"TU CHIAMALE SE VUOI...EMOZIONI". CANTARLE E RACCONTARLE


testo di Stefano Villa

C’è qualcosa di nuovo sotto il sole a Genova, per ridare voce alle emozioni, ritrovando la capacità di esprimerle e di non nasconderle più, magari per il timore che gli altri ci respingano. Nel Vivaio delle Emozioni è nuova l’impostazione, lo sono l’atmosfera, le idee per i gruppi e la stessa composizione dell’equipe dei facilitatori. “Il nome esprime la naturalezza, la voglia interiore del viaggio, un terreno fertile dove ciascuno se alimentato bene ha la possibilità di crescere” dicono Lidia Compagnino ed Erasmo Mattei, fra i fondatori del progetto aperto a gruppi di persone, adulti e adolescenti, che vogliono ritrovare il contatto con se stessi, mettendosi in gioco in un percorso di otto laboratori gratuiti. Ognuno dedicato ad aspetti diversi - come “imparare ad ascoltare, a conoscere il proprio mondo emotivo, essere più consapevoli, coltivare capacità relazionali, esprimere ciò che si ha dentro” – con una ventina di partecipanti e due professionisti, psicoterapeuta ed educatore, che lavorano in equipe per facilitare le atmosfere da cui si parte per una esplorazione interiore.

“Non è tanto e solo la gestione del disagio ad animarci, piuttosto la scoperta di un vero incontro con l’altro, in una dimensione più alta di interesse per l’umano”. Esprimere le proprie emozioni, infatti, è spesso un tabù sociale. “Se ne dice poco - spiega Lidia Compagnino - e alcune possono essere addirittura considerate pericolose. Certo, ci sono quelle molto ricorrenti anche negli stereotipi commerciali legati al piacere, all’eccitazione e al godimento, ma ogni sfumatura e accezione negativa delle emozioni, come la paura, l’ansia, il dolore, la tristezza o la rabbia è fortemente stigmatizzata. Non abbiamo nemmeno il coraggio di nominarle, come una minaccia alla nostra stabilità interiore, ma anche non nominarle è destabilizzante. Una tendenza che con questo lavoro cerchiamo di approfondire e trasformare”. Nel coltivare emozioni vere come possiamo considerare quelle virtuali, costantemente alimentate dalla connessione ai social? “I social che veicolano anche messaggi di odio, violenza, sopraffazione e tanti bisogni indotti commerciali sono un campo meno vigilato dal nostro conscio e inconscio, nel virtuale ci permettiamo di nutrire emozioni in un modo che crediamo diverso, ma online sono più rarefatte, si fanno simbolo e sintomo di essere non vissute. Perciò abbiamo bisogno di ritrovare un contatto maggiore e più costante con le nostre vere emozioni”.

Per le ragazze e i ragazzi di oggi l’ostacolo è anche “un mondo adulto che non vuole riconoscere gli aspetti del dolore, ha paura della tristezza di un adolescente” e segnale di tante difficoltà è anche la diffusione crescente e sempre più preoccupante fra i giovanissimi del ritiro scolastico, “estrema espressione dei meccanismi di difesa per cercare di evitare le situazioni più ansiogene e sofferte”. Una sezione del Vivaio delle Emozioni è rivolta proprio agli adolescenti, con esperienze in comune, iniziate l’estate scorsa a Vara Inferiore con un soggiorno alla base scout Agesci “per scoprire sensazioni che oggi non vengono quasi più vissute dai ragazzi – dice Erasmo Mattei – come ritrovarsi nella natura o a chiacchierare insieme davanti al fuoco, liberi dal martellamento tecnologico che rischia di anchilosarli dentro”. Sempre per i ragazzi è in corso anche un lavoro di approfondimento al centro di aggregazione Arcobaleno in Bassa Valbisagno.


L’autunno scorso Lidia Compagnino ed Erasmo Mattei hanno condotto il primo percorso pilota per gli adulti, replicato poi con altre equipe con due corsi fra marzo e aprile e altri due che si svolgeranno fra maggio e giugno prossimi. Le persone partecipanti sono molto eterogenee “dalla mamma arrivata dall’estero a trovare il figlio, al mondo del volontariato con partecipanti del Telefono Amico, Sant’Egidio e altre realtà, al marito mandato dalla moglie, al giovane. ”Nel progetto è interessante anche la formula inedita dell’equipe che affianca psicoterapeuti ed educatori. “Tutto il lavoro che proponiamo l’abbiamo pensato insieme e sia che si metta in scena la rappresentazione di un conflitto o si inizi a raccontare ciò che si prova anche le persone inizialmente più chiuse riescono ad esprimere una straordinaria ricchezza. L’equipe prova a creare l’atmosfera, poi fanno tutto le persone. Si rispettano i tempi di tutti, non è un luogo di giudizio e interpretazione delle emozioni, ma approfondendo e creando un clima di fiducia viene naturale esprimersi, senza la paura di farlo in pubblico. Si sente anche una gran voglia di stare insieme”.

Ogni sessione del Vivaio delle Emozioni dura due mesi e i laboratori si svolgono nella sede del Consultorio del CSTCS (Centro studi terapia della coppia e del singolo) in via Ippolito d’Aste 7 e nell’ex farmacia di Sampierdarena rinata come Spazio Sociale con la gestione della Cooperativa Il Biscione. Il progetto quest’anno è stato finanziato con i fondi dall’otto per mille alla Chiesa Valdese ed è stato realizzato dalla Cooperativa Sociale Il Biscione in collaborazione con CSTCS. “Vorremmo assolutamente continuare, aprendo il Vivaio anche a più persone e cercheremo per questo nuovi sostegni” dicono all’equipe che ha scelto il suggestivo nome di Accademia di educazione sentimentale “perché saper incontrare i propri sentimenti ed emozioni può liberare giovani e adulti dalla falsa alternativa fra l’essere muti o roboanti, per aspirare invece a qualcosa di diverso, più alto e più bello nella nostra umanità”.

Le iscrizioni ai prossimi laboratori a maggio e giugno del Vivaio delle Emozioni sono già aperte.

Informazioni al numero 3489502026 e con l’e-mail e.mattei@ilbiscione.coop

La prima foto degli emoticon è tratta dal sito psyeventi.it

La seconda foto ritrae il gruppo del Vivaio


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