LA SCUOLA DIFFUSA FRA BOSCHI, SPIAGGE E PIAZZE


testo di Gianni Avallone

A marzo si dava notizia che la scuola statale dell'infanzia e primaria Crevari Giacomo Canepa sulle alture di Voltri era sopravvissuta organizzando lezioni all’aperto. Per comprendere il perché sia stata abbandonata l’aula scolastica per l'"en plein aire" l’Ansa riporta la dichiarazione dell’insegnante Annalisa Cipani: “'Quindici anni fa la scuola stava per chiudere erano rimasti 12 alunni, ora gli iscritti sono un centinaio… ci sono bambini che arrivano anche da Arenzano e Cogoleto.” E conclude: ''L'ambiente di apprendimento non è fatto solo di luoghi ma di una fitta rete di relazioni. E questo tipo di esperienza vale ancora di più oggi, al tempo del virus: stando all'aperto riduciamo i rischi del contagio"- Dunque una esperienza precedente al contagio ma nell'occasione diventata esemplare.

Il 20 maggio si celebra la giornata mondiale della scuola all’aperto e, se le mie ricerche su internet sono giuste, nessun link italiano ne dà notizia. L'evento si tiene due volte l’anno: a maggio e a novembre. Le date sono scelte par aggirare, così indica il link Outdoor Classroom (in seguito OdCr), i calendari scolastici di tutto il mondo e assicurarsi che tutti gli insegnanti possano partecipare. Esperienze realizzate in tutto il mondo, favorite dalla pandemia. Sembra quasi una didattica di moda talmente diffusa e reclamizzata, e se ne enfatizzano i benefici e le valutazioni positive fornite dagli insegnanti e dagli alunni che hanno fatto questa esperienza. L’OdCr ha fatto un sondaggio e l’86% degli insegnanti e degli alunni si sono dichiarati soddisfatti.

Esiste anche la rete scuoleallaperto.com dove troverete storie suggestive, dalla costruzione di cuscini in materiale riciclato da utilizzare nei giardini scolastici, che non è per nulla banale citazione, ai numerosi eventi convegni e interventi di docenti e studiosi sul tema, ai master sulla outdoor education, alle esperienze di insegnanti con studenti delle superiori, tra cui quella molto particolare di un prof triestino che insegna portando gli alunni in bicicletta, ma anche in escursioni sotterranee, ed ora sta realizzando l'Aula sotto il Cielo prendendo spunto da una visione di Renzo Piano (cioè che la scuola nasce attorno ad un albero che è anche metafora della vita), per concludere con le scuole Longhena di Bologna, prima città in Italia a pensare in grande su progetti didattici all'aperto. E con gli alunni della elementare di Canneto Pavese che fanno addizioni e sottrazioni con pigne e sassi; o scrivendo poesie poggiando il foglio sulle cortecce degli alberi. Aule che, al posto delle pareti, hanno querce, faggi, vigne. È la scuola senza muri, metodo diffuso in tutta la Val Versa, una costellazione di piccoli Comuni su e giù per l’Oltrepó Pavese. Quasi mille gli studenti coinvolti e 18 i plessi scolastici

Studiare all’aria aperta significa scoprire la natura, capirla e apprezzarla e in aggiunta sono stimolate le competenze sociali, perché l’ambiente è il contenente della società, cioè quella realtà in cui i bambini dovranno operare da grandi. L'idea dell'aula nel cuore della natura è stata a lungo teorizzata, perché la natura e l'ambiente sono riconosciuti come fonti di benessere e salute del bambino che, a contatto con l’ambiente, sviluppa la sua autonomia, la sua curiosità, la sua autostima, tutti elementi che potrebbero condurre ad avere migliori risultati nelle attività scolastiche e sociali. Inoltre trascorrere del tempo all’aperto significa migliorare il processo di apprendimento in rapporto alla natura e quindi le abilità essenziali della vita quotidiana, come il lavoro di squadra, la resilienza, e la creatività. A questo si aggiunge il gioco.

Una lezione all’aperto può assumere diversi aspetti a seconda se la lezione si svolge nei paesi o nelle città, perché necessariamente bisogna utilizzare spazi diversi e non riguarda solo gli alunni delle primarie, ma anche per gli studenti delle secondarie. La scuola è stata concepita per trasmettere dei saperi e le conoscenze che da questi derivavano. In effetti la scuola si basa sui saperi, cioè sulla memorizzazione di dati, contatti, procedure o metodi che esistono al di fuori del soggetto conoscente e sono generalmente certificati in opere di riferimento, cioè sono una somma di informazioni accumulate che sono acquisite o trasmesse da un libro o un insegnante; la conoscenza, era tutto lasciato all’impegno della famiglia o, alla curiosità individuale. La conoscenza è legata all’individuo ed è il tentativo di accedere alla verità ultima. È una ricerca di risposte alle grandi questioni esistenziali che l’uomo si pone. Riferimenti che servono per confermare che le lezioni all’aperto permettono di aggiungere ai saperi, che la scuola normalmente trasmette, anche la conoscenza della società. Edward T. Hall in ‘La dimensione nascosta’ sostiene che lo spazio può essere ambientale, economico, politico, ideologico, ecc., è una dimensione fondamentale degli individui. E se la didattica si esprime in questi spazi, che sono diversi dalla triste aula scolastica, la formazione dei ragazzi sarà una somma di saperi e di conoscenza, utili per gestire la propria vita da grande nella scena sociale.

Vi segnalo un link di una insegnante savonese di cui parleremo successivamente nel blog ma intanto assaporatene i principi e l'idea che sono precedenti alla pandemia e nascono da un vissuto culturale sostanzioso. Ester Manitto in www.lascuoladiffusa.it , dalla scuola-bottega al territorio come scuola di vita


Infine i due link per iscriversi alla giornata mondiale delle lezioni all’aperto del 20 maggio:

https://journeeecoleenpleinair.fr

https://outdoorclassroomday.com




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