SCENOGRAFIE, CANTI, CORTEI DELLA "NOSTRA" PASQUA



testo e fotografie di Paolo Giardelli

Il ciclo pasquale copre i tre mesi primaverili, contrassegnato nella liturgia cristiana dai riti che si succedono dalla Quaresima alla Pentecoste. All’allegria sfrenata del Carnevale subentra, per la liturgia cristiana, un periodo di meditazione, penitenza, dolore per la Passione di Gesù fino all’apoteosi della Resurrezione di Cristo.

La Pasqua è una festa mobile, cade la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. La Pèsach ebraica commemora la liberazione degli Israeliti dalla schiavitù; significa “andare oltre”, in ricordo di quando il Signore ordinò agli Ebrei di segnare le porte delle loro case con il sangue dell’agnello, in modo da risparmiarli, quando sarebbe passato la notte a sopprimere i primogeniti degli Egizi.

Pratiche liturgiche e religiosità popolare s’intrecciano strettamente in questo periodo, coesistendo accanto all’aspetto più propriamente dottrinale numerose manifestazioni folcloriche, risalenti almeno in parte a preesistenti riti pagani. Nell’Ufficio delle Tenebre, recitato nei tre giorni precedenti la Pasqua, il parroco spegne le quindici candele poste su un candelabro triangolare, simbolo degli apostoli e delle tre Marie, tranne l’ultima, perché il loro abbandono del Maestro non è definitivo, e la va a nascondere dietro l’altare. In passato, quando il sacerdote chiudeva il libro di preghiere e lo sbatteva sul leggio, nella chiesa piombata al buio, si scatenava un frastuono assordante.

Il Sinodo di Luni e Sarzana (1595), lamenta gli eccessi dei fedeli, riuniti per i Divini Uffici: «(…) giungono a tale audacia da fracassare – menando colpi con un robusto bastone – sedili, porte, panche e perfino le predelle degli altari, e moltissime altre cose; da scatenare un clamore di trombe, flauti e sibili; da percuotere aratri, zappe e numerosi attrezzi in ferro di quel genere». Non solo, provocavano lampi fiammeggianti e profanavano la Casa del Signore con il suono dei corni.

La Liguria conserva uno straordinario patrimonio di ricorrenze tradizionali, la cui persistenza trova la sua ragione d’essere nell’iterazione, nel raccogliere il testimone di chi ci ha preceduto per trasmetterlo a chi verrà dopo di noi. Tra le numerose manifestazioni del periodo pasquale, alcune, in particolare, hanno travalicato i confini regionali, per avere notorietà a livello nazionale e oltre.

Anche quest’anno salterà, a causa dei rischi di contagio, l’appuntamento della processione di Savona, animato dalle sei confraternite della città (N.S. di Castello, Cristo Risorto, Santi Agostino e Monica, Santi Pietro e Caterina, SS. Trinità, Santi Giovanni Battista, Evangelista e Petronilla), proprietarie delle 15 casse lignee di grande valore artistico, che sarà possibile comunque ammirare da mercoledì a venerdì della Settimana Santa, visitando i rispettivi oratori.

La processione dei Misteri è una delle manifestazioni religiose più intense e spettacolari che si tengano in Italia. L’evento ha cadenza biennale, negli anni pari, e richiama non meno di trentamila persone. La sfilata ripercorre le fasi salienti del racconto evangelico: preceduta dal rullio dei tamburi listati a lutto, apre il corteo la Croce della Passione della Confraternita dei Santi Pietro e Caterina; vengono poi i portatori di grossi ceri (i torcioni) e la prima cassa, la Promessa del Redentore, seguono poi tutti gli altri gruppi lignei che ripercorrono la vita e passione di Gesù, e, in coda, la cassa dell’Addolorata. La chiusura spetta invece all’Arca della Santa Croce: reliquia di un frammento del legno sul quale Gesù fu crocifisso, racchiuso in una teca d’argento. Intorno ai gruppi lignei si affannano i portatori a darsi il cambio per sostenere le imponenti e pesantissime casse.

