DON ANDREA, IL PADRE CHE ACCOGLIEVA I TRANS ESPULSI DAI PADRI

In occasione dei 50 anni della nascita della Comunità di San Benedetto, quando l 8 dicembre don Andrea Gallo, allontanato dal vescovo dalla chiesa del Carmine, venne accolto a San Benedetto dal parroco don Federico Rebora, iniziando insieme la straordinaria avventura di vicinanza ai fragili, allora in particolare i ragazzi tossicodipendenti, ho scritto per Il Secolo XIX questo articolo che ripropongo qui. Perchè non smettere mai di ricordare Don Gallo è davvero una buona pratica. E anche sulle sue orme cerca di muoversi questo blog



di Donata Bonometti

Partiamo dalla fine. La notte della veglia. Una chiesa con la bara in mezzo e attorno il mondo, il suo. Le prostitute, i trans, i ragazzi della comunità, i volontari, le persone di strada davanti. A parlare e ricordare fino a notte fonda, quasi a trattenerlo, per la sciarpa rossa appoggiata sul feretro. E dietro nella chiesetta che fu dei principi D'Oria, nella penombra, i personaggi pubblici di allora e dei tempi precedenti. Don Andrea Gallo era riuscito, nel suo essere in direzione ostinata e contraria, a tenere salda la città dei potenti e la città dei diseredati. Amico e consigliere di uomini politici, in consueta frequentazione con personaggi della tivu, artisti, attori, vicino alle famiglie altolocate della città, e per questo anche un poco vanesio e narciso sapendo di esserlo, Andrea, cosi lo chiamavano a casa sua, con i suoi ragazzi, con la sua gente era l'ultimo degli ultimi, perchè loro si elevassero, si togliessero dalla polvere.

Era colui che si occupava in prima persona delle prostitute incinte in procinto di abortire, era il padre che accoglieva i trans espulsi dai padri, era leader in prima fila nei cortei, ma era il predicatore che amava Paolo VI e dal pulpito ribadiva le motivazioni, era l'innamorato perduto della Chiesa e dei suoi dogmi.

Questa persona apparentemente contradditoria è riuscita a mettere in relazione mondi di siderale distanza , utilizzando l'osmosi della parola. Questo ha significato per esempio il gesto di portare al Carlo Felice, con la complicità di Dori Ghezzi, un plotone di senza tetto riservando loro le prima fila del teatro, e dietro la Genova benestante. Era un verbo provocatorio, ma sempre per volontà di dialogo.

Certo è che alla sua città Gallo ha insegnato a non aver paura di esprimersi. E via via il suo pensiero è andato oltre, si è propagato ad un Paese intero, ragion per cui a quella veglia, a quel funerale imponente, quello di un Re cristiano, c'era gente arrivata da ogni dove mormorando storie di riscatto, di resurrezione, a volte di abbandono, che convergevano sempre li. Alla sua canonica. Alla sua cucina con un tavolo sempre pronto a moltiplicare i posti, una dispensa dove si ammucchiano scorte di cibo, per chi ci abita ma soprattutto per chi viene a bussare e ha fame, e va avanti da giorni cosi. La comunità ha sempre aperto le porte a tutti, sempre. Lilli, la amica fraterna che con lui ha vissuto per anni e ancora la trovate fieramente in portineria nonostante l'età, e don Federico, hanno sempre avuto un angoscia dentro, che montava negli ultimi anni, quando la comunità e la città si sono impoverite. Non poter dare da mangiare a tutti, non poter aiutare la mamma sola senza lavoro, non potere trovare una casa dignitosa ad una famiglia di stranieri. La morte di don Gallo ha significato anche questo. Non solo un vincastro che non la reggeva piu. Non solo l'assenza della sua voce tonante che dirimeva i classici conflitti fra padri e figli, e San Benedetto quello era. Una composita famiglia. Mancava di colpo un padre di quel genere alla comunità ma anche un leader che conosceva la città e da quella povera canonica riusciva a intervenire nel suo governo, nei suoi indirizzi, in tema sociale sopratutto. Il vuoto si è sentito eccome. Ho visto da vicino il mondo di San Benedetto. L'ho visto smarrirsi. Antiche ferite e incomprensioni che si riaprono perchè questo avviene tra le mura di casa. Ma lui aveva cresciuto i suoi ragazzi, oggi quasi sessantenni i pochi va detto che sono sopravvissuti all'eroina, al aids, alle malattie che la dipendenza pesante comporta, nel segno dell'autonomia e non della soggezione alla sua tonaca. Il ristorante la Lanterna, i negozi dell'usato, le attività sociali a sostegno dei trans e delle prostitute, dei poveri, degli stranieri. Le comunità di recupero. Questa la sua immensa lezione. Lavorare con gli altri e per gli altri, i piu fragili soprattutto.

Ho prestato un po di volontariato nel suo negozio di abbigliamento usato, aperto 30 anni fa per dare lavoro ai ragazzi usciti dalla dipendenza. Nel ventre del centro storico, in Postavecchia, dove alle tre del pomeriggio nel silenzio ombroso del carruggio vedi il vecchio professore che si intrattiene con la prostituta, è una bottega dove entra di tutto di piu. Loro le ragazze sudamericane in vendita dietro l'angolo, strizzate nelle calze a rete, che hanno voglia di ridere con te, l'anziana sola che gira in ciabatte a Natale e chiede calore, ma anche la signora bene che trova un atmosfera sconosciuta, di affettuosa vicinanza a tutti e se ne sorprende, prova a immedesimarsi, per questo ritorna.. Impari davvero a non avere timore della diversità. Ecco quel negozio è Andrea Gallo Come un piccolo mausoleo è ancora la stanza studiolo, ospite di derelitti e potenti, dove è morto circondato dai numerosi figli che litigavano per tenergli la mano. A tal punto che don Federico, suo convivente, avrebbe detto: voglio morire anche io, qui, cosi..... Della stanza tiene le chiavi la Lilli. Stanza di pochi metri quadri con un crocefisso di stuzzicadenti costruito dai detenuti la foto della mamma e del fratello partigiano (e schierarsi sempre e dalla parte giusta era un suo moto costante) la scrivania con le spalle al mare, tracce di fede pagana come il suo Genoa., i suoi bastoni. Alla fine un uomo.


Chi volesse mettersi in contatto con la Associazione Comunità San Benedetto al Porto la trova su facebook in numerose e seguitissime pagine dedicate a don Andrea Gallo. Da una di queste è tratta la fotografia.

Il contatto diretto è il telefono 0102471940.

La Comunita ( che in questi giorni sta raccogliendo coperte e sacchi a pelo per chi vive in strada) è in via San Benedetto 12 a Genova

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