GLI UNIVERSITARI NELLA CASA DELLA GIOVANE: A LEZIONE DI VITA


testo di Donata Bonometti

La Casa della Giovane è un edificio anni Trenta in piazza Santa Sabina a Genova, le finestre sono orientate anche verso il Ghetto e via del Campo. Nasce come ospitalità per le donne. ,Durante la guerra, e negli anni dopo, in stazione Principe c'era un centro di ascolto per orfane e vedove che arrivavano da ogni dove, in attesa anche di emigrare, e venivano indirizzate li. Poi fu a disposizione delle donne vittime della tratta, fu studentato. Ancora oggi la gestione di questa accoglienza rinnovata di cui vi andiamo a raccontare vede insieme La Fondazione Auxilium e la Protezione della Giovane, storica, eroica associazione fondata agli inizi del 900 a Torino. La grande rivoluzione è che di questi tempi, e soprattutto nei prossimi, nella Casa della Giovane troverete studenti e docenti universitari che incontrano le donne con il loro carico di emarginazione. Una esperienza che, suppongo, vada molto al di là di un testo di psico-pedagogia. Certo una profonda lezione di vita.

Ma andiamo con ordine, ed entriamo con l'attenzione dovuta in questa realtà.

Nella Casa della Giovane, c'è sempre fermento nonostante le restrizioni della pandemia che efficacemente sta ad indicare anche il Grande Bisogno, la Sofferenza che questa città sta attraversando. Quindi mensa per i piu poveri che sono sempre piu numerosi, notti a disposizione degli homless, accoglienza degli sfrattati o di chi è in attesa di una casa polare e non ha alternative. Non ci si è dimenticati dei ragazzini che non hanno i mezzi per seguire nel giusto modo la didattica a distanza e con il "Progetto Connettimi" li si è dotati di tablet.

Ma ci preme soffermarci sulla attuale missione che questo luogo porta avanti ed è offrire un tetto a donne con bambini deprivate di tutto, che arrivano qui in condizioni al limite, trovando una decorosa sopravvivenza. Nei mesi successivi, vengono accompagnate, come si dice in gergo sociale, verso l'autonomia. Vi abitano sette nuclei familiari e anche tre persone arrivate dal Niger attraverso i corridoi umanitari. Ci sono molti volontari indirizzati dalla Caritas che gravitano attorno a queste desolazioni per tenerle per mano e aiutare a rialzarsi, ma il direttore Gigi Borgiani vuole ricordare fra tutte Alda Scopesi ordinaria di psicologia dello sviluppo e prorettore dell'Università, mancata nel dicembre scorso, che finchè la malattia glielo ha concesso non ha smesso di lavorare a un progetto, oggi in movimento: l'incontro del mondo universitario con questa realtà ai margini. Il coinvolgimento vero e fattivo degli studenti in questa avventura sociale. Dalle aule di via Balbi alle stanze della Casa dove abita lo smarrimento.

"Alda, racconta il direttore, era volontaria presso il nostro servizio Madre Bambino e le educatrici hanno trovato in lei non solo la competenza della psicologa ma anche una compagna di viaggio che si è messa a servizio: facendo crescere valori ed entusiasmo che sono alla base del “saper stare” con persone fragili, farle crescere nella ricerca di autonomia e capacità, metterle in grado di riprendere in mano vita e responsabilità". Alda Scopesi era riconosciuta nel mondo scientifico nazionale come un importante riferimento - con il suo pensiero originale, con i suoi testi- per l'indagine della psicologia madre-bambino. La docente aveva fondato il polo Bozzo, centro universitario per gli studi dei disturbi del linguaggio. Mi diceva, quando parlavamo di questa iniziativa per Il Secolo XIX circa venti anni fa, che era sua intenzione lasciare in quella istituzione una eredità di sè. Dava un senso al suo lungo instancabile lavoro su quel tema cosi complesso. Ma non si è mai fermata. Questa iniziativa che stiamo raccontando ne è la conferma.

Perchè, negli ultimi anni della malattia, ha messo in piedi il collegamento tra la Casa della Giovane e l'Università che oggi viaggia a pieno ritmo. Parte dei suoi colleghi hanno risposto all’appello partecipando ai primi incontri interdisciplinari per individuare vie concrete di collaborazione. Si è arrivati a sottoscrivere, fra Fondazione Auxilium e Università di Genova, una convenzione di Ateneo che mette le basi per una vera efficace osmosi fra queste due realtà apparentemente cosi lontane.. Gli studenti dell'università trovano nella Casa della Giovane opportunità formative legate non solo all’approfondimento scientifico ma anche all’esperienza diretta del lavoro in ambiti di forte impatto sociale, coinvolti in attività di tirocini, laboratori e diverse attività culturali formative; e d'altro canto l'Università con i suoi esperti è chiamata a sostenere la professionalità degli educatori e dei pedagogisti che operano a Casa della Giovane, a nome della Fondazione Auxilium e della cooperativa sociale Il Melograno, e nei diversi servizi del territorio;

Se in poco più di un anno sono riusciti a realizzare un corso “alla cittadinanza”, esperienze di laboratorio teatrale, (in particolare il teatro pedagogico con Anna Solaro del Teatro dell'Ortica), percorsi interdisciplinari, " lo dobbiamo all’impulso di Alda che ha creduto da subito nella validità del progetto che via via abbiamo costruito, tenendola aggiornata nei mesi in cui purtroppo ha dovuto assentarsi- conclude Borgiani- senza mai dimenticarci. Ricordiamo il suo sorriso, la sua grinta “materna”, il suo credere fortemente nella persona, qualunque persona che non voglia banalizzare la vita ma cercare sempre di avere un senso e di dare un senso.


Chi vuole prestare opera di volontariato in questa e in altre realtà della Fondazione Auxilium trova tutte le informazioni sul sito

La Casa della Giovane è Piazza Santa Sabina, 4, 16124 Genova Telefono: 010 529 9528

Il dipinto è di Gustav Klim, intitolato Madre e Bambino

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