Alle confraternite cittadine si uniscono almeno due bande musicali, un’orchestra e un coro che canta mottetti, le corali, gli ordini religiosi, i cavalieri del Santo Sepolcro. Il corteo dei fedeli, tra i quali si canta il Miserere, è aperto dal vescovo, dal priore generale e vice priore e dalle massime autorità. L’indomani si svolge a Savona un’altra suggestiva cerimonia. Alle undici di sera del Sabato Santo, nell’oratorio del Cristo Risorto si procede alla calata dell’omonima statua, conservata in una nicchia sopra l’altar maggiore. Operazione scenografica e difficile per le imponenti dimensioni del gruppo ligneo. Alle otto della mattina di Pasqua, tra le vie semideserte nella giornata festiva, la statua taumaturgica è portata in giro dai fratelli. È preceduta dalla banda che intona marce festose, portando la sveglia e gli auguri pasquali ai Savonesi. Quando la statua usciva alle 4.30 del mattino, si voleva che rientrasse prima dell’alba, altrimenti, secondo la credenza, avrebbe sudato sangue.

Si svolgeranno invece regolarmente i riti della Settimana Santa a Ceriana, in valle Armea, una delle più appartate e belle della Liguria di Ponente. Eccola nella foto qui sotto.Salendo dalla strada del Poggio, tra emozionanti vedute sul golfo di Sanremo e poi sulle rovine di Bussana Vecchia, ci si inoltra tra filari di vite, secolari uliveti, coltivazioni di fiori. Il borgo di Ceriana appare all’improvviso in tutto il suo fascino, con le case in pietra disposte a ventaglio sullo sperone roccioso, rivelandosi al visitatore straordinariamente ricco di chiese, cappelle ed opere d’arte.


Giovedì Santo, al calar delle tenebre, il suono cavernoso dei corni, ricavati dalla corteccia di castagno, impiegati al posto delle campane, silenziose in segno di lutto per la morte di Cristo, chiamano alla funzione. A Ceriana l’attaccamento alle proprie radici è vissuto con immutato trasporto; è conosciuta come “il paese del canto”. Famosa a livello internazionale la “Compagnia Sacco”, dal sacco con le provviste del pranzo che i braccianti portavano in spalla, sorta nel 1926.

La Compagnia della Misericordia o dei Dolori (Neri), le Confraternite di Santa Caterina (Rossi), della Visitazione (Azzurri) e di Santa Marta (Verdi) escono dai rispettivi oratori, portando le croci e i “fanali”, e confluiscono al lume delle candele nella chiesa parrocchiale, dove è allestito un monumentale Sepolcro. Ogni gruppo di confratelli si avvicina all’altare maggiore e, a turno, esegue nella chiesa fiocamente illuminata, il Miserere, cui possono seguire lo Stabat MaterDomine Jesu Christe” e la lauda Alma contempla. Intensa l’emozione suscitata dal canto “a cappella” interpretato dalla sensibilità popolare, perché frutto di una trasmissione orale ininterrotta nei secoli. Il Venerdì Santo i canti si svolgono all’aperto. I confratelli compiono un ampio giro, scendendo fino alla chiesa vecchia di San Pietro e sostando presso i quattro oratori. Ogni confraternita veste la cappa colorata di appartenenza, mentre i giovani portano croci e fanali, mimando l’antico rito dei disciplinanti, e i bambini, sfilano vestiti da “angioletto”, con gli attrezzi della Passione e due piccole casse con il Cristo deposto. Una emozione da non perdere.


P. Giardelli, Il Cerchio del Tempo, le tradizioni popolari dei Liguri, Sagep, Genova 1991

P. Giardelli, La processione del Venerdì Santo a Savona, in “La Casana”, XIV/3 (2002)


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