coglioni”. Insopprimibile il temperamento “agonistico, aggressivo tipico degli ex timidi … adoro lo sproloquio e prendere la vita in contropiede, prima che abbia il tempo di mettermi al tappeto, sono un po' come il capitano Achab.

Ciò che gli stava “realmente a cuore” era il rapporto con i figli “non sono stato un padre perfetto né particolarmente assiduo, ma il rapporto con i figli è quello più forte, più misterioso, l’ho sempre definito il filo rosso che cinge la mia esistenza” Dolorosa e privata la depressione “una bestia infame, si vorrebbe scomparire…Da 5000 anni parliamo di depressione, ma non siamo ancora riusciti a negoziare una pace"

Lui somigliava alla madre “… era come guardarsi nello specchio, ci disturbavamo a vicenda tanto eravamo simili, anche nella vena istrionica. Mi ha spinto lei a iscrivermi all’Accademia d’arte drammatica”.

Il padre, ingegnere edile di Karlsruhe era “più’ solare, più allegro, un tedesco romantico. Lo amavo fisicamente... è una miniera di emozioni a cui spudoratamente ricorro quando recito in teatro”. Morto quando lui aveva quattordici anni e “perdere un padre da giovani è immorale” dice Gassman e forse da qui inizia la sua “paura mostruosa della morte, cerco di esorcizzarla in ogni modo…”

A segnare la sua vita anche il campione di basket Fulvio Ragnini: “da lui, mio maestro nella squadra dei Parioli, ho imparato la nobile arte del lazzarone. Prima delle partite casalinghe si intrufolava negli spogliatoi della squadra ospite, prendeva di mira il migliore attaccante e lo minacciava di una ginocchiata nei coglioni se avesse toccato palla… ed é nata così la mia propensione a farmi spazio”. Uno spazio pieno dei rimandi al mestiere dell’attore. In fondo “un misto tra una puttana e un sacerdote, la sua ritualità pur essendo peccaminosa molte volte, affonda le radici nella religiosità”.

Fra i privilegi “trovarsi in bocca senza alcun merito parole meravigliose, ma l’attore ha vita breve… in vecchiaia si deve lavorare solo in maniera dilettantesca, recitare solo per il gusto di avere in bocca il sublime”. Il rapporto per la vita con il teatro non è stato però il suo primo coup de foudre. “Ogni domenica la mia famiglia si spaccava in due: mia sorella e mia madre a teatro, io e mio padre allo stadio… il mio colpo di fulmine è stato il Genoa.”.

Entrare in Accademia non è stato facile. Davanti alla commissione esaminatrice recita un brano dell’Uomo dal Fiore in Bocca e sente commentare come potrà fare l’attore quello spilungone? Poi lo prendono ma ricordando l’episodio tira ancora una stoccata: “la scena del tempo era dominata da attori di bassa statura, non era colpa mia se recitavano per la maggior parte ometti alti come tavolini”. Ci sarebbero da aggiungere le riflessioni su Kean, protagonista del suo film tratto dall’opera teatrale di Dumas padre, la passione per il tartufo “cibo blasonato, ma dallo spirito ruspante” che stimolava anche la creatività di Byron, Verdi “adorato sin dai tempi dell’Accademia”, l’antipatia per Romy Schneider di cui diventò poi “ammiratore sfegatato” e tanto altro, ma lo spazio finisce, come l’ora delle visite in Purgatorio. Così al giornalista (che non ha aperto bocca) la voce dice “il suo tempo è scaduto, ho molto da fare”.

Lo spettacolo va in scena al Festival teatrale dell’Acquedotto a Genova il 15 luglio nella sua Valbisagno, all’Auditorium di Molassana in piazza Boero e poi il 19 luglio a Villa Bombrini di Cornigliano (entrambe le serate alle 21.30) per tornare, dopo il debutto a Tortona il 1^ luglio, anche nel cartellone del Festival teatrale delle Valli dello Scrivia, il 5 agosto a Villa Borzino di Busalla alle 21.

Il teatro dell'Ortica Onlus, di cui questo blog ha spesso trattato, è un teatro sociale che dice di sè " cresce spontaneo nei luoghi incolti. si insedia,prolifica,infesta,rivelandosi un aiuto fondamentale per la crescita del territorio e l'inclusione sociale". Dall'Ortica nasce il Festival dell'Acquedotto che da anni, partendo dalla Val Bisagno, anima piazza e teatri regalando una estate di di narrazione, prosa, comicità, favole, incontri e musica.

.Info:

tel. 010.8380120 cell. 353.4289366 (lunedì - venerdì 10-13 e 15-17.30)

organizzazione@teatrortica.it

www.teatrortica.it



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